lunedì 13 aprile 2015

Intervista ukulelosa agli Ukus In Fabula

I membri del gruppo sono: Uliano Bruner, Daniele Dencs e Claudio Perini, anche se ad essi si uniscono altri artisti. Ma l'intervista che vi propongo oggi è per questi tre musicisti componenti di un gruppo che propone un genere che va da Bob Dylan a Bob Marley. E che recentemente ha provato anche l'avventura di proporsi nel programma Italia's got talent, oltre ad aver partecipato al programma Si può fare. Ecco qui di seguito l'intervista e ringrazio il gruppo per avermi dato l'opportunità di farla.

Come descrivereste il vostro background musicale?
D. Pieno di tante cose, ascolto un po’ di tutto, anche se la mia passione rimane l’opera. Ho studiato e suonato tanto country, tanto pop, e tanto blues.


C. Vengo dalla musica classica (pianoforte e composizione) e dalla chitarra rock... con tutto quello che c'è in mezzo!

U. Estremamente complesso, perché in passato ho spaziato tra artisti e generi  diametralmente opposti, il che mi ha portato ad apprezzare le più minuscole sfaccettature e a conoscere la musica da un punto di vista elitario.



Qual è il vostro approccio globale alla musica in generale?
D. E’ sempre stata una compagna di viaggio, una di quelle che sta lì sempre, quando vuoi, e ti accoglie a braccia aperte ogni volta che giri lo sguardo verso di lei.

C. Cerco di ascoltare tutto senza pregiudizi.

U. La musica, tutta, è strumento di sfogo e di comunicazione. Chi suona o semplicemente chi canta, ha una marcia importante in più rispetto a chi non la fa. Se poi trovi la musica giusta, cioè quella che fa per te, questa magia aumenta in maniera esponenziale!

Da quanti anni suonate l’ukulele?
D. Ho iniziato con l’ukulele basso più di tre anni fa, comprandolo in America a scatola chiusa. Da lì, si è aperto un mondo, che ha portato un sacco di persone, musicisti, avventure nuove.

C. Da un anno, grazie agli Ukus in Fabula.

U. Poco più di due anni, ma lo suono mediamente un’ora al giorno, escluse le lezioni, gli spettacoli e le serate.

Come avete conosciuto l’ukulele? Chi o cosa vi ha spinto ad iniziare a suonarlo?
D.
L’ukulele, lo conosco da sempre praticamente, da Rino Gaetano, Marylin, dalle note di Over the rainbow. Cosa ti spinge a suonare l’ukulele? Non saprei… ti ci ritrovi dentro e non ne esci più!

C. Come molti, per gioco e curiosità!  Chi: Daniele Dencs degli Ukus in Fabula! :)

U. Conosciuto decine di anni fa e dichiaratamente sottovalutato, l’ho ripreso in considerazione circa due anni fa vedendo una band che lo suonava:  automaticamente è scattato il sorriso, come per magia. Era il 24 dicembre, verso sera. Due giorni di bava alla bocca ed il 27 sono entrato in un negozio e ne sono uscito con il mio primo modello (buonino) da 80 euro. Attualmente ne possiedo una quindicina.

Quando avete acquistato il vostro primo ukulele, come avete iniziato a capire come si suona?  Come avete iniziato ad imparare a suonarlo? Tramite Internet, libri, dvd… o cos’altro?
D.
Tutto da autodidatta, perfezionando poi le conoscenze dell’ukulele soprano con il collega Bruner!

C. Ho iniziato trattandolo come una chitarra "piccola", poi in realtà ho scoperto che ha una sua tecnica peculiare che ho approfondito incontrando ukulelisti affermati e seguendo i grandi dell'ukulele su youtube!

U. Provenendo da un background musicale abbastanza completo,  la sola difficoltà è stata acquistare una posizione corretta strumento/corpo  e per le singole mani: tale difficoltà è stata superata nel giro di qualche decina di minuti, dopodiché il grosso è stato fatto da tutorial sul web e pagine di settore dedicate. Tuttavia, una volta acquisite le conoscenze di base ( accordi, tecniche, ecc…) il mio percorso formativo è continuato, e prosegue tuttora su tecniche più complesse e stili specifici dello strumento meno adatti al “profano”, che semplicemente non funzionano su altri strumenti.

Che genere preferite suonare con l’ukuele? E che taglia preferite: sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele..?
D.
Beh… Suono tanto country con l’ukubasso.. va bene come risposta? J

C. Essendo grande e grosso e dotato di "palanche" generose, mi trovo a mio agio col Tenore. Mi piace molto la musica country-rock!

