giovedì 7 settembre 2017

HOW ABOUT UKE? Wizards of the ukulele

In questa puntata di “Intorno all’ukulele” voglio parlarvi di un disco che reputo imperdibile fra quelli dedicati all’ukulele. Il titolo “How about uke?” può trarre in inganno in quanto omonimo del primo disco registrato dal grande Lyle Ritz nel lontano 1957. In questo caso gli artisti che compaiono nella raccolta di 13 tracce che ci accompagnano nell’ascolto sono ben quattro, definiti nel sottotitolo “maghi dell’ukulele”. E anche in questo caso riecheggia l’espressione “The wizard of the strings” con cui solitamente viene definito il mitico Roy Smeck. Curioso come nel mondo dell’ukulele vi siano queste ripetizioni!
I maghi di cui ci occupiamo sono tutti nativi delle isole Hawaii: Jesse Kalima, Eddie Kamae, Eddie Bush e Ohta San. Tutti appartenenti a diverse fasi della sia pur breve storia del nostro strumento, perciò ancora più piacevoli da ascoltare anche a random, abbandonando la successione scelta dalla Lehua Records nel 1974.



Il disco si apre con la trascinante “Liliu e” eseguita da Jesse Kalima (1920-1980) il primo ad usare l’amplificazione per il suo tenore e ad abbandonare l’accordatura rientrante in favore di quella lineare. Fra i primi anche ad introdurre la tecnica detta “Chord soloing” consistente nell’eseguire gli accordi ritmicamente ma in modo da far emergere anche la melodia. I quattro brani contenuti in questa raccolta sono fra i pochi che possiamo ascoltare di questo grande strumentista e sono caratterizzati dal suono potente dell’ukulele tenore, scelto pare anche perché adatto alle sue grandi dita, con una interessante base dal sapore jazzistico in cui emerge il contrabbasso, la batteria, le percussioni e la chitarra acustica.



Anche Eddie Bush, bancario di giorno e performer di notte, scomparso nel 2002, ci ha lasciato poche registrazioni a testimonianza della sua arte. Due sono le tracce presenti in questo disco: “Blue Hawaii” ed “Adventures in Paradise”, entrambe ci propongono una melodia eseguita in tremolo su una base basso – chitarra molto lenta e cadenzata. Il tutto per creare un’atmosfera sognante grazie anche all’uso di un riverbero che personalmente trovo eccessivo e, alla lunga, un po’ stucchevole.




Fra i cinque brani che testimoniano la grandezza di Eddie Kamae, il mio preferito è “Akaka falls” che, insieme all’imperdibile “Aloha oe”, ci offre un saggio della sua capacità di arrangiare melodie hawaiane con un tremolo espressivo, come se fosse un violino o addirittura la voce. Curioso il fatto che agli esordi Kamae preferì dedicarsi ad arrangiare temi latini, jazz, classici o folk, ritenuti più interessanti di quelli hawaiani, giudicati al contrario troppo semplici. Nel ’60, per nostra fortuna, cambiò opinione e formò i “Sons of Hawaii” col mitico Gabby Pahinui alla slack key guitar e lasciandoci dischi straordinari.



Ultimo dei quattro “wizards of the ukulele” è Herb Ohta che fin da bambino si segnalò per il suo straordinario talento e quando incontrò Eddie Kamae venne da lui consigliato e seguito per l’avvio della sua carriera. Nel ’64 iniziò a incidere dischi per la Hula Records assumendo il nome d’arte Ohta San. Di lui vi segnalo la bellissima “Pua maeole”.



Si tratta quindi di un album indispensabile per avere una veloce ma significativa panoramica su quattro fondamentali ukulelisti che, ciascuno con la propria personalità, hanno valorizzato l’ukulele e, come disse Eddie Bush, hanno dimostrato che “l’ukulele può essere usato come strumento principale e non solo come sottofondo o come elemento di novità”.
Potete ascoltare i brani di questo disco in una prossima puntata di INTORNO ALL’UKULELE su Deejayfox Radio Station o successivamente in podcast sul sito www.intornoallukulele.it








Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL’UKULELE

B52 ACOUSTIC PROJECT - Parte 2


A volte per quanto ci si possa provare non si riesce proprio a dare una spiegazione razionale alle cose che ci capitano. Il mio primo ukulele è stato un regalo di compleanno per i miei vent’anni. Per qualche anno l’ho tenuto in casa limitandomi a strimpellarlo ogni tanto. Poi un giorno il colpo di fulmine.

