sabato 24 giugno 2017

B52 Acoustic Project - parte 1 -

È iniziato tutto un po’ per caso e spesso le cose che non ti aspetti sono proprio quelle che in punta di piedi finiscono per entrarti dentro di più. Le più belle.
Così nascono i B52, Federico e Letizia. Come quando ti trovi con un amico per bere una birra al giovedì sera. Solo che al posto della birra noi avevamo una chitarra (la mia) e una splendida voce (la sua).
È iniziato tutto un po’ per caso, dicevamo, per strimpellare qualche canzone e divertirci.


 Ho sempre ammirato immensamente gente come Bob Dylan: una chitarra acustica, quattro accordi. Pura magia. Penso che l’emozione più grande stia proprio nella semplicità. E quindi una chitarra, un’armonica e una voce che sa emozionare. Non serve altro.
Poi come spesso accade una cosa tira l’altra e abbiamo provato a “fare sul serio” ed esibirci in qualche locale, perché l’unica cosa più bella di imbracciare una chitarra, suonare e cantare è avere la possibilità di farlo per qualcuno che ti ascolta e magari canta con te.
Abbiamo definito il nostro repertorio, scelto brani che rispettassero l’unico requisito di piacerci. Questo è tutto ciò che vogliamo: suonare qualcosa che ci piace, renderlo nostro e proporlo a chi ha voglia di ascoltarci.
Ci trovate su Facebook e Youtube, siamo i B52 Acoustic Project.
Ah già, il nome! Il B52 è un piccolo cocktail, lo conoscete? Il liquore al caffè, la crema Bayleys e il Grand Marnier non si mischiano e gli conferiscono la caratteristica figura a strati. L’abbiamo scelto perché ci assomiglia parecchio.


Apparentemente il nostro repertorio è così: tanti pezzi di diversi, generi che poco c’entrano l’uno con l’altro. Ma come il B52 se si accende la fiamma e lo si serve il risultato è ottimo. La nostra fiamma? La passione per la musica, la semplicità e la voglia, prima di tutto, di divertirci.
Voce, chitarra, armonica. E ultimamente anche un piccolo nuovo amico a quattro corde che è entrato nel nostro progetto, ma questa è un’altra storia...



Articolo scritto da:
Federico Lucrezi 

venerdì 23 giugno 2017

SPRING PARTY

Lo scorso 26 marzo presso l’Associazione Culturale Oltremusica di Bulgarograsso Como si è svolta la prima edizione di UKULELE SPRING PARTY, un evento che quest’anno ha visto la partecipazione di alcuni dei nomi più conosciuti del mondo dell’ukulele.
Ospite d’onore Paul Moore:


 stimatissimo musicista di fama internazionale e fondatore del progetto di pace Ukuleles for peace che in Israele coinvolge bambini arabo mussulmani ed ebrei in un’unica orchestra di ukulele dimostrando che la pace e la coesistenza è possibile; chiunque suoni l’ukulele non può non conoscere Paul e il suo meraviglioso progetto unico al mondo!
L’evento ha visto poi la partecipazione di Lorenzo Vignando in arte Ukulollo, in Italia tra i pionieri del fenomeno musicale ukulele. Ogni volta che Lorenzo si esibisce è l’occasione per conoscere oltre ai suoi brani inediti anche altri musicisti, infattici ha abituato ad ascoltare la sua musica attraverso esibizioni in duetto con artisti italiani e stranieri. Così è stato anche durante Ukulele Spring Party dove si è esibito in coppia dapprima con Paul Moore e a seguire con Felicity una giovane musicista emergente che oltre a suonare il piano e il flauto ha conquistato i presenti per la sua dolcissima voce.




