sabato 22 aprile 2017

Piccola nuova intervista ad Ukulollo

Son passati anni dall'ultima intervista che ti ho fatto. È cambiato, e se sì come, il tuo modo di fare musica?

Ciao Claudia, che piacere risentirti! L'intervista che mi facesti anni fa coincideva con l'uscita del mio primo album "Completely Unbroken" sono passati 4 album da allora! Nel mio modo di fare musica molto è cambiato e molto è rimasto uguale. E' rimasto uguale il mio principio di base di mettere l'ukulele e le voci al centro e scegliere solo strumenti acustici per colorare la mia musica, stratificandoli in un genere che principalmente è new wave all'ukulele, con divagazioni sulla world music, la dance, la classica, il funky e tanto altro.
Negli album successivi a completely Unbroken, nel quale ho suonato e mixato personalmente quasi tutto, ho potuto lavorare con tanti straordinari musicisti che mi hanno arricchito in termini compositivi espressivi ed umani. Anche tecnicamente sono cambiato. Oggi suono l'ukulele in modo diverso, utilizzando l'indice della mano destra sul manico in modo che ritmo, arpeggio e melodia si fondono, e molto spesso riesco a far suonare un ukulele come se fossero due! 
Credo che scrivendo così tante canzoni originali (più di 50) anche la struttura e 
l'arrangiamento siano diventati più solidi ed efficaci, anche se questo non dovrei essere io a dirlo! Inoltre sono molto contento dell'evoluzione del mio modo di cantare e della qualità del suono che sono riuscito ad ottenere in studio, grazie al mio eccezionale ingegnere del suono Luca Contini. Sono tantissime le persone che mi hanno aiutato a crescere coi loro insegnamenti o anche solo suonando con me e non riuscirei qui a citarli tutti, ma non posso assolutamente non ringraziare il Maestro Girolamo Deraco che mi ha illuminato sulla composizione e l'arrangiamento, il grande Paul Moore che mi ha insegnato a stare sul palco. Gennaro Scarpato e Matteo Cammisa, due percussionisti che hanno arricchito il mio suono con la loro fantasia e precisione, tutte le voci femminili che mi hanno aiutato ad ampliare lo spettro delle sensazioni evocate dalla mia musica, da Sara Bertolucci a Victoria Vox a Irene Greco, e il grande Luca Silvestri che con il suo lavoro al basso ha inspessito le frequenze delle ultime canzoni con un gusto straordinario!



Dall'ultima volta, vedi cambiamenti nella diffusione e conoscenza dell'ukulele in Italia? Se sì, in meglio o peggio? E perché secondo te?

Sì e in meglio! Sempre più persone lo conoscono, l'instancabile lavoro del Mercatino dell'ukulele di Vicenza, dell'Associazione Oltremusica di Como, e di tanti altri appassionati sta portando finalmente i propri frutti! Sempre più scuole stanno capendo che l'ukulele è uno straordinario veicolo di insegnamento per la musica per i bimbi che saranno i musicisti di domani, e sempre più ragazzi e adulti si stanno immergendo nella colorata avventura musicale che nasce del nostro piccolo l'ukulele 



Cosa manca in Italia, secondo te, per far capire definitivamente alla gente che l'ukulele è uno strumento vero e non un giocattolo?

Forse manca solo un po' di tempo. La radio e la televisione non lo divulgano affatto, ma se ci pensiamo bene questi media non divulgano proprio niente ormai da anni e stanno perdendo di credibilità di giorno in giorno. Internet e la musica dal vivo sono da sempre i principali canali di diffusione dell'ukulele, e entrambi stanno crescendo qualitativamente e quantitativamente. Prova a pensare a come rispondeva la gente quando gli parlavi di ukulele 10 anni fa, forse un 1 % degli italiani lo conosceva. Ora credo che il numero sia almeno decuplicato, il che secondo me è un ottimo risultato.



Ci racconti, "ukulelosamente" parlando, cosa hai fatto negli ultimi anni?

