martedì 4 ottobre 2016

Storia delle corde per ukulele: dalle origini alla seconda guerra mondiale

Questa è una storia di corde e non di ukulele, daremo quindi per scontate alcune informazioni. Il lettore che volesse maggiori dettagli troverà abbondante materiale su internet o in una ormai vasta bibliografia specifica reperibile perlopiù in lingua inglese. Di corde generalmente poco se ne sa, e più o meno nulla è stato scritto. In seguito a svariate vicende della vita, io faccio corde in budello e vendo ukulele. Sono curiosa e appassionata di ricerca storica e tradizione, e dunque mettendo insieme le due cose (la ricerca sulle corde e la storia dell'ukulele) desidero scrivere questo breve articolo, ringraziando fin d'ora Claudia e "La Pulce" per l'occasione di pubblicazione.


L'ukulele sbarca alle Hawaii il 23 agosto del 1879 nelle mani di tre liutai e musicisti in cerca di miglior fortuna, che attirano subito la curiosità della popolazione facendo un po' di busking, e vengono quindi portati al cospetto della famiglia reale. Fino ad allora la musica hawaiana utilizzava solo la voce e gli strumenti a percussione e non strumenti armonici o melodici. La musica era una parte molto importante della vita quotidiana, tutti vi si dilettavano, la regina componeva canzoni, e il kanikapila era cardine della tradizione e della vita familiare.
In realtà a sbarcare non era stato proprio l'ukulele ma suo nonno, il machete portoghese, strumento le cui notizie sono piuttosto confuse (molti sono molto precisi nel darne notizia, ma non sono concordi fra loro). In ogni caso i tre liutai lo cambiarono un po' rendendolo più facile da suonare e da costruire perché il re David Laʻamea Kamanakapuʻu Mahinulani Nalaiaehuokalani Lumialani Kalākaua voleva sia suonarlo che costruirlo, e il neonato ukulele divenne uno strumento molto popolare alle Hawaii.





Che corde montava? Innanzitutto serve una precisazione. Nel 1879, e fino al 1943, la scelta disponibile era soltanto fra budello nudo, acciaio o seta. Le corde di seta erano molto costose e non facili da reperire. Venivano usate in alcuni strumenti tradizionali cinesi e non si hanno notizie di ukulele con corde in seta. Considerata la posizione delle Hawaii in mezzo al pacifico la cosa non può essere esclusa, ma non vi sono conferme fino ad oggi. Le corde in seta risulterebbero piuttosto grosse e poco efficaci all'intonazione dell'ukulele. Avendo voluto invece usare corde di metallo gli strumenti avrebbero dovuto essere costruiti diversamente per sopportarne la tensione e l'effetto taglio che consuma alcune parti. L'acciaio di allora era qualcosa che oggi chiameremmo ferraccio poiché fino alla prima guerra mondiale la metallurgia non aveva ancora permesso lo sviluppo dell'acciaio armonico cui siamo abituati oggi. Quando si vedono corde vintage in steel per ukulele, generalmente si sta parlando di ukulele banjo, che se costruito con una cordiera in metallo poteva usare appunto le corde in metallo come il banjo.
Per esclusione resta quindi solo il budello, che era infatti il materiale comunemente usato per le corde musicali, o armoniche, dagli albori della storia fino alla seconda guerra mondiale. Tutte le corde storiche per ukulele reperite e quelle che ancora si trovano in vendita di tanto in tanto su ebay sono quattro corde di budello nudo.
Mi spiego meglio: si tratta di budello di pecora o agnello. Questi animali venivano macellati per uso alimentare ed erano molto più diffusi di oggi. I loro intestini venivano poi lavorati secondo procedure molto standardizzate e complesse per farne delle corde ad uso musicale, fili per sutura, corde da tennis oppure anche corde per trasmissione di orologi o macchinari. Fra la pulizia del tubo intestinale, il taglio, i trattamenti chimici, la torcitura, l'essiccamento e la levigatura vi sono più di due settimane di lavoro in aziende con anche un centinaio di operai specializzati.
La cosa curiosa è che praticamente tutti i cordai erano italiani e la stragrande maggioranza abruzzesi. Lavoravano il budello per farne corde armoniche tramandandosi le stesse procedure manifatturiere fin dall'inizio del '600, esportando le corde in tutta Europa e poi in tutto il mondo. Napoleone prima ed i terremoti poi, uniti alla povertà portata in quelle regioni dall'unità d'Italia, costrinsero molti cordai ad emigrare e fondare le loro aziende, insieme a compatrioti, fuori dall'Abruzzo. Prima in Francia (Savarez nel 1770) e Germania (Pirastro, 1798), poi a New York (La Bella fondata dai fratelli Mari già nel 1905, poi nel secondo dopoguerra le ditte Mari e D'Addario). http://youtu.be/2_Cwe_pz0Uo
Le corde dell'ukulele erano quindi corde in budello, ed erano corde italiane!
Vi è un'altra cosa da dire: come si trova documentato in molti metodi storici venivano usate le prime due corde del violino o della chitarra (che erano le stesse nonché le più facili da reperire) per realizzare tutte le quattro corde dell'ukulele. Non vi era accordatura Low G. Non avrebbe avuto senso complicarsi la vita introducendo una nuova tecnologia: per raggiungere il sol basso infatti la corda di solo budello sarebbe stata troppo grossa, ma per rivestirla di metallo e renderla dunque più sottile e sonora serviva costruirsi una macchinetta apposita, avere una manualità e soprattutto avere del buon filo metallico. Una complicazione inutile e costosa! Con la semplice accordatura escogitata, tutta compresa in un intervallo di sesta, bastavano le prime due corde di chitarra o violino tagliate a metà.
Usare corde in budello si traduceva in imprecisione di diametri (erano già imprecise quelle per violino, si poteva usare quella un po più grossa per il do e quella un po più piccola per il mi, a occhio) e corde ruvide che sbatacchiavano un poco sui tasti, oppure che già indebolite dalla levigatura si consumavano molto contro i tasti in metallo. Potevano durare anche solo una settimana suonando molto, o anche meno! I musicisti erano abituati a cambiare corde anche più volte durante un concerto, non per niente il nylon venne salutato con entusiasmo