Ospiti graditissimi e molto attesi il gruppo Naftalinas che non hanno deluso le aspettative. Sembra siano arrivati dal mare e sbarcati non si sa come sul lago di Como… Il loro fortissimo carisma ha trasmesso quello che secondo chi li conosce è il vero senso della musica con ukulele: autoironia, semplicità, gioia di stare insieme e voglia di non prendersi troppo seriamente.
Per l’occasione sono arrivate persone da tutto il nord Italia e dopo un efficace workshop di Ukulollo


si è dato il via a libere esibizioni dei partecipanti. Le Due nel Cappello, duo composto da Sara Magon e Clara Zucchetti, in qualità di padrone di casa con la loro esibizione hanno dato il via ai concerti serali che si sono conclusi con la tradizionale jam session improvvisata con tutti i presenti.


Oltremusica ha la propria sede all’interno di un agriturismo e quindi il luogo ideale per festeggiare l’arrivo della primavera, quindi chi ha partecipato ha espresso il desiderio che Ukulele Spring Party diventi un appuntamento fisso e che si arricchisca della presenza di altri ospiti.


Questa prima edizione nasce dall’idea di festeggiare insieme agli amici ukulelisti un anno ricco di impegni che ha visto Elisabetta Zulian, Sara Magon e Clara Zucchetti promuovere la musica con ukulele con grande determinazione sia nelle scuole che in ambito sociale, ad esempio con il progetto di Scampia. Un anno in cui è stato promosso con diverse iniziative il metodo “Iniziamo presto con l’ukulele” da loro scritto dopo anni di esperienza e pensato per insegnare ukulele ai bambini.



È risaputo che Oltremusica creda fortemente nelle potenzialità dell’ukulele ma è con eventi come questo che esprime la convinzione e la consapevolezza che l’energia investita nei propri progetti si nutra anche dello scambio con le persone della comunity dell’ukulele che ha il potere di


riuscire a mantenere viva la voglia di vivere la musica sempre con gioia e ironia!



Articolo scritto da:
Beth Zulian
di Oltremusica







giovedì 22 giugno 2017

ALOHA' OE

La città di Honolulu, capitale del regno Il Regno delle Hawaii, fondato nel 1795, si avvia a diventare una metropoli occidentale, in puro American-style, all’inizio del 1820, quando i primi missionari protestanti americani vi mettono piede. A differenza degli esploratori del secolo precedente, che descrivevano questi luoghi come un paradiso di edenica innocenza, abitato da un popolo gioioso, i missionari giudicarono i nativi come ignoranti, pigri, dediti ai loro rituali pagani, dunque dissoluti e immorali. Nel momento in cui le Hawaii assumono un ruolo centrale del commercio mondiale, la cultura musicale europea e americana influenzano la musica e le tradizioni hawaiane, e viceversa.

Il re David Kalakaua e la regina Liliuokalani,
visti qui come una principessa in un ritratto del 1887 a Londra,
hanno giocato un ruolo fondamentale
nella formazione e nella diffusione di un nuovo tipo di musica
 che ha mescolato il mele hawaiano
con forme musicali occidentali.
Cortesia degli Archivi di Stato delle Hawaii.


Qui giocano un ruolo centrale gli esponenti della famiglia Reale di Honolulu, come il Re Kalakaua, ed in particolare sua sorella la Regina Lili’uokalani, nata Lydia Kamaka’ eha (1838-1917).
La Regina si forma alla Royal School dove studia canto, pianoforte, chitarra, ed ha una reputazione di eccellente musicista e compositrice. A lei si deve il celebre e nostalgico “Aloha Oe”, che, tra le molteplici sue composizioni, è diventato l’Inno nazionale hawaiano. La Regina ed il fratello contribuiscono alla diffusione dell’ukulele sostenendo il “revival” della tradizione hawaiana, per resistere al predominio della cultura occidentale. L’evoluzione del machete, antenato portoghese dell’ukulele, contribuisce a veicolare la cultura e le tradizioni dei nativi. Si diffondono canti a tema politico come il “Hula Kui”, poesie con doppi sensi, messaggi in codice, allusioni e metafore. La composizione di Luli’uokalani “Kaulana Napua Ohawaii”, del 1893, (Famous Are The Flowers), ad esempio, celebra il rifiuto dei membri della Royal Hawaian Band di sottoscrivere il giuramento di fedeltà al governo americano. La Regina sarà arrestata nel 1895, pubblicherà diversi mele sui giornali, con messaggi controrivoluzionari in codice, per comunicare con i suoi pari, ma sarà poi deposta e costretta ad abdicare. Nel 1898, le Hawaii saranno annesse agli Stati Uniti d’America.



