sabato 31 marzo 2012

Errore riparato... spero!

Ho finito ora di rivedermi tutti e 60 i post del mio blog, con l'intenzione di rimediare al mio errore nel caso ci fosse stato qualche post in cui ancora non avevo fatto le opportune modifiche. Spero e penso che non mi sia sfuggito nulla, comunque invito la presona interessata nel caso si accorga che ancora qualche post non è stato fatto in maniera giusta e corretta, di segnalarmelo con una mail appena se ne accorge e io provvederò subito a rimendiare quella eventuale svista. E la ringrazio per avermelo detto nel modo più pacato e corretto possibile nonostante l'arrabbiatura che capisco essere più che legittima. Grazie

Intervista ad Adriano Bono


1.       Come descriveresti il tuo background musicale?

Sono un autodidatta, cantautore e polistrumentista, specializzato in musica dell'area caraibica, specialmente Giamaicana (calypso, reggae, ska) ma in realtà apprezzo e flirto con qualsiasi tipo di buona musica, senza alcun pregiudizio riguardo stili, epoche e generi.

2.       Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?
Amo la musica, e al musica ama me.

3.       Da quanti anni suoni l’ukulele?

Non li ho mai contati, ma ormai sono parecchi, non so se 4, 5, 6 o 7.

4.       Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?

Il primo me l'ha regalato per compleanno la mia adorabile suocera. Il regalo più azzeccato della mia vita :)
Suonavo già la chitarra, e non potevo certo lasciare questo nuovo strumento inutilizzato a prendere polvere sula mensola.

5.       Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Dove ti sei orientato per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro?

Con tanta a pratica, e con un giro del mondo virtuale effettuato tra youtube, myspace e forum specializzati. Ma non i tutorial, quelli li detesto, preferisco vedere cosa fanno gli artisti per capire quali sono le potenzialità dello strumento ;-)

6.       Che genere di musica preferisci suonare con l’ukuele? Qual è la tua taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)?

Con l'ukulele si può suonare qualsiasi cosa, e d è quello che faccio, dal calypso al punk :)
Il soprano lo considero il principe degli ukulele, è il mio preferito. Anche se un bel tenore, ha i suoi pregi :)

7.       Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza secondo te?

Beh, gli ukulele buoni hanno una bella voce, una buona suonabilità, sono intonati fino alla fine della tastiera e costano tanto. Quelli non buoni viceversa non hanno tutti questi vantaggi, ma sono comunque simpatici :)

8.       Quale taglia di ukulele consigli a chi deve iniziare?

In realtà è Irrilevante. Ma consiglio sempre di cominciare dal soprano, perchè costa meno, è più piccolo, e non puà mancare nella collezione di nessun ukulelista o aspirante tale.

9.       Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomanderesti a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo?

Non saprei, non sono esperto di marche. Io ho un ovation e lo consiglio certamente per il rapporto qualità prezzo. Ma senza dubbio ce ne sono di migliori lì fuori :)

10.   Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardi tu maggiormente?

Non son esperto di parametri. Mi basta che lo strumento sia intonato e abbia una buona dinamica, se la tastiera ha una buona suonabilità, lo apprezzo.


11.   Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo te, a che cosa si deve questo boom?

Bè, al fatto che stavamo a zero. Quindi l'entusiasmo dei neofiti (giustificato dal fatto che si tratta di uno strumento fantastico!), che come me fanno molto proselitismo, ha trovato terreno fertile dove germogliare.


12.   Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi?

Lo stesso consiglio che darei per qualsiasi altro strumento: fare molto pratica. Per fare questo, conviene portarsi sempre appresso lo strumento: in vacanza, a lavoro, alle feste, ai falò, in macchina, sull'amaca, ovunque.

13.  Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?

Chitarristi, ravvedetevi, l'ora del Grande Uku è vicina! E non avrà pietà per le anime di chi commette atti impuri con la chitarra! Fate ancora in tempo a convertirvi all'ukulelesimo, ed assaporare le gioie che il Grande Uku elargisce ai suoi devoti! La tirannia delle sei corde è ormai agli sgoccioli, l'armageddon è vicino, chitarristi! Redimetevi! :D

venerdì 30 marzo 2012

Chiedo scusa

Chiedo scusa pubblicamente a chi ho offeso e prometto che non farò più certe cose. Qualsiasi cosa pubblicherò non lo farò prendendo spunto da nessuna cosa che possa offendere qualcuno. Chiedo ancora scusa, non lo farò più. Cambierò alcuni articoli in futuro per evitare di offendere chiunque.

Recensione ukulele cd: Paul Moore's Musical Medicine Show

“Paul Moore’s Musical Medicine Show” è il cd di Paul Moore e della sua band: The Washboard Wizards Novelty Orchestra. Paul Moore è sempre stato molto sensibile alla beneficienza a favore dei bambini e persone malate, e anche questo cd è stato fatto pensando a loro. Nel senso che si capisce dal titolo che vuole essere come una medicina per chi l’ascolta, infatti il titolo significa, a grandi linee, lo show musicale come medicina di Paul Moore. E’ un bellissimo cd di 16 pezzi jazz sia per chi ama l’ukulele sia per chi ama in particolare il jazz. Lo consiglio a tutti!


mercoledì 28 marzo 2012

Ai miei lettori

Per fortuna non son rimasta senza pc, per ora faccio così fin a quando potrò cambiar quel che devo cambiare. Quindi avviso i miei lettori che non mi dovrò interrompere nei prossimi giorni e continuerò a postare articoli. Grazie per la pazienza.

Jose do Espirito Santo

Insieme a Manuel Nunes ed Augusto Dias, Jose do Espirito Santo è stato tra i primi liutai di ukulele. Santo ha costruito strumenti musicali ad Honolulu dalla metà degli anni 1880. E’ stato il primo dei tre creatori originali di ukulele ad iniziare a pubblicizzare la vendita di questo strumento nel 1898. Nessuno sa con certezza chi ha creato il primo ukulele della storia, ma quasi tutti convengono nel dire che Nunes, Santo e Dias hanno avuto un ruolo nella trasformazione del machete di Madeira all’ukulele hawaiano. Anche se Dias e Santo non sono rimasti in attività quanto Nunes, tutti e tre erano i fornitori di ukulele ai primi musicisti che iniziarono a suonare questo strumento e che fecero diventare popolare l’ukulele alle Hawaii alla fine del 1800.

Jose do Espirito Santo è nato il 27 agosto  1850 a Funchal, Madeira. Figlio di Antonio do Espirito Santo e sua moglie Josefa Joaquina. Come Dias e Nunes, anche Espirito Santo ha lavorato come ebanista a Funchal, prima di salire sul Ravenscrag con la sua famiglia e andare a lavorare alle Hawaii come un lavoratore a contratto.

Non si sa con precisione dove Santo trascorse i suoi primi anni, ma nel 1884-85 sembra essere tornato ad Honolulu, dove ha lavorato come ebanista alla Casa Furniture CE Williams Pioneer in Fort Street. Nel 1886 aveva una bottega di liutaio in centro, appunto uno dei primi tre produttori di ukulele originali.