C’è qualcosa di magico in quelle quattro corde. Saranno le dimensioni, l’accordatura, l’aspetto. Spesso rischia di non essere nemmeno preso sul serio. Ma poi si sfiorano le sue corde e anche se ci si trova in mezzo al traffico di Milano sembra di sentire le onde dell’oceano. È una magia, quella dell’ukulele, che trasporta lontano.

Una magia che si è fatta in breve tempo largo anche nei B52, dove tra le mie amate Takamine acustiche si è fatto spazio uno splendido Luna Tattoo concert.

Abbiamo fatto debuttare l’ukulele in una serata di dicembre. Stavamo suonando in un’enoteca del nostro quartiere quando, sfoderato l’ukulele, abbiamo attaccato con un grande classico: I’m Yours, di Jason Mraz.

E come si dice in questi casi... buona la prima!

La voce di Letizia e le sonorità dell’ukulele si sposano perfettamente e da quel momento il nuovo arrivato non ha più mancato nemmeno una prova.

È da poco che l’ukulele è entrato nel nostro progetto; l’obiettivo è arricchire sempre di più il nostro repertorio con le sue quattro corde.

You can’t start a fire without a spark canta il Boss, Bruce Springsteen.

E tra I B52 e l’ukulele la scintilla è decisamente scattata!



Federico Lucrezi

Dai salotti ai college della West Coast

Nel 1896, a Portland, nell’Oregon, Mrs C.R. Templeton, la quale tre anni prima aveva visitato le Isole Hawaii, era solita intrattenere le signore dello Women’s Club, intonando “Aloha ‘Oe” con il suo ukulele. Sebbene molti musicisti professionisti fossero uomini, le signore della buona società avevano i loro spazi musicali nei salotti e nei club. A San Francisco, due anni dopo, un sestetto femminile si esibisce al California Club, intonando canzoni hawaiane, con due taropatches (un cugino, diciamo, dell’ukulele, strumento costituito da 5 corde) e quattro ukulele. 



Edward Holstein’s Chords of the Taro-Patch Guitar,
pubblicato a Honolulu nel 1894,
è statio il primo in una lunga serie di pubblicazioni
di libri didattici per ukulele.
L’immagine è una cortesia degli Archivi di Stato delle Hawaii

In estate, durante le crociere nel sud della California, Miss Daisy Cartwright di Oakland, intratteneva gli ospiti suonando canzoni hawaiane con il suo ukulele, accompagnando al canto Miss Harriett E. Howe di Los Angeles. La California è il primo contatto della musica hawaiana con la terraferma,  e in molti Club della West Coast l’ukulele si diffonde a macchia d’olio grazie alle giovani studentesse dei college e grazie al fatto che le donne erano le prime acquirenti degli spartiti per ukulele. In questo contesto il mercato musicale trova linfa vitale. Gli studi sociali sulla nascita e la diffusione della musica in America, rilevano come la decisione finale sull’acquisto di un grammofono spettasse alle donne. L’ukulele era considerato perfetto per il “gentil sesso”, per le dimensioni, il suono dolce, per le tonalità da soprano e la facilità con cui si suonava, poiché non richiedeva grandi doti tecniche. Nonostante questo pregiudizio (poichè non c’è strumento adatto all’uomo o alla donna, se non in termini di attitudini musicali, studio rigoroso e grande talento), si può dire che dai salotti della buona società e dagli ambienti universitari, insieme agli altri contesti sociali, si prepara il terreno per il grande trionfo dell’ukulele nel secolo successivo e nei Ruggenti Anni Venti.




(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)



Articolo scritto da:

Francesca Biagi
http://www.francesfollies.com/

mercoledì 6 settembre 2017

Ukulele social

Quest’anno Aquila Corde Armoniche e il Mercatino dell’ukulele a Festambiente di Vicenza si sono presentati come “L’Ukulele Social”: non solo musica, quindi!
Importantissima, infatti, la scelta di organizzare un simposio sulle funzioni dell’ukulele nelle problematiche del disagio sociale, psichico, nella crescita di bambini, giovani e adulti e infine nei gruppi giovanili organizzati.
Fra i presenti Mimmo Peruffo, fondatore e titolare di Aquila Corde Armoniche: la sua è stata un’introduzione brillante su quanto questo magnifico strumento abbracci l’idea della condivisione e dell’unione fra le persone.
I relatori, esclusivamente professionisti del settore,  hanno catturato la nostra attenzione raccontandoci le loro esperienze, regalandoci aneddoti, sorrisi e (perché no!) anche non poche riflessioni.
E’ stato un giorno importante per l’ukulele...e anche per noi! Ecco qui di seguito un piccolo servizio fotografico:


