(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)




Articolo scritto da:
Francesca Biagi
http://www.francesfollies.com/

mercoledì 21 giugno 2017

UKULELE NEI FILM

Non mancano nella storia del cinema pellicole in cui compare l’ukulele: penso a Marlyn Monroe in A qualcuno piace caldo, a Stanlio e Ollio in “I figli del deserto” ma anche ai film degli anni 30 in cui sono rimasti immortalati i virtuosismi di Roy Smeck.
La nascita dell’ukulele e l’invenzione della pellicola cinematografica sono quasi contemporanee, rispettivamente risalgono al 1879 e al 1885, e la prima proiezione di una pellicola grazie all’invenzione dei fratelli Lumière è del 1895. Già da questa coincidenza pare ci sia tracciato in qualche modo un percorso in comune fra il nostro strumento e la settima arte: basti pensare che negli anni 20 e 30 entrambi erano molto di moda, almeno negli Stati Uniti. Ai nostri giorni la presenza dell’ukulele nei film contribuisce non poco a far conoscere la sua musica ad un pubblico sempre più ampio.
Sulla base di queste semplici premesse vorrei passare in rassegna canzoni e film di mia conoscenza per vedere in rapida carrellata in quali modi l’ukulele è presente nel cinema. Gli appunti che vi presento sono la traccia su cui ho costruito la scaletta di una puntata di INTORNO ALL’UKULELE, trasmissione radiofonica in onda il mercoledì sera alle 22.00 su Deejayfox radio station (www.deejayfoxradio.com ) ascoltabile anche in podcast su www.intornoallukulele.it .

1.L’ukulele di Gaetano Cappa usato negli arrangiamenti strumentali per il film muto “Le strane avventure di Pim-Popò”
Lo strano viaggio di Pim-Popò è un film avventuroso per ragazzi del periodo del cinema muto, diretto da Dante Cappelli e Giovanni Casaleggio nel 1922. Recentemente Gaetano Cappa ne ha scritto e arrangiato una partitura musicale per ukulele, xilofono, ottavino, toy piano e glockenspiel. Il risultato è molto interessante e originale e si integra perfettamente con le immagini datate di questo film, basta scegliere a caso alcune tracce di questa colonna sonora per averne immediatamente una dimostrazione pratica convincente. A chiudere in modo appropriato scorre sui titoli di coda la canzone Arriva Pim-Popò scritta da Cappa con Pacifico e cantata da Petra Magoni.

2. L’ukulele con cui Ollio si accompagna cantando Honolulu baby ne “I figli del deserto” del 1933
Stanlio e Ollio si fanno prescrivere da un falso medico un viaggio di salute alle Hawaii mentre invece, ad insaputa delle mogli, se ne vanno a Chicago al congresso dell’associazione Figli del deserto. Ma nel frattempo mentre loro si divertono a Chicago anche sulle note di Honolulu baby, la nave sulla quale avrebbero dovuto viaggiare naufraga e le mogli preoccupate per la loro sorte si recano al porto per avere informazioni più precise.  Stanlio e Ollio tornano a casa cantando il ritornello di “Honolulu baby” con ukulele e ghirlande di fiori al collo, ma la bugia sarà presto scoperta.

3. L’ukulele della cantante e ukulelista Zucchero /Marylin Monroe in “A qualcuno piace caldo” del 1959
Siamo a Chicago nel 1929 e  Zucchero, simpatica suonatrice di ukulele alcolizzata e dagli amori sfortunati, fa subito amicizia con il sassofonista Joe e il contrabbassista Jerry interpretati da Jack Lemon e Tony Curtis, due musicisti squattrinati che vivono suonando in varie orchestre. Essendo stati involontariamente testimoni scomodi di un crimine, si nascondono travestendosi da donne nelle fila dell’orchestra femminile in cui lavora Zucchero.
L ‘ukulele in braccio a Marylin Monroe non viene realmente suonato e il brano che canta e balla nella corsia del treno, attorniata dalle altre musiciste dell’orchestra, è “Running wild”.