Ho girato tutto il mondo proponendo la mia musica e ho creato il progetto Ukulollo Cinemagic, che fonde musica, video e teatro ed è pensato espressamente per i cinema, dove la gente viene inondata dalla musica dal vivo e dalle immagini sul grande schermo. E' un'idea che mi ha dato grandissime soddisfazioni, dove il pubblico è attento e coinvolto. Dopo aver assistito allo spettacolo non credo che la gente pensi più che l'ukulele sia solo un giocattolo! 
Poi ho realizzato un mio sogno di bambino, impersonando un eroe in stile giapponese nel mio ultimo video "We Don't Need a DJ".



Infine, grazie per la tua disponibilità, quali sono i tuoi progetti futuri con l'ukulele?

Grazie a te! Nel prossimo futuro ci sono bellissimi festival! A Luglio sarò a Vicenza e a Praga, poi un tour di un mese negli USA ad agosto, poi a Berlino e, non so se si può dire, si può dire? mah, io lo dico!: al primo festival dell'ukulele di Canton in Cina, organizzato dalla nostra italianissima Aquila Corde.
Se volete rimanere aggiornati sul mio lavoro, ascoltare la mia musica o vedere i miei video, vi aspetto su www.ukulollo.com

mercoledì 12 aprile 2017

I Fuoridaglischemi - Parte 2

Nell'articolo precedente ci siamo presentati e vi ho parlato di me come un sognatore alla "Cutugno" con L'ukulele in mano.

Eh già, uno strumento così piccolo che lo metti ovunque... lo porti ovunque.

Devo un grazie a mio fratello Leonardo per avermi fatto innamorare dell'ukulele.

Qualche anno fa si è sposato e fra le tappe del suo viaggio di nozze c'era... HONOLULU.

Città in cui l'ukulele (come lo conosciamo oggi) è nato.

Al suo ritorno in Italia, mio fratello, portò un sacco di souvenir ai familiari. Molti ricevettero le classiche calamite da frigo e solo io mi beccai qualcosa di diverso... un ukulele! È li che nasceva, e se vai alle Hawaii non puoi non tornartene con un Ukulele!


Bellissimo. Mi luccicarono gli occhi e non vedevo l'ora di iniziarlo a suonare. Era di plastica, più da soprammobile. Sulla piccolissima cassa armonica raffigurava le Hawaii.

Un perfetto regalo con il quale strimpellare qualcosa.

Con l'arrivo del Natale me ne feci regalare, poi, uno dalla mia ragazza. Uno vero. Uno con cui suonare nei Fuoridaglischemi.

I suoni acuti dell'ukulele hanno acceso i miei giorni più gravi e ho deciso che se non avevo mai suonato uno strumento prima, beh, questo sarebbe stato il primo.

Ho cominciato a prendere lezioni private e con molta pazienza ho tirato fuori le prime canzoni che a breve registrerò in studio con i Fuoridaglischemi.

Questo strumento in Italia, è sempre rimasto sconosciuto o quasi. Quando lo si vede in TV, la maggior parte delle volte si pensa che sia solo una semplice chitarrina.

È molto di più: è un suono di pace e spensieratezza, un urlo calmo, un piccolo grande compagno.

Appartiene alla categoria di quegli strumenti rari, alternativi. Non lo suona mai nessuno come dovrebbe, perché si predilige la chitarra o il piano che sono definiti gli strumenti da accompagnamento musicale per antonomasia.

Io amo le cose diverse, gli do voce: è per questo che ho colto questo regalo come ispirazione per nuovi suoni, nuove canzoni.