dai chitarristi nonostante il suono decisamente più povero, meno interessante, meno vocale. Finalmente un materiale duraturo! Per questo però bisognerà attendere la seconda guerra mondiale. All'epoca dei primi ukulele vi erano dunque corde Made in Italy, corde Made in Germany (comprate in Italia e levigate in Germania oppure prodotte da cordai italiani emigrati in Germania), oppure corde fatte a New York da emigranti italiani.
In conclusione quindi l'ukulele hawaiano della esposizione di Panama del 1911, il Martin del 1920, l'ukulele banjo a new Orleans nel 1930 e quello di George Formby nel 1950... avevano tutti corde in budello. Molto spesso ruvido budello italiano!


Di Daniela Gaidano


Foto dall'archivio personale di Daniel Mari, ditta "La Bella", New York Long Island 1930.




sabato 1 ottobre 2016

Intervista a Ben Youqoullelle

Questa intervista è ad un ragazzo della Romania con la passione dell'ukulele. Ha anche pubblicato un CD. Non so se qualcuno di voi lo conosce già, questa è un'occasione per conoscerlo meglio.


1.       Come descriveresti il tuo background musicale?
Can you tell us something about your musical background?
Bene, il cervello è modellato da ciò a cui è esposto quando maggiormente malleabile. E quando ero piccolo ascoltavo la musica classica, la fanfara, dei musicisti della vecchia commedia francese mi piace Fernandel, Louis Armstrong e una volta i CD di Britney Spears di mia sorella. (Storia vera).

Well, the brain is shaped by what it is exposed to when it is most flexible. And when I was little, I listened to classical music, brass bands, old French comedy singers like Fernandel, Louis Armstrong and one time, my sister’s Britney Spears CD. (true story).


2.       Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?
What’s your favorite music? Do you listen to everything or do you prefer only some kind of music?
Dipende dal momento. In questo periodo sto ascoltando la raga indiana. È veramente strana. Quando ho cominciato a viaggiare per Ukulele Road Trips, la musica in Bulgaria mi fece impazzire. I bambini che danzavano senza difficoltà i ritmi, non li ho mai capiti! Da allora mi sono veramente aperto alla musica di altre culture.