4. L’ukulele di Lyle Ritz in “Tonight you belong to me” nel film “The jerk”
Il brano viene cantato da Steve Martin e Bernadette Peters  ne “Lo straccione”, un film del 1979 diretto da Carl Reiner.

Navin è il figlio adottivo di due genitori di colore che da povero diventa ricchissimo, facendo la fortuna dei suoi genitori, salvo ritornare poi uno straccione.
Questa registrazione segna il ritorno del grande Lyle Ritz all’ukulele, dopo molti anzi troppi anni di assenza dal mondo dell’ukulele. Ricordiamo che a Lyle Ritz “Intorno all’ukulele” ha dedicato una puntata ascoltabile in podcast (11 maggio 2017).

5. L’ukulele di Jack Shimabukuro nel film Hula girl
Joban, 1965: la miniera che per generazioni ha dato da vivere alla gente del posto deve chiudere. Per risolvere il problema della disoccupazione, si decide di aprire un centro turistico hawaiano e servono ballerine di hula. Verrà chiamata da Tokyo una ballerina professionista per insegnare alle ragazze del villaggio, ma i contrasti con la vita di provincia non tardano ad arrivare.
Shimabukuro ha curato la colonna sonora di questo film giapponese del regista coreano Sang il Lee. Il brano che prende il titolo dal film è molto bello ed ha una melodia che si sviluppa sulle posizioni alte della tastiera.

6. Lava, la canzone d’amore dei vulcani Uku e Lele nel cortometraggio della Pixar
Lava è un cortometraggio d’animazione musicale del 2014, distribuito dalla Pixar e diretto da James Ford Murphy che è anche autore della omonima canzone.
Si tratta di una storia d’amore ambientata milioni di anni fa fra due vulcani Uku e Lele, i cui nomi uniti formano la parola “ukulele”.

Milioni di anni fa viveva in mezzo al mar
Un vulcano che era solo più che mai
Da lassù osservava le altre cose immaginava
qualcuno che amasse anche lui.
Così dal suo cratere ogni giorno risuonava
un canto di speranza per l’eternità.
Uku, in cerca del vero amore, passa il tempo cantando una canzone d’amore al “vulcano dei suoi sogni”, Lele che da secoli dal fondo del mare lo ascolta cantare, convinta che la canzone sia dedicata a lei .
La cosa che io sogno di più
È che qui con me ci sia anche tu
Io so che nel mondo per me c’è un amore
Che magma con tutto il suo cuore.

Nella versione inglese la parola “lava” sostituisce “love” mentre in quella italiana è stata usata la parola “magma” che in qualche modo, anche se meno musicale, sta per “m’ama”.



Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL’UKULELE

sabato 22 aprile 2017

Piccola nuova intervista ad Ukulollo

Son passati anni dall'ultima intervista che ti ho fatto. È cambiato, e se sì come, il tuo modo di fare musica?