Articolo scritto da:
Gabriele Tucci

mercoledì 29 marzo 2017

L'ukulele e le donne: le prime ricerche

La Storia dell’Ukulele è di grande fascino, perché ha a che fare con grandi emigrazioni, rivoluzioni economiche, persone di ogni ceto sociale, dal popolo alla nobiltà, viaggi impervi attraverso gli oceani. E’ il fascino di un piccolo grande strumento che dalla seconda metà del 1800, in spalla a migranti portoghesi approda alle Isole Hawaii, per conquistare, poi, il resto del mondo. Se i libri di Storia hanno sempre avuto gli uomini come protagonisti, negli ultimi decenni ha fatto breccia tra gli studiosi un approccio più realistico, che include il ruolo basilare delle donne nella società. L’avvio delle ricerche sulle origini dell’ukulele si deve all’antropologa americana, pioniera dell’etnomusicologia, Helen Heffron Roberts (1888-1985). Nell’estate del 1923 la Commissione Hawaiana degli Studi sul Folklore la incarica di documentare l’antica tradizione musicale locale. Nell’anno successivo la Roberts visita le isole di Maui, Oahu e Kauai, registrando centinaia di mele (canti, canzoni, poesie) e oli (canti tradizionali) su Cilindro Fonografico (supporto di registrazione audio inventato da Thomas Edison negli Stati Uniti alla fine dell’800), e raccogliendo il frutto del suo lavoro in un rapporto di 400 pagine. Ma una delle sue prime relazioni scritte ha poco a che fare con la musica tradizionale. Piuttosto sottolinea il fatto che l’ukulele non sia stato inventato dai nativi hawaiani, ma bensì introdotto alle Hawaii da immigrati portoghesi, dall’Isola di Madeira, nel 1879. Qui, a Madeira, ancor prima che l’emigrazione di massa avesse luogo, a metà del 1800 i musicisti già insegnavano il machete, antenato dell’ukulele, anche ai turisti, come ad esempio, all’Imperatrice austriaca Elisabetta di Baviera, tra il 1860 e il 1861.

1- Helene Taxis (1834 - 1891) sorella dell'Imperatrice


2- Imperatrice Elizabeth Amalie Eugenie - "Sissi" (1837 - 1898)


3- Lily Hunyady


4- Matilde Windischgratz


Imperatrice austriaca Elisabetta di Baviera, 
uno dei turisti più famosi di Madeira,fotografata con un machete e le sue dame di compagniadurante una visita 1860-1861 per l'isola. Foto di Photographia Museu "Vicentes", Funchal.


(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)



Articolo scritto da:

Francesca Biagi

lunedì 27 marzo 2017

Ukulele e ragtime

Sono molto incuriosito dalla presenza, nel repertorio di molti ukulelisti, di brani ragtime o ad esso ispirati. Non ho una conoscenza approfondita di questo genere e mi domando quale può essere il legame fra ragtime ed ukulele.
Il termine ragtime indica uno dei generi musicali nati negli States alla fine dell'800 e confluito nel jazz dei primordi. Sono gli stessi decenni in cui nelle isole Hawaii dalla fusione di due strumenti popolari portoghesi, la braguinha e il rajao, nasce l'ukulele. Strumento che asseconda le esigenze di una musica fatta di melodie dolci e sinuose, così come la lingua hawaiana.


La parola "rag" significa brandello mentre "ragtime" può essere tradotto come tempo stracciato o spezzato quindi, usando il termine tecnico più appropriato, tempo sincopato. In pratica su una pulsazione molto sostenuta e a dir poco frenetica si inseriscono accenti spostati, come una corsa mozzafiato con balzi improvvisi su un tappeto di passi regolari.
Il ragtime è musica esclusivamente strumentale, di solito eseguita al pianoforte da virtuosi capaci di suonare con una velocità e una precisione meccaniche, tali da indurre l'ascoltatore a dubitare della presenza di un essere umano, immaginando piuttosto un pianoforte a rulli, una pianola, strumento in voga in quegli anni fino alla comparsa del mitico jukebox, ma questa è un'altra storia.
La gioia e l’energia che un ragtime sa sprigionare lo pone esattamente agli antipodi del blues, triste e dolente per eccellenza. Proprio come nel repertorio religioso la gioia è del Gospel e la tristezza dello Spiritual, il ragtime è facilmente riconoscibile per il suo carattere estroverso, allo stesso tempo misurato e contagioso.