Santo era diabetico, è morto ad Honolulu il 10 giugno 1905 per “avvelenamento del sangue, che nasce dall’auto-trattamento del mais”, questo è quello che è stato dichiarato dall’Advertiser Domenica. E’ sepolto nel cimitero di King Street ad Honolulu.
Non avendo trovato immagini di Jose do Espirito Santo, pubblico qui sotto la foto del suo ukulele.

martedì 27 marzo 2012

A tutti i miei lettori

Voglio avvisare tutti che ho problemi con il mio pc portatile, devo cambiarci la batteria, e non potendo accedere al mio pc fisso potrebbe essere che nei prossimi giorni salterò qualche giorno nel mettere gli articoli. Tutto ciò dipenderà da chi mi sostituirà la batteria, se lo farà subito non ci saranno problemi, ma se dovrò laciarli il computer poi non so per quanti giorni. Quindi mi scuso anticipatamente se per qualche giorno non potrò mettere post, ancora non so se glielo porterò oggi o domani o quando a far cambiare la batteria. Comunque controllate sempre perchè potrebbe essere che continuo a postare articoli perchè non rimango senza per giorni. Grazie a tutti per la pazienza.

lunedì 26 marzo 2012

GRAZIE A TUTTI I MIEI LETTORI

Apro questo post semplicemente per ringraziare tutti i miei lettori. Ieri mi avete permesso di fare un nuovo record personale con 203 visualizzazioni in un solo giorno, grazie di cuore veramente a tutti!!! Insieme a voi il mio blog sta crescendo! Non pensavo che la mia passione per l'ukulele potesse riuscire a farmi creare un blog così apprezzato da tutti voi. Spero di essere sempre all'altezza delle vostre aspettative. Ancora tante grazie a tutti!!!

Ukulele strumming

Fondamentalmente per spiegarvi come funziona lo strumming con l’ukulele ripeterò sempre le stesse cose, ma preferisco farlo per evitare che qualche mio lettore nuovo si trovi davanti a questo post senza sapere esattamente cos’è e come si fa uno strumming con l’ukulele.  Ora spiego quali sono le cose fondamentali da sapere per poter leggere uno strumming con l’ukulele.  D = down e cioè giù (movimento del polso della mano destra dall’alto verso il basso), scritto maiuscolo intendo suonato con tutte le dita della mano destra, scritto minuscolo, e cioè così d, significa un down suonato con un solo dito. Tale dito può essere l’indice, il medio o il pollice. Il pollice lo usiamo se vogliamo venga fuori un suono più dolce, le altre dita se vogliamo un suono più squillante. Poi vi è la u = up e cioè il movimento subito dopo il down ( up è il movimento del polso della mano destra dal basso verso l’alto) che va eseguito o con l’indice o con i medio della mano destra. Ora c’è da spiegare una cosa: se dopo il down è rappresentato un up significa che bisogna pizzicare le corde nel movimento dal basso verso l’alto subito dopo il down, se non è rappresentato nessun up significa allora che dobbiamo tornare con il polso della mano sinistra verso l’alto senza pizzicare le corde. L’importante, in tutti i casi, è di non fermarsi o rallentare mai il movimento della mano destra ne suo fare giù e su. Ecco qui di seguito lo strumming per ukulele di oggi, quando arrivate alla fine ricominciate senza mai fermarvi fin a che non vi riesce bene.

1. 2. 3. 4.   1. 2. 3. 4.

D  du Du du    d   D   du Du

domenica 25 marzo 2012

MI bemolle maggiore

Oggi parlo dell’accordo di MI bemolle maggiore, che si forma nello stesso modo del RE diesis maggiore. Se lo si trova scritto e non rappresentato, lo si trova scritto in questo modo: 3331. Per riuscire a farlo bisogna fare un semi-barrè sul terzo tasto in modo da schiacciare le corde 4, 3 e 2. La corda numero uno va premuta al primo tasto. Anche in questo caso ci sono due modi per poterlo fare: c’è chi si trova meglio a fare un barrè completo al primo tasto e il semi-barrè al terzo tasto (tanto il barrè sul primo tasto viene annullato dove necessario semplicemente schiacciando il terzo tasto); c’è poi chi invece fa meglio a tenere premuta solo la prima corda nel primo tasto e fare il semi-barrè al terzo tasto. Le dita da utilizzare per fare questo accordo, che per la presenza del semi-barrè non è semplicissimo, sono l’indice per il primo tasto e l’anulare per il terzo tasto. La cosa migliore per imparare questo accordo è la solita: esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi… Potete provare ad esercitarvi anche con gli strumming di cui vi ho già parlato e con quelli futuri. Qui sotto vi metto l’immagine di come viene rappresentato l’accordo sullo spartito e nella tab.

sabato 24 marzo 2012

Intervista a Cesare Cortassa

       1.       Come descriveresti il tuo background musicale?
 Prima di tutto credo sia giusto dire che sono un insegnante di scuola primaria e quindi ho un lavoro che esula dal campo musicale, anche se la musica è un po’ più di un hobby per me. Ho iniziato con una band di compagni di scuola alle superiori circa 25 anni fa e ho sempre continuato a cantare fino a quando non ho scoperto l’ukulele. Da quel momento quando canto posso accompagnarmi col dolce suono delle 4 corde hawaiiane ed è meraviglioso. Buona parte delle serate in cui suono nei locali o ai festival le passo con una formazione acustica di amici dal nome “Progetto Quote Latte” che si dedica alla musica cantautoriale francese tradotta in italiano e, per inciso, non ha alcuna connotazione politica ne interessi in tal senso.

2.       Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?

Ascolto quasi di tutto anche se prediligo la musica acustica o il rock, mentre l’elettronica non mi piace molto. Canto dalla mattina alla sera e, quando non canto o suonicchio l’ukulele, fischietto…quindi direi che la musica occupa gran parte della mia vita “vigile”… e anche quando dormo…. ultimamente sogno un martin style 3… quindi la musica “occupa” anche le ore notturne.

3.       Da quanti anni suoni l’ukulele?

 Circa 4 anni.

4.       Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?

L’ho visto nella vetrina di un negozio di musica di Torino una decina di anni fa e l’ho comprato perché era “carino”…poi è rimasto appeso in casa mia per un bel po’ fino a quando 4 anni fa non incontro per la rete la comunità di ukulelisti: ukulele Italia e il mitico Andrea Bigiarini…da lì è partito tutto.

5.       Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Dove ti sei orientato per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro?

Come dicevo prima, il primo, un senza nome di compensato l’ho preso una decina di anni fa….un concert come taglia, poi tramite internet ho scoperto le varie misure e come si accordava….le prime tavole di accordi e i tentativi da autodidatta…diciamo che ho imparato suonando molto….prendendo i canzonieri da “chitarrista da spiaggia” e rifacendoli con l’ukulele cercando di capire cosa veniva bene e cosa no. Solo ultimamente tramite il mercatino dell’ukulele di tanto in tanto prendo qualche libro o qualche dvd tematico. Quando posso vado ai raduni e frequento i workshop di chi è infinitamente più bravo di me sperando di imparare qualcosa….spesso ci riesco e torno a casa soddisfatto.