It depends of the phase I am in. At the moment I’m listening to Indian ragas. It’s very strange. When I started travelling for Ukulele Road Trips, the music in Bulgaria blew my mind. Little Kids were dancing without difficulty to rhythms I couldn’t even understand! Since then, I am very open to the music of other cultures. [Varna and Traditional Music]


3.       Da quanti anni suoni l’ukulele?
How long did you play ukulele?
Penso da pochi anni. Non me lo ricordo ma ho una foto di me in snowboard, con un ukulele nel 2012, perciò è stato sicuramente prima di quella foto.

A few years I think. I can’t remember but I have a picture of me on a snowboard, with an ukulele, in 2012, so it was definitely before that.


4.       Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?
When did you start playing ukulele and why?
L’ukulele è un perfetto compagno di viaggio. Per quelli che non hanno una ragazza. O che amano la musica. O entrambi!

The Ukulele is the perfect travel partner. For somebody who doesn’t have a girlfriend. Or loves music. Or both!


5.       Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Come hai iniziato ad imparare a suonarlo? Tramite Internet, libri, dvd… o cos’altro?
When did you buy your first ukulele? How did you learn playing ukulele? Did you use internet, books, dvds…?
Ho imparato completamente da autodidatta. Nello stesso modo in cui ho imparato la chitarra, ascoltando CD nella mia stanza e solo suonando con loro, e cercare di capire cosa suonavano, e come suonare gli accordi. L’ukulele è stato molto facile dopo. Non è uno strumento per suonare complicate Fughe di Bach in ogni caso, nella mia mente, è per divertirsi!

I learned completely by myself. The way I learned the guitar, is I would put CDs on in my room, and just play with them, and try to understand what was happening, and how to play the chords. The ukulele was very easy after that. It’s not an intrument to play complicated Bach Fugas anyway, in my mind, it’s to have fun!


6.       Che genere preferisci suonare con l’ukuele? E che taglia preferisci: sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…?
What kind of music do you like to play with your ukulele? Which size of ukulele do you prefer (sopranino, soprano, concert, tenore, baritone, banjolele…)?
Questa è una bella domanda! Ma… Ho bisogno di pensare… Beh, in realtà, preferisco le mie canzoni sull’ukulele. Sono davvero il mio stile, haha!
A volte compongo brani rock, a volte canzoni d’amore, a volte canzoni storiche.

That’s a good question ! But ... I need to think...Well, actually, I prefer my songs on the ukulele. They are really my style, haha!
Sometimes I compose rock tunes [ROCKS!] sometimes, love songs [Odessa Stares], historical songs [Stefan cel Mare]



7.       Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza?
You surely played a lot of types of ukulele. May you describe us the differences among them?
Beh, ho sempre e solo avuto soprani a basso costo. Ciò è bene perché non importa se cadono in acqua, nella neve o sul pavimento quando sono in un bar.
Ma quando ho visto un tenore, è un vero e proprio strumento! Suona meravigliosamente. Così è cambiato il mio modo di suonare. Poter rimanere più a lungo su un semplice accordo è bello, anche se non complesso e veloce.

Well I only ever had cheap sopranos. It’s good because they are so cheap it doesn’t matter if they fall in water, snow, or fall on the floor when I’m in a bar. But when I got a Tenor, it was a real instrument! It rings beautifully. So it changed the way I play. I could stay longer on a simple chord, and it was beautiful, even if it wasn’t complex or fast.


8.       A chi deve iniziare, come primo ukulele quale taglia consigli?
Which ukulele size do you suggest to beginners?
Sopranooooooooo! Sono a buon mercato. E come ho detto, non importa se i bambini iniziano a giocare o fare sciocchezze con esso. Ukulele è condivisione di sorrisi.

Sopranooooooooo! They’re cheap. And as I said, it doesn’t matter if kids start playing with it and doing nonsense with it. Ukulele is sharing smiles.


9.       Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca consigli per chi è alle prime armi e quale per chi vuole uno strumento valido per iniziare a suonare seriamente facendo serate dal vivo?
What’s your favorite ukulele brand? Which brand would you suggest to beginners and for musicians?
Qualsiasi marchio che mi darà soldi. Sono al verde ed in cerca di sponsor.