Di certo anche l’ukulele ha una congeniale inclinazione verso espressioni gioiose e positive, anche se la musica hawaiana tradizionale ha spesso un carattere sognante e rilassato, una volta giunto negli States l’ukulele viene subito adottato per le sue ineguagliabili potenzialità ritmiche e il suo timbro frizzante e scherzoso, a volte perfino ironico. Forse la stessa ironia che permeava quegli spettacoli denominati “minstrel show” nei quali i bianchi parodiavano atteggiamenti e caratteri del nero afroamericano e che rappresentava una delle più divertenti forme di intrattenimento dell’epoca.
Insomma in terra di meticciato l’ukulele non ebbe difficoltà a trovare ospitalità. Negli States lo strumento meticcio più affine era senza dubbio il banjo, dove il tamburo africano si innesta nella struttura di un cordofono a 4 o 5 corde pizzicate, sul modello della chitarra europea. Usato per accompagnare il canto permette all’esecutore di mantenere lo streight time, il tempo regolare, pizzicando con il pollice le due corde più gravi in alternanza, come i passi di una marcia, “spezzando” il tempo con l’indice o il medio sulle corde più acute per essere rag. Non può passare inosservato come in questo modo nacque la tecnica fingerpicking che ben si presta ad essere usata sul banjo, sull’ukulele e sulla chitarra folk.

Da questo momento in poi molti canti verranno suonati in stile ragtime anche se provenienti da tradizioni musicali diverse: canti popolari neri e bianchi, antiche ballate irlandesi e scozzesi, inni religiosi. Tracce di tutto ciò sono disseminate nel repertorio ukulelistico sia grazie alla riproposta delle pagine ragtime più popolari di Scott Joplin, il più conosciuto, ma non mancano brani originali nati proprio sulle quattro corde dell'ukulele, penso a James Hill, Dan Scanlan e molti altri.


Ho scelto quindi di dedicare a questo tema una puntata della trasmissione INTORNO ALL' UKULELE in onda tutti i mercoledì alle 22.00 su Deejayfox Radio Station (www.deejayfoxradio.com , ascoltabile anche in podcast su www.intornoallukulele.it). Questo mio scritto vuole essere un primo contributo al blog Ukulele: che passione! e al notiziario LA PULCE impegnati a far conoscere ed amare il nostro strumento. Una prima forma di collaborazione con Claudia che ringrazio per l'ospitalità. 

Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL'UKULELE

mercoledì 22 febbraio 2017

I Fuoridaglischemi - Parte1

Uno strumento… Fuoridaglischemi!!!

Ciao, tu non puoi sapere chi sono, o forse sì… comunque è la prima volta che scrivo per questo periodico e quindi se fai parte delle centinaia di persone che lo leggono, molto probabilmente non mi conosci - perché ho scoperto da poco questo mondo “pulcioso” ed ho intenzione di raccontarti più avanti quando come e perché mi ha conquistato -  se invece fai parte delle centinaia di persone che seguono i Fuoridaglischemi, allora sappi che sì, sono io… Gabriele, la voce. Se invece passi fra queste righe, così, per caso, allora sai già chi sono perché mi sono presentato al rigo di sopra.

Che tu mi conosca o no, io ti parlerò come se non ci fossimo mai incontrati così da raccontarti ogni cosa e non tralasciare niente.

Con i Fuoridaglischemi suono e canto dal 2008.

Era una calda estate ed io e Manuel, il mio collega - e compagno di classe fin dalle elementari – ci trovammo a scrivere canzoni a casa sua in compagnia di un ventilatore e una chitarra.

Da allora sono cambiate parecchie cose, a partire dalla maturità dei testi e dei suoni a qualche pelo in più sulla faccia! Nel frattempo abbiamo suonato in tutti i luoghi possibili e immaginabili della Basilicata e abbiamo inciso alcune canzoni che vi invito a visionare su Youtube.

Da “Amore ti chiedo perdono” passando per “Che cos'è la libertà?” arrivando a “L'ultimo bicchiere di vino”, ne abbiamo passate di emozioni e di camicie sudate, abbiamo visto porte chiudersi, altre aprirsi e abbiamo capito cos'è la musica per noi e quanto possa cambiare una vita.