6.       Che genere di musica preferisci suonare con l’ukuele? Qual è la tua taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)?

Mi piace la musica cantautoriale italiana e francese e poi tutti i grandi classici standard jazz e swing dagli anni 20 ai 50…per me “l’ukulele” è soprano, ma dipende da cosa suono….se per lo swing il soprano è d’obbligo, i cantautori che amo tipo DeAndrè e Brassens li suono col concert o col tenore.

7.       Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza secondo te?

Non è facile… io non sono un tecnico ma un umile autodidatta…. posso raccontare le mie sensazioni suonando certi modelli. Diciamo che certi virtuosismi con lo strumming trovo che vengano bene col soprano e che il suo suono, seppur con armonici limitati e un sustain non certo infinito, è per me l’apoteosi del suono dell’ukulele (ovviamente se il soprano che state suonando è un pezzo di liuteria artigianale fatto a mano e in pregiatissimo koa selezionato…. anche gli armonici e il sustain spaccano di brutto eh!! Forse sarebbe giusto dire che io non ho mai suonato ukulele di fascia “alta” tipo i Kanile’a o i Martin…. ma sempre  strumenti di fascia media). l Tenore secondo me ha un suono già più “chitarroso”, mentre il concert è un buon compromesso tra spazio sulla tastiera e suono “tradizionale”. l Sopranino…. io ne ho uno in mogano della kala, ma è più un vezzo che altro… uno strumento che suona benissimo e serve per stupire la gente con le sue minime dimensioni, ma non lo suono spesso.



8.       Quale taglia di ukulele consigli a chi deve iniziare?

Concert, una giusta via di mezzo per poi passare o al soprano o al tenore a seconda delle esigenze personali.

9.       Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomanderesti a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo?

Domanda da un milione di euro…  beh come si fa a rispondere… di sicuro bisogna capire cosa una persona è disposta a spendere… così di mio… io sono convinto che la Mahi Mahi ha degli ottimi prodotti sia per chi inizia che per chi vuole suonare su un palco senza enormi pretese (come me)…. certo se si vuole il top… le marche le ho dette… Kanile’a, Kamaka, Martin…

10.   Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardi tu maggiormente?

Sicuramente si guarda il tipo di legno e la lavorazione artigianale o in serie. Io amo il suono del mogano e ultimamente, non avendo molti soldi (e chi ne ha?) da spendere per nuovi ukulele mi sto dedicando alle prove di varie mute di corde per sentire le differenze e farmi un’idea (Aquila, Worth, D’Addario, Martin, ecc…).

11.   Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo te, a che cosa si deve questo boom?

Dipende dal fatto che il mondo sta aprendo gli occhi e finalmente la gente si accorge di quanto meravigliosamente potente sia questo strumento, in grado di esprimere eccezionali talenti tecnici e virtuosi e nel contempo coinvolgere miriadi di semplici amatori.

12.   Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi?

Non ho abbastanza conoscenze per dare consigli tecnici, quindi quello che potrei dire è…. suonate tutte le volte che la cosa vi da gioia o da gioia a qualcuno che vi sta vicino, perché (se escludiamo il sesso) l’ukulele è il miglior “antidepressivo omeopatico” che il mondo possa offrire!

13.  Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?

Due cose: la prima è che se vi va di dare un’occhio alle cose che faccio potete trovarle sul mio canale youtube http://www.youtube.com/user/polletto?feature=mhee  oppure sulla pagina della mia formazione acustica http://quotelatte.weebly.com/
La seconda è che tutti dovrebbero avere un ukulele, perciò…. dateci  dentro ragazzi…. e ogni occasione utile tipo Natale, compleanni, san Valentino, Epifania, Bar mitzvah, il primo pensiero a che regalo fare sia: UN UKULELE!!!

venerdì 23 marzo 2012

In The Pines - cd di Yan Yalego

Il cd di Yan Yalego “In The Pines” è il suo primo cd. Io personalmente non ce l’ho, provvederò al più presto ad acquistarlo, ma ho sentito qualche canzone e mi piace molto. Ma per cercare di fare una recensione giusta del cd ho pensato di basarmi su quel che c’è scritto nel sito del Mercatino dell’Ukulele.

Yan Yalego per questo suo primo cd ha cercato di tenere il prezzo più basso possibile, e per riuscirci ha scelto un packing minimo ed economico. Yan suona un blues pulito, è un artista raffinato, intimista ma energico. Il suono è molto bello (probabilmente anche grazie agli strumenti che usa, quasi tutti Ohana), l’atmosfera che ci si immagina ascoltando questo cd è quella calda e birichina di un night francese d’altri tempi, con luce soffusa.



Lo consiglio a tutti, ma a maggior ragione lo consiglio agli amanti del blues. E’ un cd che non deve mancare nella propria collezione, io stessa come ho già detto me lo procurerò al più presto.

mercoledì 21 marzo 2012

Qualche notizia su Ernest Ka'ai

Mi scuso con i miei lettori ma in questi giorni non ho avuto modo di fare meglio di così, sono giornate nere. Spero di riuscire a fare meglio nei prossimi giorni.

Nel 1916, Ernest Ka'ai (1881-1961) ha pubblicato il libro Ukulele: una chitarra hawaiana e come si suona”, il primo testo serio sull’ukulele, le sue tecniche e la sua musica. Ka'ai, un virtuoso dell’ukulele, fu responsabile per aver reso l’ukulele uno strumento indispensabile nei complessi tipici delle Hawaii.

lunedì 19 marzo 2012

Strumming terzo esempio

Prima di tutto ricordo le cose fondamentali per leggere uno strumming. D = down e cioè giù (movimento del polso della mano destra dall’alto verso il basso), scritto maiuscolo intendo suonato con tutte le dita della mano destra, scritto minuscolo, e cioè così d, significa un down suonato con un solo dito. Tale dito può essere l’indice, il medio o il pollice. Il pollice lo usiamo se vogliamo venga fuori un suono più dolce, le altre dita se vogliamo un suono più squillante. Poi vi è la u = up e cioè il movimento subito dopo il down ( up è il movimento del polso della mano destra dal basso verso l’alto) che va eseguito o con l’indice o con i medio della mano destra. Ora c’è da spiegare una cosa: se dopo il down è rappresentato un up significa che bisogna pizzicare le corde nel movimento dal basso verso l’alto subito dopo il down, se non è rappresentato nessun up significa allora che dobbiamo tornare con il polso della mano sinistra verso l’alto senza pizzicare le corde. L’importante, in tutti i casi, è di non fermarsi o rallentare mai il movimento della mano destra ne suo fare giù e su. Ecco qui di seguito lo strumming di oggi, quando arrivate alla fine ricominciate senza mai fermarvi fin a che non vi riesce bene.
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domenica 18 marzo 2012

Accordo di RE maggiore

Oggi parlerò dell’accordo di RE maggiore. Prima di tutto, se lo trovate scritto e non rappresentato sullo spartito, si troverà scritto così: 2220. Tutto sommato è un accordo abbastanza semplice, anche perché possono essere due i modi per suonarlo e quindi una persona può scegliere quello che preferisce.