Any brand that will give me money. I’m broke and looking for sponsors.


10.   Quali sono i parametri, tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc… che l’ukulele deve avere per essere un buon ukulele? Quali sono le caratteristiche che bisogna guardare per capire se il tal ukulele è un buon ukulele?
Which parts of the ukulele are important (strings, wood, bridge…)  to increase the quality? How do we understand if our ukulele is a good ukulele?
Se può cadere sul pavimento e suonare ancora va bene, è questo l’importante per me. Il resto… Davvero non ne ho idea.

If it can fall on the floor and still sound okay, that is important to me. The rest… really I have no idea.


11.   In questi ultimi anni c’è stato sempre una diffusione maggiore di questo strumento, anche in Italia. Secondo te a che cosa si deve questo boom?
Ukulele became so popular in Italy and all over the world recently: what do you think about this and what are the reasons of these growing?
È uno strumento meraviglioso! È facile da trasportare, da imparare, da suonare e per condividere sorrisi.

It’s just a wonderful instrument! It’s easy to carry, easy to learn, easy to play, and easy to share smiles.


12.   Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque a chi è alle prime armi?
Do you have any suggestions for ukulele beginners?
Sì. Divertiti.

Yes. Have fun.


13.   Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?
We’re at the end of this interview… Thanks for your patience and kindness!  Would you like to say something to our ukulele fans?
Sì! Buongiorno! Come state? Vorrei far notare che si può scaricare il mio EP (mini album) gratis, e viene fornito con un libro di avventura! Sìì!

Yes! Bongiorno! Come stai?
And also, I’d like to point out, people can download my studio-EP (mini Album) for free [FreeEP], and it comes with a Book of the adventure ! Yay!

giovedì 8 settembre 2016

Recensione CD In this life - degli Ukulele Lovers

Il cd di cui mi accingo a fare la recensione è del gruppo, di cui parlo nella loro intervista sempre in questo blog, il cui nome è Ukulele Lovers. Ed il cd è il loro primo e si intitola “In this life”. Non me ne voglia il gruppo ma intanto inizio raccontandovi cosa trovate nel cd se lo acquistate. Hanno avuto l’idea originale di mettere le loro foto da bambini e i nomi corrispondenti dietro il cd, in modo da creare il gioco di indovinare quale bambino è chi. In più hanno stampato il testo con gli accordi, e lo schema su come si formano tali accordi, della prima canzone presente nel cd. Altra cosa che ritengo molto originale ed interessante per gli appassionati che vogliono provare a suonare qualcosa di semplice, gli accordi sono semplici anche per neofiti dell’ukulele, e bello. In più faccio notare, cosa non così scontata per un primo cd, che è ricco di brani. Infatti ne contiene ben 13. Detto questo inizio ora la vera recensione del cd.

Il primo brano si intitola “Ukulele lovers family”. Scritto da Annika Borsetto, una componente di questo gruppo, con questo brano il cd parte subito a 1000! Ascoltarlo infonde la voglia di suonare l’ukulele, rende benissimo l’idea di come ci si sente suonando l’ukulele… un mix di felicità e libertà da ogni convenzione, come dire: “basta suonare un ukulele per essere felici e mostrarsi al mondo senza maschere”. Insomma, è un brano che sprizza gioia e libertà da ogni nota. Per fortuna hanno avuto la grande idea di mettere il testo con gli accordi nella custodia stessa del cd, così che chiunque ne sente la voglia e ha un ukulele può iniziare a suonare questo bellissimo brano.

Il secondo si intitola “If I ain’t got you” ed è una cover di un brano di Alicia Keys. Che dire, la versione ukulelistica non ha niente da invidiare all’originale. Mantiene “l’anima nera” del brano con quel tocco in più che solo l’ukulele sa dare. Un brano che emoziona dall’inizio alla fine.

“Guacamole ukulele song” è un brano di Lauren Fairweather. Ma come si fa?! Come si può star fermi e non ballare seguendo il ritmo di questa canzone? Ti spinge a muoverti, ti infonde un’energia incredibile. Se dovessi descrivere questa canzone con una sola parola l’unica che mi viene in mente è… WOW! Ho sentito anche l’originale e devo dire che mi piace di più questa, secondo me avendo a disposizione più ukulele viene fuori un coinvolgimento maggiore di chi ascolta.