Ciao Claudia, che piacere risentirti! L'intervista che mi facesti anni fa coincideva con l'uscita del mio primo album "Completely Unbroken" sono passati 4 album da allora! Nel mio modo di fare musica molto è cambiato e molto è rimasto uguale. E' rimasto uguale il mio principio di base di mettere l'ukulele e le voci al centro e scegliere solo strumenti acustici per colorare la mia musica, stratificandoli in un genere che principalmente è new wave all'ukulele, con divagazioni sulla world music, la dance, la classica, il funky e tanto altro.
Negli album successivi a completely Unbroken, nel quale ho suonato e mixato personalmente quasi tutto, ho potuto lavorare con tanti straordinari musicisti che mi hanno arricchito in termini compositivi espressivi ed umani. Anche tecnicamente sono cambiato. Oggi suono l'ukulele in modo diverso, utilizzando l'indice della mano destra sul manico in modo che ritmo, arpeggio e melodia si fondono, e molto spesso riesco a far suonare un ukulele come se fossero due! 
Credo che scrivendo così tante canzoni originali (più di 50) anche la struttura e 
l'arrangiamento siano diventati più solidi ed efficaci, anche se questo non dovrei essere io a dirlo! Inoltre sono molto contento dell'evoluzione del mio modo di cantare e della qualità del suono che sono riuscito ad ottenere in studio, grazie al mio eccezionale ingegnere del suono Luca Contini. Sono tantissime le persone che mi hanno aiutato a crescere coi loro insegnamenti o anche solo suonando con me e non riuscirei qui a citarli tutti, ma non posso assolutamente non ringraziare il Maestro Girolamo Deraco che mi ha illuminato sulla composizione e l'arrangiamento, il grande Paul Moore che mi ha insegnato a stare sul palco. Gennaro Scarpato e Matteo Cammisa, due percussionisti che hanno arricchito il mio suono con la loro fantasia e precisione, tutte le voci femminili che mi hanno aiutato ad ampliare lo spettro delle sensazioni evocate dalla mia musica, da Sara Bertolucci a Victoria Vox a Irene Greco, e il grande Luca Silvestri che con il suo lavoro al basso ha inspessito le frequenze delle ultime canzoni con un gusto straordinario!



Dall'ultima volta, vedi cambiamenti nella diffusione e conoscenza dell'ukulele in Italia? Se sì, in meglio o peggio? E perché secondo te?

Sì e in meglio! Sempre più persone lo conoscono, l'instancabile lavoro del Mercatino dell'ukulele di Vicenza, dell'Associazione Oltremusica di Como, e di tanti altri appassionati sta portando finalmente i propri frutti! Sempre più scuole stanno capendo che l'ukulele è uno straordinario veicolo di insegnamento per la musica per i bimbi che saranno i musicisti di domani, e sempre più ragazzi e adulti si stanno immergendo nella colorata avventura musicale che nasce del nostro piccolo l'ukulele 



Cosa manca in Italia, secondo te, per far capire definitivamente alla gente che l'ukulele è uno strumento vero e non un giocattolo?

Forse manca solo un po' di tempo. La radio e la televisione non lo divulgano affatto, ma se ci pensiamo bene questi media non divulgano proprio niente ormai da anni e stanno perdendo di credibilità di giorno in giorno. Internet e la musica dal vivo sono da sempre i principali canali di diffusione dell'ukulele, e entrambi stanno crescendo qualitativamente e quantitativamente. Prova a pensare a come rispondeva la gente quando gli parlavi di ukulele 10 anni fa, forse un 1 % degli italiani lo conosceva. Ora credo che il numero sia almeno decuplicato, il che secondo me è un ottimo risultato.



Ci racconti, "ukulelosamente" parlando, cosa hai fatto negli ultimi anni?

Ho girato tutto il mondo proponendo la mia musica e ho creato il progetto Ukulollo Cinemagic, che fonde musica, video e teatro ed è pensato espressamente per i cinema, dove la gente viene inondata dalla musica dal vivo e dalle immagini sul grande schermo. E' un'idea che mi ha dato grandissime soddisfazioni, dove il pubblico è attento e coinvolto. Dopo aver assistito allo spettacolo non credo che la gente pensi più che l'ukulele sia solo un giocattolo! 
Poi ho realizzato un mio sogno di bambino, impersonando un eroe in stile giapponese nel mio ultimo video "We Don't Need a DJ".



Infine, grazie per la tua disponibilità, quali sono i tuoi progetti futuri con l'ukulele?