Il primo modo è semplicemente fare un semi-barré con il dito indice della mano sinistra, in modo da tenere ferme le tre corde sul secondo tasto con un solo dito. Verso la base del dito indice fare un leggero arco in modo da non toccare la prima corda che deve essere libera. Questo modo può risultare semplice per chi riesce a fare comodamente il barré, a me personalmente riesce meglio il modo che ora vado a spiegare.
Il secondo modo consiste nell’usare un dito per ogni corda che dobbiamo tenere ferma, in questo modo: l’indice sulla quarta corda, il medio sulla terza corda e l’anulare sulla seconda corda. In questo modo, chi non riesce ancora a fare bene i barré, è sicuro di tenere ferme le corde giuste e non ha difficoltà a tenere libera la prima corda. Qui sotto c’è l’immagine di come viene rappresentato in uno spartito e in una tab per ukulele l’accordo di RE maggiore.

sabato 17 marzo 2012

Intervista a Fabio KoRyu Calabrò

            1.   Come descriveresti il tuo background musicale?

Gioiosamente confuso. Ho sempre ascoltato di tutto, con una spiccata predilezione per le canzonette, che ho cominciato a scrivere verso i quattordici anni.

2.   Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?

Vorace. Tutto ciò che suona aiuta a ragionare. Mistura e mistico si confondono.

4.   Da quanti anni suoni l’ukulele?

Dalla seconda metà degli anni ottanta del secolo scorso.

5.         Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?

All'epoca vivevo a Venezia. Da pochi giorni sapevo che avrei dovuto partire per il servizio di leva militare. Non sapevo dove sarei finito, e non volevo portarmi dietro una ingombrante chitarra. Proprio come gli emigranti che da Madeira arrivarono alle Hawaii, scelsi uno strumento da viaggio. Anzi: fu lui che scelse me. Ci incontrammo grazie alla vetrina del negozio di strumenti dei fratelli Zanetti. Io davanti, lui dietro. Fu amore a prima vista.

6.   Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Dove ti sei orientato per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro?

Sinceramente non ho ancora capito tutto, ma quel poco che so me lo ha insegnato il mio strumento, complici le dita. Che talvolta sono più curiose del cervello, quando c'è qualcosa di importante da fare. Poi ho cominciato ad accompagnare canzoni. Sono partito da Bessie Smith, poi è arrivata Billie Holiday, poi i Beatles, poi Buscaglione, poi Battisti, poi i Bob (Marley e Dylan), poi persino Battiato. Blues, beat, ballate... Insomma: sono un musicista di serie B...

7.         Che genere di musica preferisci suonare con l’ukuele? Qual è la tua taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)?

Non c'è bisogno di avere una musica preferita. L'ukulele suona quello che gli pare, io cerco solo di stargli dietro (meglio che davanti: sarebbe scomodissimo). Ho un sopranino, un soprano, un concerto, un tenore, un baritono, un banjolele e un dobrolele, e... preferisco non scegliere.



8.   Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza secondo te?

La differenza fra i vari modelli viene spesso misurata in centimetri. In realtà si tratta di espressione. Logicamente, muoversi delicatamente sul manico di un sopranino non è agile come spaziare su quello di un baritono, per cui anche le possibilità tecniche vanno misurate secondo le proprie esigenze.

9.         Quale taglia di ukulele consigli a chi deve iniziare?

Consiglio sempre il concerto, per via della maggiore estensione. Ma ho iniziato con un soprano, cioè: l'Ukulele. Usate prima questo, e poi passate al concerto.

10. Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomanderesti a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo?

Il mio primo ukulele era un Brüko, ottimi artigiani tedeschi. Di recente Eko, in Italia, sta promuovendo un paio di prodotti interessanti per i primi passi. Da lì in poi il mondo si allarga, e non c'è marca che tenga. Quando QUELLO strumento ti chiama, rispondi!

11. Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardi tu maggiormente?

Prendo in mano lo strumento, lo soppeso, controllo il manico (è corto, non ci vuole granché), il bilanciamento del peso fra cassa armonica e meccaniche, e soprattutto la precisione dell'ottava. A meno che non si tratti di un ukulele fatto con la scatola del tonno. Perché anche i tonni possono suonare. Persino in scatola.

12.       Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo te, a che cosa si deve questo boom?

In realtà -persino in Italia- è sempre esistita una traccia sotterranea, perlomeno dal secondo dopoguerra in poi. Spesso sono stato definito come uno degli "iniziatori" di questa rinascita di cui tu mi chiedi, ma è un po' esagerato. Il fatto è che nella cultura musicale contemporanea l'ukulele si piazza a cuneo aiutando la solidità di strutture ben più complesse con la sua semplicità sincera e la sua innata simpatia.

13.       Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi?

Innanzitutto consiglio di mollare le armi -anche le prime- e imbracciare lo strumento. Poi tenerlo con sé. Dategli da mangiare parecchie volte al giorno, bilanciando la dieta senza eccedere con gli zuccheri. Oppure, potete sempre acquistare un buon manuale. Ne ho scritto uno persino io...

14.       Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?

Sì. Cioè: no. Insomma, non saprei. Vado a suonare qualcosa. Come spero facciate anche voi.

venerdì 16 marzo 2012

Recensione cd Vecchi Amici Miei

“Vecchi amici miei" dei Progetto Quote Latte è un tributo a Georges Brassens, dieci cover del cantautore francese tradotte in italiano. Per me è un cd veramente bello, mi mette di buon umore ascoltarlo. Per questo penso che la cosa migliore per descrivere questo cd è riportare quel che ha detto colui che ha tradotto i testi,  Salvo Lo Galbo, e che si può leggere anche sul sito del mercatino dell'ukulele:  "Scoprire Brassens è scoprire non solo un grande, il più grande - credo - chansonnier di tutti i tempi, ma è anche e soprattutto scoprire la canzone. Ovvero, come la forma canzone, non abbia veramente nulla da invidiare ad altre ben più riverite forme d'espressione artistica!" "Non si è più gli stessi, dopo che si ascolta Brassens. Tutto ti sorride, tutto è leggibile in termini di rovescio della medaglia, tutto splende di luce nuova, dalla formica, al topo, al sesso, al vino, al trash, ai cretini, al tradimento, alla morte. E ti aiuta a venir fuori dalla rigidezza e dai sensi di colpa infondati che la cultura borghese, quella religiosa, per secoli, ormai, ci hanno inculcato forse irreparabilmente. E' come rinascere. Potrei anche tentare, ma spiegare come questo mutamento avvenga, credo che sia capzioso se non addirittura retorico, ed è quanto di più possa allontanarsi dalla vera esperienza brassensiana che, per quanto mi riguarda, ho ormai fatto assurgere a rango di sindrome. Mi limito quindi a cercare di trasmettervi la curiosità  per ciò che Brassens per me è stato e continua, di giorno in giorno, ad essere. Nonostante siano intercorsi quattro anni già  dalla "prima volta". “Come un'illuminazione, un viaggio dantesco... Dante: o lo leggi ...o niente! Nessuno può insegnare niente a un altro." Questa è la cosa più importante che Brassens mi ha insegnato."

mercoledì 14 marzo 2012

Piccola biografia di Maggio Singhi Breen

Da oggi e fino a mercoledì della prossima settimana mi scuso se non sarò proprio puntuale nel mettere gli articoli nel blog, a volte mi capiterà di metterlo durante il giorno a orari diversi, a volte potrei non riuscire a mettere niente (per esempio non so se domenica e lunedì prossimo ci riuscirò, ma mi impegnerò per riuscire a non saltare neanche un giorno). Questo perchè nei prossimi giorni mi devo preparare per il fine settimana fuori casa e poi, appunto, sarò fuori casa ma cercherò di usufruire di un pc non mio per continuare a mettere gli articoli. Ecco la biografia di oggi.