“Five in the morning” di Milena Dolcetto, una componente di questo gruppo. Faccio fatica a dire il genere di questa canzone, per me è un connubio, un insieme di generi Country, vecchio Blues e quelle canzoni che si cantavano nelle piantagioni americane mentre si lavorava. Non so se sia voluto o no quest’insieme, ma rende la canzone unica e molto bella. E visto il titolo… la canzone ideale per iniziare la giornata svegliandosi con il ritmo giusto.

“Eastern Lullaby” di Andrea Boschetti, componente di questo grande gruppo. E’ un brano che mi fa tornare all’epoca in cui c’erano i grandi Luna Park, l’epoca in cui ci si incantava guardando una ruota panoramica… Mi fa immedesimare in una bambina che vede per la prima volta il Luna Park e si stupisce di tutto, viene travolta dalla gioia nel vedere quelle luci, sentire quei suoni. E vuole provare tutte le giostre presenti, si fa trascinare in una girandola di emozioni che non aveva mai provato prima. In poche parole è un brano che mette di buonumore.

“Don’t think twice, it’s all right” è una cover di un brano di Bob Dylan. Anche in questo caso niente da dire, ottima versione. Rimane l’anima malinconica dell’originale, ma cantata da una voce femminile e con il suono dell’ukulele… Ritrova l’originalità, come se fosse stato Bob Dylan ad aver fatto una cover di un brano degli Ukulele Lovers e non viceversa.



“Overjoyed” anche questa una cover, ma di un brano di Stevie Wonder. Ascoltando questa canzone sono stata catapultata in un locale esclusivo degli anni 40 in cui si esibivano grandi voci “nere”. La canzone in sé mi fa pensare a qualcuno che si tiene tutto dentro fin a che non ha il coraggio di esprimerlo e alla fine questo gli provoca tanta gioia. Ma non si tratta solo di questo, la voce femminile che interpreta questo pezzo potrebbe essere tranquillamente di una ragazza nera che andava ad esibirsi in quei locali negli anni 40. Non so quale componente del gruppo canta questa canzone, ma chiunque sia non posso che complimentarmi con lei per la sua voce. È una voce molto rara da trovare in persone non di colore, veramente una bellissima voce.

“Old Dan Tucker” è una cover di Daniel Decatur Emmett. Con questa canzone facciamo un tuffo nel vecchio West. E’ impossibile ascoltarla senza iniziare a ballare tanto è coinvolgente. Poi quel tocco di originalità viene dato dal Kazoo… Anche questo brano non è da meno rispetto a quelli sentiti finora.
“Il respiro di te” è la cover di un brano di Cinzia Laura Di Mattia e Barbara Fortin. Con questa canzone basta chiudere gli occhi e si torna negli anni 70. Lo so che per molti sto per dire un’eresia, ma ascoltando la voce che la interpreta in questo cd… Mi fa pensare alla voce della grande Mina.

“Let’s go!” di Annika Borsetto, una componente del gruppo. E’ semplicemente la canzone ideale per quei momenti in cui non si ha voglia di iniziare la giornata o di lavorare… Ascoltarla mette l’energia e l’allegria che manca nei giorni che sembrano nascere negativi.

“Happy” cover di un brano di Pharrell Williams. Come dice anche il titolo… è felicità ascoltare questa canzone. Poi se si aggiunge che non si può fare a meno di scatenarsi nel ballo… Una cover che rende onore a questa famosa canzone. Anche in questo caso l’ukulele non delude, si può suonare qualsiasi genere con questo piccolo grande strumento.

“Bei mir bist du shein” cover di un brano di Jacob Jacobs e Shofom Secunda. La canzone parte in sordina, con un tono di tristezza e poi… improvvisamente esplode. In un insieme di suoni, ritmi e colori che basta chiudere gli occhi per vederli. E si balla.

“Mercedes Benz” cover di un brano di Janis Joplin. E con questo brano il cd si chiude con il botto! Fa venire voglia di ballare, ci si sente invasi da un’energia che non puoi fare a meno di esprimere. Mette di buon umore.