Grazie a te! Nel prossimo futuro ci sono bellissimi festival! A Luglio sarò a Vicenza e a Praga, poi un tour di un mese negli USA ad agosto, poi a Berlino e, non so se si può dire, si può dire? mah, io lo dico!: al primo festival dell'ukulele di Canton in Cina, organizzato dalla nostra italianissima Aquila Corde.
Se volete rimanere aggiornati sul mio lavoro, ascoltare la mia musica o vedere i miei video, vi aspetto su www.ukulollo.com

mercoledì 12 aprile 2017

I Fuoridaglischemi - Parte 2

Nell'articolo precedente ci siamo presentati e vi ho parlato di me come un sognatore alla "Cutugno" con L'ukulele in mano.

Eh già, uno strumento così piccolo che lo metti ovunque... lo porti ovunque.

Devo un grazie a mio fratello Leonardo per avermi fatto innamorare dell'ukulele.

Qualche anno fa si è sposato e fra le tappe del suo viaggio di nozze c'era... HONOLULU.

Città in cui l'ukulele (come lo conosciamo oggi) è nato.

Al suo ritorno in Italia, mio fratello, portò un sacco di souvenir ai familiari. Molti ricevettero le classiche calamite da frigo e solo io mi beccai qualcosa di diverso... un ukulele! È li che nasceva, e se vai alle Hawaii non puoi non tornartene con un Ukulele!


Bellissimo. Mi luccicarono gli occhi e non vedevo l'ora di iniziarlo a suonare. Era di plastica, più da soprammobile. Sulla piccolissima cassa armonica raffigurava le Hawaii.

Un perfetto regalo con il quale strimpellare qualcosa.

Con l'arrivo del Natale me ne feci regalare, poi, uno dalla mia ragazza. Uno vero. Uno con cui suonare nei Fuoridaglischemi.

I suoni acuti dell'ukulele hanno acceso i miei giorni più gravi e ho deciso che se non avevo mai suonato uno strumento prima, beh, questo sarebbe stato il primo.

Ho cominciato a prendere lezioni private e con molta pazienza ho tirato fuori le prime canzoni che a breve registrerò in studio con i Fuoridaglischemi.

Questo strumento in Italia, è sempre rimasto sconosciuto o quasi. Quando lo si vede in TV, la maggior parte delle volte si pensa che sia solo una semplice chitarrina.

È molto di più: è un suono di pace e spensieratezza, un urlo calmo, un piccolo grande compagno.

Appartiene alla categoria di quegli strumenti rari, alternativi. Non lo suona mai nessuno come dovrebbe, perché si predilige la chitarra o il piano che sono definiti gli strumenti da accompagnamento musicale per antonomasia.

Io amo le cose diverse, gli do voce: è per questo che ho colto questo regalo come ispirazione per nuovi suoni, nuove canzoni.


Articolo scritto da:
Gabriele Tucci

mercoledì 29 marzo 2017

L'ukulele e le donne: le prime ricerche

La Storia dell’Ukulele è di grande fascino, perché ha a che fare con grandi emigrazioni, rivoluzioni economiche, persone di ogni ceto sociale, dal popolo alla nobiltà, viaggi impervi attraverso gli oceani. E’ il fascino di un piccolo grande strumento che dalla seconda metà del 1800, in spalla a migranti portoghesi approda alle Isole Hawaii, per conquistare, poi, il resto del mondo. Se i libri di Storia hanno sempre avuto gli uomini come protagonisti, negli ultimi decenni ha fatto breccia tra gli studiosi un approccio più realistico, che include il ruolo basilare delle donne nella società. L’avvio delle ricerche sulle origini dell’ukulele si deve all’antropologa americana, pioniera dell’etnomusicologia, Helen Heffron Roberts (1888-1985). Nell’estate del 1923 la Commissione Hawaiana degli Studi sul Folklore la incarica di documentare l’antica tradizione musicale locale. Nell’anno successivo la Roberts visita le isole di Maui, Oahu e Kauai, registrando centinaia di mele (canti, canzoni, poesie) e oli (canti tradizionali) su Cilindro Fonografico (supporto di registrazione audio inventato da Thomas Edison negli Stati Uniti alla fine dell’800), e raccogliendo il frutto del suo lavoro in un rapporto di 400 pagine. Ma una delle sue prime relazioni scritte ha poco a che fare con la musica tradizionale. Piuttosto sottolinea il fatto che l’ukulele non sia stato inventato dai nativi hawaiani, ma bensì introdotto alle Hawaii da immigrati portoghesi, dall’Isola di Madeira, nel 1879. Qui, a Madeira, ancor prima che l’emigrazione di massa avesse luogo, a metà del 1800 i musicisti già insegnavano il machete, antenato dell’ukulele, anche ai turisti, come ad esempio, all’Imperatrice austriaca Elisabetta di Baviera, tra il 1860 e il 1861.