Maggio Singhi Breen (1895-1970), affettuosamente conosciuta come "Lady Ukulele", è da tempo riconosciuta come una delle esponenti di spicco dell’ukulele. Convinse editori musicali del valore commerciale di inserire accordi per ukulele nelle loro pubblicazioni e fu pioniere dell'inserimento di tali accordi su quasi tutte le copie stampate della musica popolare. I suoi arrangiamenti appaiono su più pezzi di spartiti di quelli di qualsiasi altra persona nella storia. Ha registrato il primo manuale didattico dell’ukulele e lei è considerata la prima ad insegnare lo strumento nelle scuole. Quando, nel 1932, si è posta la questione se o meno l'ukulele potrebbe essere classificato legittimamente uno strumento musicale, Breen convinse l'Unione dei Musicisti di votare a suo favore. Ha continuato la diffusione dell'ukulele, esemplificato dal suo uso del D Universale Tuning (ADF #-B) in tutti i suoi metodi di insegnamento stampati e arrangiamenti musicali. I suoi libri sono pubblicati con canzoni con accordi per ukulele dal 1920 e libri di istruzione, per imparare a suonarlo, dal 1950.

lunedì 12 marzo 2012

Strumming secondo esempio

Sempre tenendo a mente che la D maiuscola significa usare che dovete usare tutte le dita della mano destra, invece se è una d minuscola come questa significa che dovete usare solo l’indice o il pollice della mano destra (a seconda se volete un suono più o meno squillante, provatelo in entrambi i casi). Le D e le d significano down, cioè giù che è il movimento che va dall'alto verso il basso che bisogna fare con il polso della mano destra tenendolo rilassato. La u significa invece up e cioè su, ed è il movimento che si deve fare subito dopo il down muovendo la mano destra dal basso verso l’alto, in realtà è lo stesso movimento che facciamo quando riportiamo la mano su per fare due down di seguito, con la sola differenza che quando c’è una u significa che bisogna pizzicare le corde facendo questo movimento. In up non dobbiamo usare tutte le dita ma solo l’indice o il medio (provatelo con entrambe le dita, prima lentamente e poi sempre più velocemente e non fermatevi ma ricominciate dall’inizio fin a che non vi riesce facilmente). E tenendo presente che suoniamo sempre in 4/4, almeno per ora. Questo non mi stancherò mai di ripeterlo, ogni volta. Ecco il nuovo strumming.

1 2 3 4    1 2. 3. 4.    1 2 3 4

d  d  d  d     d du Du du      D d D d

domenica 11 marzo 2012

Accordo di DO diesis maggiore

Dopo aver spiegato il DO maggiore, oggi passiamo al DO diesis maggiore. Il simbolo del diesis è quello simile al cancelletto del telefono, tanto per intenderci, che di solito viene messo prima della nota stessa in uno spartito. Questo accordo coincide, nel senso che si forma nello stesso modo, anche con il RE bemolle maggiore. Anche il DO diesis maggiore non è difficilissimo, la cosa più impegnativa è quel semi barrè (il barrè è quando si digitano più corde contemporaneamente sullo stesso tasto con un unico dito)che si deve fare al tasto numero uno e che per renderlo più semplice diventa un barrè intero. Ma andiamo con ordine. Se mettiamo questo accordo in numeri, come abbiamo fatto con il Do maggiore, ecco come viene letto (considerando sempre che il primo numero che leggeremo si riferisce al tasto della quarta corda, il secondo alla terza corda, ecc…): 1114. Ma come procediamo per creare questo accordo? Facciamo il barrè completo al primo tasto con il dito indice della mano sinistra, poi (come ci verrà naturale da fare) digitiamo il quarto tasto nella prima corda con il dito mignolo della mano sinistra. In questo modo se anche noi facciamo un barrè completo con l’indice al primo tasto, tale tasto alla corda numero uno viene automaticamente “annullato” dal fatto che poi mettiamo il mignolo nel quarto tasto e il primo in un certo senso perde di valore perché non viene suonato. Questo è leggermente più complicato del DO maggiore, ma non di tanto. La cosa migliore per imparare a farlo nel modo corretto è esercitarsi, il mio consiglio è quello di provare a passare dall’accordo di DO maggiore a quello di DO diesis maggiore prima lentamente e poi sempre più velocemente. Magari esercitatevi in questo cambio approfittando anche dello strumming che vi ho scritto lunedì scorso. E provate anche il tremolo di cui ho parlato martedì scorso. L’accordo di DO diesis maggiore lo potete vedere rappresentato in uno spartito e nelle tabs nell’immagine qui sotto.

sabato 10 marzo 2012

Intervista a Lorenzo Vignando in arte Ukulollo!