Articolo scritto da:
Alessandra Hoxhaj

sabato 24 giugno 2017

B52 Acoustic Project - parte 1 -

È iniziato tutto un po’ per caso e spesso le cose che non ti aspetti sono proprio quelle che in punta di piedi finiscono per entrarti dentro di più. Le più belle.
Così nascono i B52, Federico e Letizia. Come quando ti trovi con un amico per bere una birra al giovedì sera. Solo che al posto della birra noi avevamo una chitarra (la mia) e una splendida voce (la sua).
È iniziato tutto un po’ per caso, dicevamo, per strimpellare qualche canzone e divertirci.


 Ho sempre ammirato immensamente gente come Bob Dylan: una chitarra acustica, quattro accordi. Pura magia. Penso che l’emozione più grande stia proprio nella semplicità. E quindi una chitarra, un’armonica e una voce che sa emozionare. Non serve altro.
Poi come spesso accade una cosa tira l’altra e abbiamo provato a “fare sul serio” ed esibirci in qualche locale, perché l’unica cosa più bella di imbracciare una chitarra, suonare e cantare è avere la possibilità di farlo per qualcuno che ti ascolta e magari canta con te.
Abbiamo definito il nostro repertorio, scelto brani che rispettassero l’unico requisito di piacerci. Questo è tutto ciò che vogliamo: suonare qualcosa che ci piace, renderlo nostro e proporlo a chi ha voglia di ascoltarci.
Ci trovate su Facebook e Youtube, siamo i B52 Acoustic Project.
Ah già, il nome! Il B52 è un piccolo cocktail, lo conoscete? Il liquore al caffè, la crema Bayleys e il Grand Marnier non si mischiano e gli conferiscono la caratteristica figura a strati. L’abbiamo scelto perché ci assomiglia parecchio.


Apparentemente il nostro repertorio è così: tanti pezzi di diversi, generi che poco c’entrano l’uno con l’altro. Ma come il B52 se si accende la fiamma e lo si serve il risultato è ottimo. La nostra fiamma? La passione per la musica, la semplicità e la voglia, prima di tutto, di divertirci.
Voce, chitarra, armonica. E ultimamente anche un piccolo nuovo amico a quattro corde che è entrato nel nostro progetto, ma questa è un’altra storia...



Articolo scritto da:
Federico Lucrezi 

venerdì 23 giugno 2017

SPRING PARTY

Lo scorso 26 marzo presso l’Associazione Culturale Oltremusica di Bulgarograsso Como si è svolta la prima edizione di UKULELE SPRING PARTY, un evento che quest’anno ha visto la partecipazione di alcuni dei nomi più conosciuti del mondo dell’ukulele.
Ospite d’onore Paul Moore:


 stimatissimo musicista di fama internazionale e fondatore del progetto di pace Ukuleles for peace che in Israele coinvolge bambini arabo mussulmani ed ebrei in un’unica orchestra di ukulele dimostrando che la pace e la coesistenza è possibile; chiunque suoni l’ukulele non può non conoscere Paul e il suo meraviglioso progetto unico al mondo!
L’evento ha visto poi la partecipazione di Lorenzo Vignando in arte Ukulollo, in Italia tra i pionieri del fenomeno musicale ukulele. Ogni volta che Lorenzo si esibisce è l’occasione per conoscere oltre ai suoi brani inediti anche altri musicisti, infattici ha abituato ad ascoltare la sua musica attraverso esibizioni in duetto con artisti italiani e stranieri. Così è stato anche durante Ukulele Spring Party dove si è esibito in coppia dapprima con Paul Moore e a seguire con Felicity una giovane musicista emergente che oltre a suonare il piano e il flauto ha conquistato i presenti per la sua dolcissima voce.