1- Helene Taxis (1834 - 1891) sorella dell'Imperatrice


2- Imperatrice Elizabeth Amalie Eugenie - "Sissi" (1837 - 1898)


3- Lily Hunyady


4- Matilde Windischgratz


Imperatrice austriaca Elisabetta di Baviera, 
uno dei turisti più famosi di Madeira,fotografata con un machete e le sue dame di compagniadurante una visita 1860-1861 per l'isola. Foto di Photographia Museu "Vicentes", Funchal.


(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)



Articolo scritto da:

Francesca Biagi

lunedì 27 marzo 2017

Ukulele e ragtime

Sono molto incuriosito dalla presenza, nel repertorio di molti ukulelisti, di brani ragtime o ad esso ispirati. Non ho una conoscenza approfondita di questo genere e mi domando quale può essere il legame fra ragtime ed ukulele.
Il termine ragtime indica uno dei generi musicali nati negli States alla fine dell'800 e confluito nel jazz dei primordi. Sono gli stessi decenni in cui nelle isole Hawaii dalla fusione di due strumenti popolari portoghesi, la braguinha e il rajao, nasce l'ukulele. Strumento che asseconda le esigenze di una musica fatta di melodie dolci e sinuose, così come la lingua hawaiana.


La parola "rag" significa brandello mentre "ragtime" può essere tradotto come tempo stracciato o spezzato quindi, usando il termine tecnico più appropriato, tempo sincopato. In pratica su una pulsazione molto sostenuta e a dir poco frenetica si inseriscono accenti spostati, come una corsa mozzafiato con balzi improvvisi su un tappeto di passi regolari.
Il ragtime è musica esclusivamente strumentale, di solito eseguita al pianoforte da virtuosi capaci di suonare con una velocità e una precisione meccaniche, tali da indurre l'ascoltatore a dubitare della presenza di un essere umano, immaginando piuttosto un pianoforte a rulli, una pianola, strumento in voga in quegli anni fino alla comparsa del mitico jukebox, ma questa è un'altra storia.
La gioia e l’energia che un ragtime sa sprigionare lo pone esattamente agli antipodi del blues, triste e dolente per eccellenza. Proprio come nel repertorio religioso la gioia è del Gospel e la tristezza dello Spiritual, il ragtime è facilmente riconoscibile per il suo carattere estroverso, allo stesso tempo misurato e contagioso.

Di certo anche l’ukulele ha una congeniale inclinazione verso espressioni gioiose e positive, anche se la musica hawaiana tradizionale ha spesso un carattere sognante e rilassato, una volta giunto negli States l’ukulele viene subito adottato per le sue ineguagliabili potenzialità ritmiche e il suo timbro frizzante e scherzoso, a volte perfino ironico. Forse la stessa ironia che permeava quegli spettacoli denominati “minstrel show” nei quali i bianchi parodiavano atteggiamenti e caratteri del nero afroamericano e che rappresentava una delle più divertenti forme di intrattenimento dell’epoca.
Insomma in terra di meticciato l’ukulele non ebbe difficoltà a trovare ospitalità. Negli States lo strumento meticcio più affine era senza dubbio il banjo, dove il tamburo africano si innesta nella struttura di un cordofono a 4 o 5 corde pizzicate, sul modello della chitarra europea. Usato per accompagnare il canto permette all’esecutore di mantenere lo streight time, il tempo regolare, pizzicando con il pollice le due corde più gravi in alternanza, come i passi di una marcia, “spezzando” il tempo con l’indice o il medio sulle corde più acute per essere rag. Non può passare inosservato come in questo modo nacque la tecnica fingerpicking che ben si presta ad essere usata sul banjo, sull’ukulele e sulla chitarra folk.