Che dire di questo cd? Quando l’hai ascoltato come minimo ti infonde energia e felicità, questo nel caso peggiore. A me personalmente quando ho finito di ascoltarlo mi viene voglia di ricominciare dall’inizio ed ascoltarlo ancora. Inutile dire che è un cd imperdibile per chi ama l’ukulele, ma lo è anche solo per chi ama la buona musica capace di trasmetterti emozioni. Lo consiglio a tutti! Complimenti agli Ukulele Lovers!

martedì 6 settembre 2016

Intervista ukulelosa agli Ukulele Lovers

Oggi vi propongo, dopo tanto tempo di inattività e per questo vi chiedo scusa, un'intervista ad un gruppo italiano nuovo composto da 13 elementi... Gli Ukulele Lovers. Spero che questa piccola intervista contribuisca a farli conoscere ancora di più, perché lo meritano. Sono veramente molto molto bravi. Essendo così tanti, ognuno di loro ha risposto ad una domanda. Eccovi l'intervista.

1. Come descrivereste il vostro background musicale?
(Annika) Il nostro background musicale? Domanda interessante... diciamo pure che la nostra musica è il prodotto di tante, tantissime esperienze diverse di vita che ognuno di noi 13 ha fatto nella propria vita. Ogni fase di vita, momento importante, situazione del quotidiano ci fa scrivere suonare e cantare ciò che viviamo. Direi quindi che... il nostro è una macedonia, insalatona nonché un pasticcio di generi musicali che abbiamo ascoltato e amato e che a modo nostro interpretiamo, oggi. Domani... è un altro giorno e il mood cambierà nuovamente. Ci piace il movimento... non amiamo le cose statiche ma la continua evoluzione nelle nostre menti.

2. Qual è il vostro approccio globale alla musica in generale?
(Ilaria) Come mi approccio alla musica? L'ascolto, la faccio, non posso farne a meno! Da quando ho scoperto la musica non l'ho mai lasciata, anche se certe volte può essere faticosa o poco meritocratica. Ho sempre sentito una grande e istintuale motivazione nei confronti del mondo musicale. È dentro di me. È lo stesso sentimento che si prova quando siamo innamorati o mangiamo una cosa buonissima... Sono vibrazioni positive! Per godere di tutto questo non serve essere intonati o super musicisti, basta ascoltare o strimpellare, cantare sotto la doccia, in macchina, suonare un tamburello, un kazoo, un ovetto, bicchieri, pentole… Sentire e produrre musica!!!

3. Da quanti anni suonate l’ukulele?
(Barbara) Da almeno 5 anni, quando iniziò il primo laboratorio in estate nella splendida cornice dei Giardini delle Torri in centro a Rovigo... ricordo solo che si rideva tanto! Questo strumentino tra le mani in poco tempo tirava fuori suoni ed accordi che diventavano immediatamente "familiari" ed ognuno si faceva venire in mente un brano, una canzone, un motivetto che alla fine conoscevamo tutti...e giù a suonare e cantare insieme! Da lì, il passaggio a volerlo far diventare un’abitudine in una formazione guidata e con uno studio un po’ più approfondito, è stato praticamente NATURALE! È così che sono nati gli UKULELE LOVERS!

4. Come avete conosciuto l’ukulele? Chi o cosa vi ha spinto ad iniziare a suonarlo?
(Andrea) All'interno del nostro cd, dove abbiamo inserito le nostre facce da bambini con gli strumenti in mano (spesso con l'intervento di photoshop), c'è la mia foto "reale" di quando avevo 18 mesi con un ukulele in mano (in realtà, all'epoca io credevo fosse una stratocaster). Mia mamma dice che si mi pensa da bambino, si ricorda che avevo sempre una piccola chitarra tra le mani... e ancora non si è staccata. Negli anni ho capito che strimpellare corde è un'ottima terapia alternativa… Poi, sette anni fa, il giorno del mio compleanno ho incontrato Veronica Sbergia & The Red Wine Seredaders... è stato davvero un gran bel regalo. Così Max mi ha accompagnato a scegliere un paio di strumenti e, quando una sera al termine di un concerto, chiacchierando fuori dal teatro ho scoperto che qualcuno di noi aveva già altri ukulele, abbiamo subito pensato che sarebbe stato divertente provare a suonarli insieme; da lì è iniziato tutto.