Abbiamo alternato lo scrivere canzoni con il divertirsi, cantare canzoni con l'emozionarsi, suonare una chitarra con rilassarsi. Mixando il tutto, il barman ci ha servito un cocktail perfetto, che in ogni angolo della lingua ha lasciato il suo sapore senza invadere quello confinante.

Abbiamo realizzato anche dei videoclip, poi, di ogni canzone. Ci siamo improvvisati attori, sceneggiatori, aiutanti – regia ecc.

La musica ci ha fatto stare in mezzo a gente grande, ed eravamo grandi a 17 anni.



Ora, tu puoi capire quanto sia difficile sfondare nel mondo della musica, senza la vittoria ad un talent o roba del genere. Si lo ammetto che anche io certe volte ci provo a fare qualche casting, ma devo dire che alcuni proprio li evito.

Ritornando al discorso: anche se è una realtà difficile, crudele per certi aspetti, noi facciamo musica per chi ci ama, ci basta: scrivere, registrare, far ascoltare, suonare e basta così. Il successo arriverà se Dio lo vorrà. Se percorri la tua strada e la fai diventare importante, piena di prati e fiori ai bordi, prima o poi qualcun altro vorrà incrociarsi con questa strada, vorrà farne parte.

Pertanto, se ti ho suscitato anche un minimo di emozione o di interesse ti invito a cercarci e sostenerci, ascoltando e condividendo la nostra musica.

Ah…

Poi è successo che ho incontrato lui, piccolo com'è.

Ma questo ve lo racconto in un prossimo intervento… mi piaceva prima presentarmi; non posso parlare di me se prima non ci siamo stretti la mano.

Ringrazio lo staff de “La pulce – Ukulele in Italia” per aver dato l'opportunità ad uno come me di poter scrivere quattro cose riguardanti questa strana cosa che si chiama musica.



Articolo scritto da:
GABRIELE TUCCI

martedì 4 ottobre 2016

Storia delle corde per ukulele: dalle origini alla seconda guerra mondiale

Questa è una storia di corde e non di ukulele, daremo quindi per scontate alcune informazioni. Il lettore che volesse maggiori dettagli troverà abbondante materiale su internet o in una ormai vasta bibliografia specifica reperibile perlopiù in lingua inglese. Di corde generalmente poco se ne sa, e più o meno nulla è stato scritto. In seguito a svariate vicende della vita, io faccio corde in budello e vendo ukulele. Sono curiosa e appassionata di ricerca storica e tradizione, e dunque mettendo insieme le due cose (la ricerca sulle corde e la storia dell'ukulele) desidero scrivere questo breve articolo, ringraziando fin d'ora Claudia e "La Pulce" per l'occasione di pubblicazione.


L'ukulele sbarca alle Hawaii il 23 agosto del 1879 nelle mani di tre liutai e musicisti in cerca di miglior fortuna, che attirano subito la curiosità della popolazione facendo un po' di busking, e vengono quindi portati al cospetto della famiglia reale. Fino ad allora la musica hawaiana utilizzava solo la voce e gli strumenti a percussione e non strumenti armonici o melodici. La musica era una parte molto importante della vita quotidiana, tutti vi si dilettavano, la regina componeva canzoni, e il kanikapila era cardine della tradizione e della vita familiare.
In realtà a sbarcare non era stato proprio l'ukulele ma suo nonno, il machete portoghese, strumento le cui notizie sono piuttosto confuse (molti sono molto precisi nel darne notizia, ma non sono concordi fra loro). In ogni caso i tre liutai lo cambiarono un po' rendendolo più facile da suonare e da costruire perché il re David Laʻamea Kamanakapuʻu Mahinulani Nalaiaehuokalani Lumialani Kalākaua voleva sia suonarlo che costruirlo, e il neonato ukulele divenne uno strumento molto popolare alle Hawaii.