1.       Come descriveresti il tuo background musicale?

Lo definirei come molto vasto. Io sono nato nel 1974. Da bimbo avevo un mangiadischi arancione e ascoltavo i pochi 45 giri dei miei genitori, non cose fantastiche in generale, però c'erano i Beatles. Una tappa fondamentale del mio background sono state, durante tutti gli anni dell'infanzia, le sigle dei cartoni animati fine anni settanta e ottanta. Penso che la qualità di quelle canzoni sia stata una vera benedizione per la mia cultura musicale. Mai banali, trascinanti, emozionanti, canzoni come Conan, Mimì, Mazinga Z, Goldrake, l'uomo tigre, e 700 altre, sono entrate definitivamente nel mio dna musicale.
A dodici, tredici anni il mio DJ era mio cugino Steve, di due anni più grande. Mi faceva ascoltare i Duran Duran e contemporaneamente Battisti, Baglioni e De Andrè.  In quegli anni di continui turbamenti ho scoperto quanto la musica fosse emozionante ed evidenziasse le sensazioni  forti e disperate che l'adolescenza porta con se. Ascoltavo musica ogni giorno e per molte ore, consumando cassette, completamente catturato dalla magia di poter riprodurre emozioni su nastro o vinile. Battisti mi piaceva, Baglioni mi faceva piangere e mi turbava, i Duran Duran mi facevano sentire figo. Mi ricordo che mi piaceva cantare Shout dei Tears for Fears a squarciagola, da solo in giardino. Allora non conoscevo l'inglese e cantavo: Shout shout lerirolaut, disarenddisaren do without, camaon, i'm talking to you, camaon. Quindi “Shout” and “I'm talking to you” li avevo indovinati. Non c'era internet per cercare le Lyrics delle canzoni. 
I primi dischi che ho comprato intorno alla seconda media erano quelli di Zucchero, Terence Trent D'Arby, Madonna, Celentano, Bad di Michael Jackson (che piaceva alla mia compagna di classe della quale ero innamorato), Faith di George Michael, nonché, poco più tardi, Jovanotti di Gimmy five. Infatti guardavo sempre DJ Television tornato da scuola. In quello stesso periodo vedevo il ragazzo che suonava in chiesa la chitarra acustica e mi piaceva il suono. C'erano alcune canzoni di chiesa che mi piacevano e mi davano belle sensazioni, come  “Symbolum 99” in un mi minore molto sofferto, o “E sono solo un uomo” che reputo tutt'ora una buona canzone.
A sedici anni ho scoperto i Pink Floyd e tutto è cambiato. Oltre ad ascoltare tutto di loro ho letto molti libri sulla loro storia e mi sono innamorato della loro musica. La mia ambizione, dal palchetto della chiesa, si era già spostata verso gli stadi stracolmi di hippie, dove suonare tranquillo la mia chitarra elettrica. Ricordo alla perfezione il primo momento in cui ascoltai il vinile di Wish you were here, comprato senza aver mai ascoltato una singola traccia di quel disco. Ero fermo in salotto, lo stereo era buono, e mi si è riversata addosso, come un mare di un pianeta lontano, Shine On You Crazy Diamond. Da allora la mia direzione musicale è stata quella. Formai una band che si chiamava Ego, tenni i primi concerti alle scuole superiori. I primi piccoli successi e anche le prime figuracce. Comunque non voglio divagare troppo, visto che già questa prima risposta mi pare decisamente sfuggita di controllo.  In quegli anni, suonando con la mia band, approfondii la conoscenza delle vecchie band progressive degli ani 70, inglesi, come i meravigliosi King Krimson, o italiane, come la PFM, quei matti degli Area, il Balletto di Bronzo, Il Rovescio della Medaglia (che mi piaceva un casino). Già da allora scrivevo canzoni originali. Oltre alle band progressive approfondivo la conoscenza di tutta la storia del rock dai Beatles (che però ora consideravo un po' da ragazzini) ai Led Zeppelin, al punk, a Jimi Hendrix, alla west coast americana degli ultimi anni '60, fino ai Metallica che con il black album avevano reso accessibile il metal a tutti, e poi i R.E.M.
Nel 1992 è uscito Nevermind dei Nirvana e Ten dei Pearl Jam, io avevo esattamente 18 anni. Potete immaginare il casino. Ero innamorato del grunge e perfettamente calato nel mio tempo. Vestivo camice a scacchi, portavo i capelli come Eddie Vedder e il suono della mia band si era notevolmente appesantito. Contemporaneamente, però, si andava in discoteca dove la musica era completamente diversa: la acid house prima e poi la house anni 90. Ragazzi che frullato di generi! Inoltre in quegli anni uscirono il fantastico Songs of Faith and Devotion dei Depeche Mode, un album che ho consumato. Da allora la mia attenzione a tutta la musica si è fatta maniacale. Ascoltavo tutto e sempre. Mi piacevano tutti i risvolti peculiari di ogni genere. Amavo molto, oltre al casino, l'eleganza. All'università ascoltavo Shade, Pat Methini, i Dire Straits. Poi ho avuto un lungo periodo in cui mi piaceva il primo Capossela e il primo Carboni, nonché i Sonic Youth, e infine i Sigur Ros.
Intorno ai 22 anni i miei genitori, che visitavo ogni weekend di ritorno dall'università, ebbero  due nuovi singolari vicini di casa. Erano una signora di 80 anni ex cantante lirica di fama nazionale, e il suo figlio ottimo direttore di orchestra. Organizzavano insieme un concorso per nuove voci della Lirica che ancora oggi si tiene a Lignano. Il maestro, visto che mi piaceva la musica, insisteva perché seguissi il concorso e le opere che alla fine si mettevano in scena. Così un pomeriggio andai ad ascoltarmi il concorso, in una bella sala elegante di Lignano. Cantarono alcuni cantanti e l'impressione non fu malvagia, anche se l'ascolto mi risultava un po noioso. Ad un certo punto, però, salì sul palco una ragazza. Era una corista del teatro verdi di Trieste. Cantò “Sì, mi chiamano Mimì” dalla Boheme di Puccini. Quando sentii le prime note, subito l'atmosfera cambiò, mi si strinse il cuore, e mano a mano che l'aria proseguiva, gli occhi mi si riempirono di lacrime. Io cercavo di resistere, mi dicevo che non potevo mettermi a frignare da solo nel bel mezzo della sala, che non era nemmeno al buio. Ad un certo punto sembrava che il pezzo più struggente fosse passato e io fossi riuscito a resistere, ed ecco che Puccini invece, aveva piazzato un altro acuto minore dolcissimo che mi fece dirompere in pianto. Alla fine trattenevo i singhiozzi. Capirete che dopo una simile esperienza ho fatto un po' di ricerca su Puccini, e ho scoperto che tutta la sua musica mi faceva quell'effetto: la capivo totalmente e mi arrivava diretta e senza filtri al cuore, allo stomaco e alla testa. Così mi sono andato a visitare la città dove è nato, che è la città magica nella quale ora vivo. Ma questa è un'altra storia. Da allora anche la musica lirica fa parte del mio background musicale. Di tutto quello che ho ascoltato non rinnego nulla. Dai 24 anni in poi cominciai a fare piano bar e a suonare ai matrimoni. Io alla chitarra e voce, ed un caro amico alla tastiera e voce. Abbiamo suonato niente meno che tutto quanto avete letto fino a qui e anzi, molto di più. Tutto. Un miscuglio incredibile di canzoni che adattavamo all'occasione. In quel periodo ho imparato che ogni tipo di musica è dignitosa, e ho imparato a non vergognarmi dei miei propri gusti musicali. A quel punto i Beatles hanno ricominciato a risplendere.  Attualmente il mio gusto musicale è attraversato da ondate alle quali non mi sottraggo. Posso passare tre mesi ad ascoltare solo i Fleet Foxes e considerare tutto il resto nauseabondo, posso guardarmi tutti i musical di Webber piangendo tutte le mie lacrime, mi può tornare la voglia di ascoltare Baglioni, prendere una cotta per l'ultimo disco di Lisa Hanningan, insomma avete capito.

2.       Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?

È un approccio semplice e disinibito. Mai sofferente. Come ho scritto prima la musica è magica perché riesce a racchiudere emozioni che altrimenti svanirebbero per sempre, e perfino a creare emozioni che non  si conoscevano prima. Ogni tempo ha la sua musica. Per quanto riguarda la composizione, cerco di essere il più sincero possibile e di divertirmi. Mi è successo a volte, di scrivere canzoni che ritengo possiedano qualità. Vorrei provare a descrivere la sensazione che si ha in quei casi. È come se quella canzone fosse sempre esistita, intrappolata prima della realtà. E io sia riuscito, grazie ad un colpo di fortuna dopo vari tentativi o seguendo una vaga intuizione, a sollevare un sottile lembo di realtà e a intravederla, scavando con prudenza della realtà trasparente tutto intorno per farla affiorare e pulendola bene alla fine. Una volta che si riesce a finire di “estrarre” una canzone del genere, si è felici per molti giorni. Nonché ogni volta che la si risuona. Vorrete scusare l'eccessivo lirismo della spiegazione.
3.       Da quanti anni suoni l’ukulele?