U. Il mio “Mentore” (Daniele Dencs) mi illuminò sul fatto che ogni musica è tale, dai colossi agli artisti sconosciuti, dal commerciale al jazz… Con l’ukulele si suona tutto. E se qualcosa stona, bastano piccoli riarrangiamenti per rendere una canzone strasentita nuova e coinvolgente. Ancora, con l’accordatura a sol alto, ed una buona tecnica di FINGERPICKING ( melodia ed armonia suonate assieme)e  con un solo ukulele soprano si fa quello che si farebbe con due chitarre!! Soprano e concerto standard  sono i must: il resto  è carta da parati!!

Voi che avete sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potreste descrivermi la differenza?
D.
Rimetto ai miei colleghi la risposta… Io ho provato tanti bassi, di tante marche, ed ognuno ha le proprie potenzialità!

U. Più grande è la cassa più profondo e caldo è il suono:  fare un accompagnamento con un tenore è quasi uno spreco, così come fare un assolo con un soprano può apparire limitativo e frustrante.
In linea di massima utilizzo il soprano per le ritmiche ed il concerto per arpeggi e fingerpicking ( anche se spesso “rigiro” le parti!): molto comunque, dipende proprio dal pezzo che sto suonando.
Il tenore lo lascio ai professionisti delle scale e degli assoli, nonostante eserciti su di me un discreto fascino. Se dovessi utilizzare un baritono, tornerei a suonare la chitarra!!!
Sulle marche, non metto bocca: basta che la tastiera sia intonata, la differenza la fanno le corde.



A chi deve iniziare, come primo ukulele quale taglia consigliate?
D.
Ovviamente un soprano!

C. Sempre e comunque il soprano, che ha il sound caratteristico dell'ukulele!

U. Il soprano:  perché, a parte il fatto che è l’ukulele per eccellenza,  è quello su cui il neofita si può sbizzarrire di più come scelta, rimanendo su fasce di prezzo contenute.  Sarà poi  l’istinto e l’esperienza  del musicista stesso ad indirizzarlo verso  conferme o scelte eventualmente differenti

Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca consigliate per chi è alle prime armi e quale per chi vuole uno strumento valido per iniziare a suonare seriamente facendo serate dal vivo?
D.
Abbiamo un rapporto di amicizia e collaborazione con la Kala e con il Mercatino dell’ukulele, quindi, sicuramente rivolgendovi a loro, troverete persone competenti che sapranno indicarvi lo strumento più adatto!

C. consiglio un Mahimahi, strumento economico ma dal rapporto qualità prezzo vincente! Io stesso ne uso uno dal vivo con soddisfazione.

U. Dipende dal tipo di impronta che si vuole dare:  per un solista un concerto od un tenore, ma per chi fa strumming (l’accompagnamento classico con l’ukulele) il soprano è il più adeguato. Fermo restando, tuttavia, che il suono amplificato andrà sempre “corretto” ed eventualmente effettato a piacere del musicista.

Quali sono i parametri, tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc… che l’ukulele deve avere per essere un buon ukulele? Quali sono le caratteristiche che bisogna guardare per capire se il tal ukulele è un buon ukulele?
D.
Trovarcisi a ‘pelle’ è di certo la cosa migliore. Nessuno potrà imporre mai uno strumento che non senti ‘familiare’ tra le mani.

C. La prima cosa è sicuramente la tavola in legno massello (koa e mogano i miei preferiti).
poi una buona qualità delle meccaniche, infine corde Aquila Red che fanno veramente la differenza.

U. Assolutamente nessuna!! L’ukulele “ideale” deve soltanto piacere esteticamente, per fare in modo che il possessore lo senta davvero suo. Con il tempo e con la voglia di continuare le esigenze indirizzeranno l’acquirente verso modelli più performanti e, ovviamente, costosi, ma sempre a suo gusto. Unica necessità, a qualsiasi livello di strumento, è il cambiare le corde con quelle che più si preferisce, ma che devono garantire standard elevati: un ukulele da milioni di euro con delle corde non professionali suonerà sempre peggio di uno da 20 con delle buone corde.  E su questo non si discute.

In questi ultimi anni c’è stato sempre una diffusione maggiore di questo strumento, anche in Italia. Secondo voi a che cosa si deve questo boom?
D.
Forse al fatto che costa poco, fa sorridere e si può portare ovunque? O forse al fatto che la nostra opera di diffusione sta funzionando? J

C. Secondo me è dovuta al bisogno di serenità e di ritrovare una dimensione giocosa in un mondo sempre più teso e drammatico.