Che corde montava? Innanzitutto serve una precisazione. Nel 1879, e fino al 1943, la scelta disponibile era soltanto fra budello nudo, acciaio o seta. Le corde di seta erano molto costose e non facili da reperire. Venivano usate in alcuni strumenti tradizionali cinesi e non si hanno notizie di ukulele con corde in seta. Considerata la posizione delle Hawaii in mezzo al pacifico la cosa non può essere esclusa, ma non vi sono conferme fino ad oggi. Le corde in seta risulterebbero piuttosto grosse e poco efficaci all'intonazione dell'ukulele. Avendo voluto invece usare corde di metallo gli strumenti avrebbero dovuto essere costruiti diversamente per sopportarne la tensione e l'effetto taglio che consuma alcune parti. L'acciaio di allora era qualcosa che oggi chiameremmo ferraccio poiché fino alla prima guerra mondiale la metallurgia non aveva ancora permesso lo sviluppo dell'acciaio armonico cui siamo abituati oggi. Quando si vedono corde vintage in steel per ukulele, generalmente si sta parlando di ukulele banjo, che se costruito con una cordiera in metallo poteva usare appunto le corde in metallo come il banjo.
Per esclusione resta quindi solo il budello, che era infatti il materiale comunemente usato per le corde musicali, o armoniche, dagli albori della storia fino alla seconda guerra mondiale. Tutte le corde storiche per ukulele reperite e quelle che ancora si trovano in vendita di tanto in tanto su ebay sono quattro corde di budello nudo.
Mi spiego meglio: si tratta di budello di pecora o agnello. Questi animali venivano macellati per uso alimentare ed erano molto più diffusi di oggi. I loro intestini venivano poi lavorati secondo procedure molto standardizzate e complesse per farne delle corde ad uso musicale, fili per sutura, corde da tennis oppure anche corde per trasmissione di orologi o macchinari. Fra la pulizia del tubo intestinale, il taglio, i trattamenti chimici, la torcitura, l'essiccamento e la levigatura vi sono più di due settimane di lavoro in aziende con anche un centinaio di operai specializzati.
La cosa curiosa è che praticamente tutti i cordai erano italiani e la stragrande maggioranza abruzzesi. Lavoravano il budello per farne corde armoniche tramandandosi le stesse procedure manifatturiere fin dall'inizio del '600, esportando le corde in tutta Europa e poi in tutto il mondo. Napoleone prima ed i terremoti poi, uniti alla povertà portata in quelle regioni dall'unità d'Italia, costrinsero molti cordai ad emigrare e fondare le loro aziende, insieme a compatrioti, fuori dall'Abruzzo. Prima in Francia (Savarez nel 1770) e Germania (Pirastro, 1798), poi a New York (La Bella fondata dai fratelli Mari già nel 1905, poi nel secondo dopoguerra le ditte Mari e D'Addario). http://youtu.be/2_Cwe_pz0Uo
Le corde dell'ukulele erano quindi corde in budello, ed erano corde italiane!
Vi è un'altra cosa da dire: come si trova documentato in molti metodi storici venivano usate le prime due corde del violino o della chitarra (che erano le stesse nonché le più facili da reperire) per realizzare tutte le quattro corde dell'ukulele. Non vi era accordatura Low G. Non avrebbe avuto senso complicarsi la vita introducendo una nuova tecnologia: per raggiungere il sol basso infatti la corda di solo budello sarebbe stata troppo grossa, ma per rivestirla di metallo e renderla dunque più sottile e sonora serviva costruirsi una macchinetta apposita, avere una manualità e soprattutto avere del buon filo metallico. Una complicazione inutile e costosa! Con la semplice accordatura escogitata, tutta compresa in un intervallo di sesta, bastavano le prime due corde di chitarra o violino tagliate a metà.
Usare corde in budello si traduceva in imprecisione di diametri (erano già imprecise quelle per violino, si poteva usare quella un po più grossa per il do e quella un po più piccola per il mi, a occhio) e corde ruvide che sbatacchiavano un poco sui tasti, oppure che già indebolite dalla levigatura si consumavano molto contro i tasti in metallo. Potevano durare anche solo una settimana suonando molto, o anche meno! I musicisti erano abituati a cambiare corde anche più volte durante un concerto, non per niente il nylon venne salutato con entusiasmo