Quattro.

4.       Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?

Avevo visto il film “50 volte il primo bacio”. La versione di Iz di “somewhere over the raimbow” è stata usata molte volte, ma secondo me, mai bene come in quel film. È un bellissimo piano sequenza emozionante che esce da un'oblò e scopre una barca in mezzo al mare. Ascoltandola così mi è sembrata una canzone incredibile e ho provato a cercare i giusti accordi rivolti per suonarla con la chitarra. Per quanto provassi non riuscivo a riprodurre quel bellissimo strano suono. Naturalmente non ci riuscivo perché non era il suono della chitarra ma dell'ukulele.  Io allora non sapevo nemmeno che l'ukulele esistesse. Poi una sera, esplorando talenti sconosciuti su youtube, andando di related video in related video, mi sono imbattuto in Julia Nunes. Erano i primi video di Julia Nunes, e lei incarnava perfettamente, allora, l'ukulele. Non potevo credere che quello fosse il suono di quello strumento. Me ne innamorai immediatamente e capii che era da sempre il mio strumento. E questo mi porta a rispondere alla prossima domanda.

5.       Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Dove ti sei orientato per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro?

Non sapevo dove andare a parare, ossia, volevo un bushman come quello di Julia Nunes, ma sembrava impossibile acquistarlo in Europa, così passai un sacco di giorni e notti su youtube per capire cosa comprare. Quando incontrai i video di Ken Middleton che faceva le review dell'Ohana TK – 35G, capii che era quello il suono che volevo. Volevo quello e nessun altro. Lo ordinai da un sito inglese e andai a prendermelo direttamente al deposito Bartolini perché non potevo aspettare che me lo portassero a casa il giorno successivo. Mi costrinsi però ad aprire la scatola solo arrivato a casa, da solo. E quando la aprii, cominciai a ridere. Che gioia provai! Ci misi le mani sopra e in pochi minuti avevo già fatto i miei primi giri armonici (ancora mi ricordo le prime cose in assoluto che suonai quel giorno). Poco dopo conobbi Mimmo e Daniela e venni a sapere dell'esistenza di due impensabili tesori italiani: Le corde Aquila e il Mercatino dell'ukulele. Allora facevo il videomaker di lavoro, così andai a riprendere il festival di Vicenza del 2009 e conobbi molti nuovi, incredibili  amici: dagli stessi Mimmo e Daniela, a Ken Middleton, a ukulele Zaza, e molti altri, fino al mio caro amico Paul Moore.

6.       Che genere di musica preferisci suonare con l’ukuele? Qual è la tua taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)?

A questa domanda rispondo insieme alla prossima.



7.       Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza secondo te?

Non c'è un genere particolare che mi piaccia più degli altri. Una cosa che mi piace molto, parlando di cover, è vedere come suona la musica elettronica passata all'ukulele. Credo di aver fatto degli esperimenti ben riusciti con Enjoy the silence, ma ancora di più con la sigla di supercar. Anche la musica disco trasposta all'ukulele è interessante. In ogni caso la musica che preferisco suonare all'ukulele è la mia. Credo di riuscire a dare il meglio nei miei pezzi originali perché naturalmente sono creati su misura rispettando i mie limiti tecnici, la mia estensione vocale, la mia predisposizione all'arrangiamento. Direi comunque che suono prevalentemente rock con l'ukulele, nell'ampio senso che questo genere ha acquistato. Non usando però distorsioni o effetti direi che potremmo parlare di rock acustico. Sì, rock acustico credo. So anche che generi non mi piacciono con l'ukulele. Non piace il genere elettrico. Penso che suonando con distorsioni o effetti non ci sia nessuna ragione per  preferire un ukulele a una chitarra. Inoltre non mi piace molto la musica classica per ukulele solo. La trovo noiosa e fuori luogo. Naturalmente con le dovute eccezioni.
Le teglie dell'ukulele mi piacciono tutte, perché tutte hanno caratteristiche diverse che arricchiscono le possibilità espressive.
Il sopranino è stupefacente, simpatico, e con una forte impronta percussiva che mi piace. Io lo tengo accordato in RE, così quando suona insieme ad un altro ukulele accordato invece in DO, le posizioni degli accordi cambiano e mi pare che il suono si differenzi e allarghi meglio.
Il soprano è la taglia con cui l'ukulele nasce, e per pezzi old fashion o jazz è lo strumento ideale.
È maneggevole e portatile. E ha un range di qualità larghissimo! Dalla plastica al koa. È talmente variabile il suo suono che non è possibile darne un giudizio solo in base al fatto di essere un soprano.
Il concerto è forse la taglia che preferisco perché ci si può fare tutto e il suo suono è ancora perfettamente ukulelico. Su di un buon concerto si può salire sul manico e sperimentare nuove posizioni e nuove sensazioni, il tutto con molta morbidezza.
È spesso bistrattato come taglia perché considerato un ibrido, ne' carne ne' pesce, ma a me piace, probabilmente perché sono vegetariano. Mi piace moltissimo soprattutto in studio. Registrato ha una dolcezza e una finezza che a volte il tenore non raggiunge.
Il tenore è meravigliosamente espressivo. Ha un suono caldo e autosufficiente. Quando suono amplificato scelgo spesso il tenore che è più ricco di frequenze, e mi offre una base più solida del concerto. Rispetto alle altre taglie ha un bel sustain che affascina sicuramente ma lo avvicina alla chitarra più degli  altri, ed è il migliore se si vuole suonare con il low g (il sol basso) perché appunto possiede più bassi. Il mio primo ukulele è stato proprio un tenore, venendo io dalla chitarra, eppure, col tempo, la mia preferenza si è spostata al concerto per le ragioni di cui sopra. Il Tenore mi piace moltissimo in studio per ampliare la gamma delle frequenze. Infatti spesso lo uso con il low G.
Per quanto riguarda il baritono non sono mai riuscito, fin'ora, a farmelo piacere. Lo vedo più come una particolare chitarra senza le due corde più basse. Tuttavia penso sia solo questione di tempo e nel mio prossimo disco voglio provare ad usarne uno per allargare ulteriormente la gamma di frequenze del suono dell'ukulele.
Ukulele con fortissima personalità sono poi i benjolele. Fantastici e rumorosissimi. Il sustain è praticamente nullo ma la potenza percussiva aumenta di gran lunga. Discorso simile per i resonator. A me questi due generi di ukulele piacciano pizzicati in finger picking per dare un'atmosfera rurale o per dare una bella idea di movimento con le loro note sgranate. Suonati con pennate mi piacciono un po' meno, ma sono utilissimi per chi voglia fare busking per le strade suonando vecchie canzoni, perché di sicuro si fanno sentire.