5. Quando avete acquistato il vostro primo ukulele, come avete iniziato a capire come si suona?  Dove vi siete orientati per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro?
(Milena) Il primo ukulele me lo ha regalato Andrea! Un uku soprano color miele dal timbro dolce dolce. All'inizio niente internet, no libri, no tutor, no dvd (che ora a volte utilizzo e consiglio) ma lezioni live sempre con Andrea. Lo studio base dell'ukulele è di una semplicità disarmante e questo certamente facilita l'apprendimento perché ti senti appagato da risultati veloci. Un buon maestro, un divertito gruppo di amici, il giro di Do che padroneggia per mesi...e il Song book è già in repertorio! Ora suono un ukulele Concerto e lo apprezzo molto.

6. Che genere di musica preferite suonare con l’ukuele? Qual è la vostra taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)?
(Mattia) Non ho una preferenza di genere musicale più o meno adeguato all'ukulele. Certamente dal punto di vista stilistico, nell'utilizzo dello strumento, buone chiavi interpretative possono essere il crossover e la contaminazione musicale. Ferma restante l'idea popolare di "strumento tascabile", certamente radicata nell'immaginario collettivo, consiglio invece con netta preferenza la misura Concerto per il generico vantaggio qualitativo di onde armoniche, e dunque di profondità di suono, rispetto alle più comuni misure Soprano presenti sul mercato, spesso purtroppo di scadente performance acustica.



7. Voi che avete sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potreste descrivermi la differenza secondo voi?
(Paolo) Ogni strumento è a sé. Dipende da come sei tu e da come è lui. Poi se vogliamo andare sui dettagli ovviamente cambi legni (essenze) o cambi diapason (lunghezza delle corde) ed è come cambiare gli ingredienti di una ricetta conosciuta ma personalizzata. Io credo sia questione di carattere, alla fine scegli il timbro dello strumento che più ti si addice, è una cosa molto personale, di sicuro è meglio provarne tanti… Alla fine quello che conta, e i musicisti lo sanno, è la zampa!

8. Quale taglia di ukulele consigliate a chi deve iniziare?
(Marinella) Anche se adoro il sopranino, consiglierei il soprano. Ha le giuste dimensioni per capire dove mettere le dita senza rischiare di impazzire!

9. Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomandereste a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo?
(Vittore) Per quanto riguarda la questione delle Marche non mi sento di dare consigli, già con 30/40€ si possono trovare Ukulele che suonano abbastanza bene per iniziare. Le marche sono tantissime: Kala, Ibanez, Eko, Ohana, aNueNue, Mahi Mahi, Eleuke, Mahalo, ecc. L'unico consiglio che mi sento di dare è lo stesso che è stato dato a me quando ho comprato il mio: "osserva e magari prova diversi modelli e poi compra quello che senti più tuo" (con un occhio al cartellino del prezzo).

10. Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardate voi maggiormente?
(Antonella) La cosa più importante secondo me è che lo strumento sia comodo, cioè che le corde non siano troppo alte sulla tastiera, questo ti farà suonare più volentieri e spesso il tuo ukulele. Come diceva Paolo ad ogni legno il suo timbro, ma prima di tutto l'intonazione che deriva dalle corde e dalla tastiera, anche in questo caso un buon liutaio saprà regolare il tutto. Esistono ukulele molto belli da vedere ma difficili da suonare o stonati, quindi aprite prima bene le orecchie e chiudete gli occhi.

11. Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo voi, a che cosa si deve questo boom?
(Daniele) La recente diffusione la si deve a grandi musicisti come Brian May (queen), Rino Gaetano, Eddie vedder (Pearl Jam), Syd Barret (Pink Floyd) e ai mitici ukulele lovers... Scherzi a parte, oltre alla diffusione di massa per emulazione, direi che grazie al lavoro di alcuni appassionati stanchi del flauto dolce nelle scuole si porta avanti in Italia la cultura dell'ukulele tra i ragazzi.

12. Che consiglio vi sentite di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi?
(Marco) Studiare, studiare, studiare.

13. Siamo arrivati alla fine dell’intervista, vi ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?
(Alessandro) Keep calm and play Ukulele!!!

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