U. In realtà l’ukulele non è mai tramontato del tutto:  data la sua grande diffusione a livello mondiale, si è visto come il calare di popolarità da una parte del pianeta equivalesse ad un’affermazione  dello strumento dalla parte opposta; adesso è il momento dell’Italia, anzi dell’Europa ( viste le continue manifestazioni che ruotano intorno ad esso). Grazie anche ad una propaganda musicale operata dai musicisti di settore e dall’impronta didattica, prevalentemente rivolta ai bambini in tenera età (per i quali è, ovviamente, particolarmente adatto!)  l’ukulele sta prendendo piede ovunque, perché accorcia le distanze tra pubblico ed artista rendendo tutte e due le parti protagoniste dello stesso spettacolo e, allo stesso tempo,  tra musicista e musica. Senza tralasciare i “tecnicismi” musicali, peraltro fattibilissimi, diventa veicolo di comunicazione comune tra chi suona e chi ascolta, disintegrando letteralmente le barriere del palco, al punto che, sempre più spesso, chi ascolta un ukulele suonare diventa suonatore di ukulele a sua volta avvicinandosi in maniera indolore e piacevole ad un apprendimento musicale nuovo, facile e funzionale.

Che consiglio vi sentite di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque a chi è alle prime armi?
D.
Venite ai nostri corsi per principianti! Ci si diverte, si incontra gente e si suona in allegria!

C. Suonate tanto, suonate ovunque... e soprattutto suonate insieme!

U. Se avete scelto di imparare a suonare un ukulele avete già fatto i tre quarti del lavoro.  Adesso manca solo qualche nozione ed un po’ di esercizio.

Siamo arrivati alla fine dell’intervista, vi ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Volete chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?
D. Seguiteci, gli UKUS IN FABULA cercano persone che vogliono passare una serata divertente, che non è solo ascoltare un concerto, ma farne parte e divertirci tutti insieme!

C. Grazie a te! Aiutiamo a diffondere la cultura dell'ukulele nel nostro bellissimo paese!

U. Se non sapete suonare, imparate a suonare un ukulele. Se sapete farlo, ma con un altro strumento, imparate a suonare un ukulele lo stesso.  Ed iniziate a sorridere!!

mercoledì 8 aprile 2015

Recensione di The IrishUke dei The Johnny Bemolle's

Il secondo EP dei The Johnny Bemolle’s  s’intitola The IrishUke. E’ composto da tre canzoni e lo potete scaricare, al prezzo che volete voi, qui: https://johnnybemolle.bandcamp.com/album/the-irishuke-ep

Apro una parentesi perché voglio precisare che quel che scrivo nelle mie recensioni sono sempre le emozioni, le sensazioni, che mi trasmettono le canzoni ascoltandole. Ma senza una traduzione letterale del testo, una cosa istintiva. Perché ritengo sia la cosa più importante per una canzone, sentire quel che trasmette a pelle, istintivamente senza farsi condizionare da nulla.

E’ un EP che parte subito forte con la prima canzone: Whiskey in the jar. E’ una canzone che sprizza energia da ogni nota, è come un viaggio a cavallo attraverso l’Irlanda. Un viaggio fatto con amici che contribuiscono a rendere ogni momento allegro ed indimenticabile. Ascoltandola non si può evitare di sentirsi di buon umore.

La seconda canzone The wild rover,  ha secondo me pure lei un impatto forte per chi ascolta. Io lo vedo come un viaggio interiore di una persona che deve prendere una decisione importante, ha l’entusiasmo per farlo ma anche la paura di quel che questa decisione potrà portare, le conseguenze. Ma alla fine, quando si decide di andare avanti nonostante le paure ecco che ci si sente più leggeri, perché si riesce finalmente a capire che è stata presa la strada giusta.  Per questo il finale della canzone ti lascia con una sensazione positiva di felicità e soddisfazione.



La terza ed ultima canzone di questo EP è The fields of Athenry. E’ il degno finale di questa raccolta. Trasmette la pace dei sensi, quella pace che si raggiunge quando si ha la consapevolezza di aver ottenuto dalla vita tutto quello che era possibile per noi ottenere. E ci si gode questo risultato stesi su un prato, un paesaggio tipico Irlandese, su una scogliera, da cui si può osservare l’oceano ed il cielo.

In generale ritengo essere molto bello questo EP. In tre canzoni abbiamo la possibilità di ascoltare entrambi i componenti di questo duo, sia come cantanti principali, sia come coro, sia come duetto in cui non c’è una voce meno importante dell’altra.  Ed entrambi sono cantanti veramente molto bravi! Questo è un EP che consiglio a molte persone: a chi piace la buona musica, a chi piace le atmosfere irlandesi e a chi è appassionato dell’ukulele…. Insomma, lo consiglio a tutti!
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