8.       Quale taglia di ukulele consigli a chi deve iniziare?

Dipende dalla direzione che vuole intraprendere la persona che vuole iniziare. Immaginiamo che a chiedermi questo consiglio sia un fan di Jake Shimabukuro, allora gli direi Tenore, senza dubbio. Se gli piacciono i virtuosismi e il suono dell'ukulele solo, quella è la sua strada. Se invece a chiedermi il consiglio è una appassionata di Amanda Palmer, allora dico soprano. Ad un fan di James Hill probabilmente consiglierei il concerto. Se è qualcuno che non ha nessun ukulelista in mente, gli mostrerei dei video di ukulelisti famosi, indagherei sui suoi gusti musicali, sulla sua personalità sul suo grado di autoironia, e poi darei il mio consiglio. Penso comunque che quando si inizia qualcosa una bella ricerca su quello che piace di più sia auspicabile. Prendendosi tutto il tempo che serve. Anche se si tratta solo di scegliere la taglia di ukulele dalla quale iniziare. Scegliere accuratamente la direzione è molto più importante che percorrere velocemente la strada.

9.       Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomanderesti a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo?

In italia la Mahi mahi ha un rapporto qualità prezzo imbattibile. Per qualsiasi fascia di ukulele si parli. I Mahimahi yellow sono migliori di qualunque ukulele dello stesso prezzo, così nelle fasce di prezzo superiore, in particolare i willow sono strepitosi.
Fuori dall'Italia consiglio Ohana: fa ukulele bellissimi. Il fatto che io sia endorser di queste due marche è  perché io le amo e ho chiesto loro di essere loro endorser e non viceversa.
Se si hanno più soldi naturalmente i Kanile'a sono stupendi. Sono quanto di più hawaiano possiate immaginare di suonare.
Ma attenzione,  se avete le idee chiare e un budget simile a quello per un Kanile'a, c'è una strada alternativa molto bella che ho avuto la fortuna di intraprendere: quella di un ukulele di liuteria Historia. Valerio Pennisi è il liutaio che crea questi gioielli italiani. Attualmente sta portando a termine il mio personale ukulele e non c'è ukulele al mondo più bello per me.

10.   Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardi tu maggiormente?

Come detto in precedenza non c'è un materiale migliore di altri in assoluto. Se per esempio ti piacciono i National, quelli  non sono nemmeno fatti di legno! Le caratteristiche che più mi piacciono sono il calore e la profondità del suono. Amo i suoni dolci e scuri, eppure mi piace anche il volume. Queste due cose sono quasi contrastanti e abbastanza difficili da ottenere contemporaneamente.
Come legno amo il koa, perché è il legno hawaiano e gli ukulele nascono alle hawaii. La creazione di uno strumento è una cosa delicata e tutte le parti in gioco formano un equilibrio che varia di volta in volta portando a risultati diversi e a caratteristiche diverse. Ancora una volta la cosa migliore è ricercare la propria direzione e non assecondare un suggerimento. Youtube e internet in generale offrono una grande quantità di stili e strumenti da ascoltare. Scoprite ciò che vogliono le vostre orecchie e non potrete sbagliare.
Anche per quanto riguarda le corde non ci sono necessariamente dei migliori in assoluto. Io uso le corde aquila su tutti i miei strumenti, ma per alcuni strumenti, come i flea o fluke, per esempio, forse suonano più dolcemente le worth, ho provato anche delle corde kohaloa che suonavano molto bene su un tenore. In ogni caso nelle fasce di ukulele per beginner non c'è niente che brilli e vibri forte come le Aquila. E negli strumenti di fascia maggiore, ancora una volta, è questione di gusti. In ogni caso io rimarrò sempre un profondo supporter dei nostri tesori nazionali Aquila Strings. Perché sono corde favolose e perché Mimmo che le ha inventate è un genio ed una persona di una purezza esemplare.

11.   Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo te, a che cosa si deve questo boom?

L'ukulele è fuori dal mainstream, i media generalisti non ne parlano o ne parlano come una piccola curiosità, dedicandogli meno importanza di un flirt di un personaggio famoso. Quindi è con internet che l'ukulele si diffonde. Grazie al fatto che la gente guarda meno TV e può conoscere finalmente quegli artisti che hanno deciso di usare il nostro strumento. Eddie Vedder ha fatto una gran cosa per l'ukulele, suonandolo in un modo che forse non era mai stato fatto così solidamente prima e facendolo conoscere ad un pubblico che forse non si sperava potesse raggiungere. Anche molte band indie, come i Beirut o altre stanno contribuendo alla diffusione di questo strumento. Ci sono sempre più teenager che lo imbracciano. La fortuna è che da strumento risibile ed effeminato, si sta trasformando in strumento figo. Certo in Italia, nonostante questo boom, saremmo tutti persi e senza riferimenti, se non ci fossero stati alcuni pionieri.
Dobbiamo tutti ringraziare il Mercatino dell'Ukulele e a Mimmo e Daniela per primi, i nostri pionieri. Poi Andrea Bigiarini, creatore del primo blog italiano che però ha chiuso i battenti lo scorso anno, e Jontom, che con il suo Youkulele ha creato una piattaforma modernissima e avanzata per tenere tutti gli ukulelisti in contatto e per diffondere a 360° il nostro amato strumento, con lezioni online, rubriche, e perfino una Web TV che cresce di giorno in giorno. Un vero punto riferimento con tanto di Tiki Bar dove fare quattro chiacchiere tra ukulelisti.
E naturalmente anche tutti i blog come questo tuo, Claudia!

12.   Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi?

Due consigli fondamentali.
Primo: Impariamo l'inglese. Noi tutti Ukulelisti siamo pochi e sparsi in giro per il mondo e l'inglese è la lingua migliore per comunicare. Parlando inglese si spalanca un numero di porte di comunicazione in ogni senso almeno 100 volte superiore all'italiano.  E imparare non significa studiare. Dimenticatevi la noia dello studio, imparate a memoria i testi delle canzoni in inglese che vi piacciono, leggete la traduzione così saprete che cosa state cantando, guardate i film in lingua originale coi sottotitoli in originale, dopo un quarto d'ora si capisce tutto ed il sonoro è molto più bello perché spesso c'è la presa diretta.
Secondo: quando suonate l'ukulele non fermate mai la mano destra. Il ritmo è solo questione di accento. Scegliete quando toccare le corde avvicinando o allontanando la mano che continuerà come un motorino costantemente ad andare su e giù con regolarità. Questo è per me il consiglio tecnico più importante.
Terzo dei due consigli fondamentali. Mi è venuto in mente ora: Andate ai festival, l'atmosfera che si respira ai festival dell'ukulele è unica. Per quanto possiate immaginare di poterne essere felici di andarci, i festival dell'ukulele vi renderanno più felici ancora.

13.   Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?

Ho come l'impressione di essermi fatto prendere la mano in questa intervista. D'altro canto sono molto contento che questo non sia uno spazio fisico, stampato su carta, con una lunghezza massima da rispettare, perché mi sono molto divertito a scrivere. Spero di non avervi annoiato con le mie lungaggini. Grazie per l'opportunità di questa intervista e spero di vedervi tutti presto e suonare con voi.
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