dai chitarristi nonostante il suono decisamente più povero, meno interessante, meno vocale. Finalmente un materiale duraturo! Per questo però bisognerà attendere la seconda guerra mondiale. All'epoca dei primi ukulele vi erano dunque corde Made in Italy, corde Made in Germany (comprate in Italia e levigate in Germania oppure prodotte da cordai italiani emigrati in Germania), oppure corde fatte a New York da emigranti italiani.
In conclusione quindi l'ukulele hawaiano della esposizione di Panama del 1911, il Martin del 1920, l'ukulele banjo a new Orleans nel 1930 e quello di George Formby nel 1950... avevano tutti corde in budello. Molto spesso ruvido budello italiano!


Di Daniela Gaidano


Foto dall'archivio personale di Daniel Mari, ditta "La Bella", New York Long Island 1930.




sabato 1 ottobre 2016

Intervista a Ben Youqoullelle

Questa intervista è ad un ragazzo della Romania con la passione dell'ukulele. Ha anche pubblicato un CD. Non so se qualcuno di voi lo conosce già, questa è un'occasione per conoscerlo meglio.


1.       Come descriveresti il tuo background musicale?
Can you tell us something about your musical background?
Bene, il cervello è modellato da ciò a cui è esposto quando maggiormente malleabile. E quando ero piccolo ascoltavo la musica classica, la fanfara, dei musicisti della vecchia commedia francese mi piace Fernandel, Louis Armstrong e una volta i CD di Britney Spears di mia sorella. (Storia vera).

Well, the brain is shaped by what it is exposed to when it is most flexible. And when I was little, I listened to classical music, brass bands, old French comedy singers like Fernandel, Louis Armstrong and one time, my sister’s Britney Spears CD. (true story).


2.       Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?
What’s your favorite music? Do you listen to everything or do you prefer only some kind of music?
Dipende dal momento. In questo periodo sto ascoltando la raga indiana. È veramente strana. Quando ho cominciato a viaggiare per Ukulele Road Trips, la musica in Bulgaria mi fece impazzire. I bambini che danzavano senza difficoltà i ritmi, non li ho mai capiti! Da allora mi sono veramente aperto alla musica di altre culture.

It depends of the phase I am in. At the moment I’m listening to Indian ragas. It’s very strange. When I started travelling for Ukulele Road Trips, the music in Bulgaria blew my mind. Little Kids were dancing without difficulty to rhythms I couldn’t even understand! Since then, I am very open to the music of other cultures. [Varna and Traditional Music]


3.       Da quanti anni suoni l’ukulele?
How long did you play ukulele?
Penso da pochi anni. Non me lo ricordo ma ho una foto di me in snowboard, con un ukulele nel 2012, perciò è stato sicuramente prima di quella foto.

A few years I think. I can’t remember but I have a picture of me on a snowboard, with an ukulele, in 2012, so it was definitely before that.


4.       Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?
When did you start playing ukulele and why?
L’ukulele è un perfetto compagno di viaggio. Per quelli che non hanno una ragazza. O che amano la musica. O entrambi!

The Ukulele is the perfect travel partner. For somebody who doesn’t have a girlfriend. Or loves music. Or both!


5.       Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Come hai iniziato ad imparare a suonarlo? Tramite Internet, libri, dvd… o cos’altro?
When did you buy your first ukulele? How did you learn playing ukulele? Did you use internet, books, dvds…?
Ho imparato completamente da autodidatta. Nello stesso modo in cui ho imparato la chitarra, ascoltando CD nella mia stanza e solo suonando con loro, e cercare di capire cosa suonavano, e come suonare gli accordi. L’ukulele è stato molto facile dopo. Non è uno strumento per suonare complicate Fughe di Bach in ogni caso, nella mia mente, è per divertirsi!

I learned completely by myself. The way I learned the guitar, is I would put CDs on in my room, and just play with them, and try to understand what was happening, and how to play the chords. The ukulele was very easy after that. It’s not an intrument to play complicated Bach Fugas anyway, in my mind, it’s to have fun!