Ospiti graditissimi e molto attesi il gruppo Naftalinas che non hanno deluso le aspettative. Sembra siano arrivati dal mare e sbarcati non si sa come sul lago di Como… Il loro fortissimo carisma ha trasmesso quello che secondo chi li conosce è il vero senso della musica con ukulele: autoironia, semplicità, gioia di stare insieme e voglia di non prendersi troppo seriamente.
Per l’occasione sono arrivate persone da tutto il nord Italia e dopo un efficace workshop di Ukulollo


si è dato il via a libere esibizioni dei partecipanti. Le Due nel Cappello, duo composto da Sara Magon e Clara Zucchetti, in qualità di padrone di casa con la loro esibizione hanno dato il via ai concerti serali che si sono conclusi con la tradizionale jam session improvvisata con tutti i presenti.


Oltremusica ha la propria sede all’interno di un agriturismo e quindi il luogo ideale per festeggiare l’arrivo della primavera, quindi chi ha partecipato ha espresso il desiderio che Ukulele Spring Party diventi un appuntamento fisso e che si arricchisca della presenza di altri ospiti.


Questa prima edizione nasce dall’idea di festeggiare insieme agli amici ukulelisti un anno ricco di impegni che ha visto Elisabetta Zulian, Sara Magon e Clara Zucchetti promuovere la musica con ukulele con grande determinazione sia nelle scuole che in ambito sociale, ad esempio con il progetto di Scampia. Un anno in cui è stato promosso con diverse iniziative il metodo “Iniziamo presto con l’ukulele” da loro scritto dopo anni di esperienza e pensato per insegnare ukulele ai bambini.



È risaputo che Oltremusica creda fortemente nelle potenzialità dell’ukulele ma è con eventi come questo che esprime la convinzione e la consapevolezza che l’energia investita nei propri progetti si nutra anche dello scambio con le persone della comunity dell’ukulele che ha il potere di


riuscire a mantenere viva la voglia di vivere la musica sempre con gioia e ironia!



Articolo scritto da:
Beth Zulian
di Oltremusica







giovedì 22 giugno 2017

ALOHA' OE

La città di Honolulu, capitale del regno Il Regno delle Hawaii, fondato nel 1795, si avvia a diventare una metropoli occidentale, in puro American-style, all’inizio del 1820, quando i primi missionari protestanti americani vi mettono piede. A differenza degli esploratori del secolo precedente, che descrivevano questi luoghi come un paradiso di edenica innocenza, abitato da un popolo gioioso, i missionari giudicarono i nativi come ignoranti, pigri, dediti ai loro rituali pagani, dunque dissoluti e immorali. Nel momento in cui le Hawaii assumono un ruolo centrale del commercio mondiale, la cultura musicale europea e americana influenzano la musica e le tradizioni hawaiane, e viceversa.

Il re David Kalakaua e la regina Liliuokalani,
visti qui come una principessa in un ritratto del 1887 a Londra,
hanno giocato un ruolo fondamentale
nella formazione e nella diffusione di un nuovo tipo di musica
 che ha mescolato il mele hawaiano
con forme musicali occidentali.
Cortesia degli Archivi di Stato delle Hawaii.


Qui giocano un ruolo centrale gli esponenti della famiglia Reale di Honolulu, come il Re Kalakaua, ed in particolare sua sorella la Regina Lili’uokalani, nata Lydia Kamaka’ eha (1838-1917).
La Regina si forma alla Royal School dove studia canto, pianoforte, chitarra, ed ha una reputazione di eccellente musicista e compositrice. A lei si deve il celebre e nostalgico “Aloha Oe”, che, tra le molteplici sue composizioni, è diventato l’Inno nazionale hawaiano. La Regina ed il fratello contribuiscono alla diffusione dell’ukulele sostenendo il “revival” della tradizione hawaiana, per resistere al predominio della cultura occidentale. L’evoluzione del machete, antenato portoghese dell’ukulele, contribuisce a veicolare la cultura e le tradizioni dei nativi. Si diffondono canti a tema politico come il “Hula Kui”, poesie con doppi sensi, messaggi in codice, allusioni e metafore. La composizione di Luli’uokalani “Kaulana Napua Ohawaii”, del 1893, (Famous Are The Flowers), ad esempio, celebra il rifiuto dei membri della Royal Hawaian Band di sottoscrivere il giuramento di fedeltà al governo americano. La Regina sarà arrestata nel 1895, pubblicherà diversi mele sui giornali, con messaggi controrivoluzionari in codice, per comunicare con i suoi pari, ma sarà poi deposta e costretta ad abdicare. Nel 1898, le Hawaii saranno annesse agli Stati Uniti d’America.



(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)




Articolo scritto da:
Francesca Biagi
http://www.francesfollies.com/

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