6.       Che genere preferisci suonare con l’ukuele? E che taglia preferisci: sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…?
What kind of music do you like to play with your ukulele? Which size of ukulele do you prefer (sopranino, soprano, concert, tenore, baritone, banjolele…)?
Questa è una bella domanda! Ma… Ho bisogno di pensare… Beh, in realtà, preferisco le mie canzoni sull’ukulele. Sono davvero il mio stile, haha!
A volte compongo brani rock, a volte canzoni d’amore, a volte canzoni storiche.

That’s a good question ! But ... I need to think...Well, actually, I prefer my songs on the ukulele. They are really my style, haha!
Sometimes I compose rock tunes [ROCKS!] sometimes, love songs [Odessa Stares], historical songs [Stefan cel Mare]



7.       Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza?
You surely played a lot of types of ukulele. May you describe us the differences among them?
Beh, ho sempre e solo avuto soprani a basso costo. Ciò è bene perché non importa se cadono in acqua, nella neve o sul pavimento quando sono in un bar.
Ma quando ho visto un tenore, è un vero e proprio strumento! Suona meravigliosamente. Così è cambiato il mio modo di suonare. Poter rimanere più a lungo su un semplice accordo è bello, anche se non complesso e veloce.

Well I only ever had cheap sopranos. It’s good because they are so cheap it doesn’t matter if they fall in water, snow, or fall on the floor when I’m in a bar. But when I got a Tenor, it was a real instrument! It rings beautifully. So it changed the way I play. I could stay longer on a simple chord, and it was beautiful, even if it wasn’t complex or fast.


8.       A chi deve iniziare, come primo ukulele quale taglia consigli?
Which ukulele size do you suggest to beginners?
Sopranooooooooo! Sono a buon mercato. E come ho detto, non importa se i bambini iniziano a giocare o fare sciocchezze con esso. Ukulele è condivisione di sorrisi.

Sopranooooooooo! They’re cheap. And as I said, it doesn’t matter if kids start playing with it and doing nonsense with it. Ukulele is sharing smiles.


9.       Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca consigli per chi è alle prime armi e quale per chi vuole uno strumento valido per iniziare a suonare seriamente facendo serate dal vivo?
What’s your favorite ukulele brand? Which brand would you suggest to beginners and for musicians?
Qualsiasi marchio che mi darà soldi. Sono al verde ed in cerca di sponsor.

Any brand that will give me money. I’m broke and looking for sponsors.


10.   Quali sono i parametri, tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc… che l’ukulele deve avere per essere un buon ukulele? Quali sono le caratteristiche che bisogna guardare per capire se il tal ukulele è un buon ukulele?
Which parts of the ukulele are important (strings, wood, bridge…)  to increase the quality? How do we understand if our ukulele is a good ukulele?
Se può cadere sul pavimento e suonare ancora va bene, è questo l’importante per me. Il resto… Davvero non ne ho idea.

If it can fall on the floor and still sound okay, that is important to me. The rest… really I have no idea.


11.   In questi ultimi anni c’è stato sempre una diffusione maggiore di questo strumento, anche in Italia. Secondo te a che cosa si deve questo boom?
Ukulele became so popular in Italy and all over the world recently: what do you think about this and what are the reasons of these growing?
È uno strumento meraviglioso! È facile da trasportare, da imparare, da suonare e per condividere sorrisi.

It’s just a wonderful instrument! It’s easy to carry, easy to learn, easy to play, and easy to share smiles.


12.   Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque a chi è alle prime armi?
Do you have any suggestions for ukulele beginners?
Sì. Divertiti.

Yes. Have fun.


13.   Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?
We’re at the end of this interview… Thanks for your patience and kindness!  Would you like to say something to our ukulele fans?
Sì! Buongiorno! Come state? Vorrei far notare che si può scaricare il mio EP (mini album) gratis, e viene fornito con un libro di avventura! Sìì!

Yes! Bongiorno! Come stai?
And also, I’d like to point out, people can download my studio-EP (mini Album) for free [FreeEP], and it comes with a Book of the adventure ! Yay!
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