Da questo momento in poi molti canti verranno suonati in stile ragtime anche se provenienti da tradizioni musicali diverse: canti popolari neri e bianchi, antiche ballate irlandesi e scozzesi, inni religiosi. Tracce di tutto ciò sono disseminate nel repertorio ukulelistico sia grazie alla riproposta delle pagine ragtime più popolari di Scott Joplin, il più conosciuto, ma non mancano brani originali nati proprio sulle quattro corde dell'ukulele, penso a James Hill, Dan Scanlan e molti altri.


Ho scelto quindi di dedicare a questo tema una puntata della trasmissione INTORNO ALL' UKULELE in onda tutti i mercoledì alle 22.00 su Deejayfox Radio Station (www.deejayfoxradio.com , ascoltabile anche in podcast su www.intornoallukulele.it). Questo mio scritto vuole essere un primo contributo al blog Ukulele: che passione! e al notiziario LA PULCE impegnati a far conoscere ed amare il nostro strumento. Una prima forma di collaborazione con Claudia che ringrazio per l'ospitalità. 

Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL'UKULELE

mercoledì 22 febbraio 2017

I Fuoridaglischemi - Parte1

Uno strumento… Fuoridaglischemi!!!

Ciao, tu non puoi sapere chi sono, o forse sì… comunque è la prima volta che scrivo per questo periodico e quindi se fai parte delle centinaia di persone che lo leggono, molto probabilmente non mi conosci - perché ho scoperto da poco questo mondo “pulcioso” ed ho intenzione di raccontarti più avanti quando come e perché mi ha conquistato -  se invece fai parte delle centinaia di persone che seguono i Fuoridaglischemi, allora sappi che sì, sono io… Gabriele, la voce. Se invece passi fra queste righe, così, per caso, allora sai già chi sono perché mi sono presentato al rigo di sopra.

Che tu mi conosca o no, io ti parlerò come se non ci fossimo mai incontrati così da raccontarti ogni cosa e non tralasciare niente.

Con i Fuoridaglischemi suono e canto dal 2008.

Era una calda estate ed io e Manuel, il mio collega - e compagno di classe fin dalle elementari – ci trovammo a scrivere canzoni a casa sua in compagnia di un ventilatore e una chitarra.

Da allora sono cambiate parecchie cose, a partire dalla maturità dei testi e dei suoni a qualche pelo in più sulla faccia! Nel frattempo abbiamo suonato in tutti i luoghi possibili e immaginabili della Basilicata e abbiamo inciso alcune canzoni che vi invito a visionare su Youtube.

Da “Amore ti chiedo perdono” passando per “Che cos'è la libertà?” arrivando a “L'ultimo bicchiere di vino”, ne abbiamo passate di emozioni e di camicie sudate, abbiamo visto porte chiudersi, altre aprirsi e abbiamo capito cos'è la musica per noi e quanto possa cambiare una vita.

Abbiamo alternato lo scrivere canzoni con il divertirsi, cantare canzoni con l'emozionarsi, suonare una chitarra con rilassarsi. Mixando il tutto, il barman ci ha servito un cocktail perfetto, che in ogni angolo della lingua ha lasciato il suo sapore senza invadere quello confinante.

Abbiamo realizzato anche dei videoclip, poi, di ogni canzone. Ci siamo improvvisati attori, sceneggiatori, aiutanti – regia ecc.

La musica ci ha fatto stare in mezzo a gente grande, ed eravamo grandi a 17 anni.



Ora, tu puoi capire quanto sia difficile sfondare nel mondo della musica, senza la vittoria ad un talent o roba del genere. Si lo ammetto che anche io certe volte ci provo a fare qualche casting, ma devo dire che alcuni proprio li evito.

Ritornando al discorso: anche se è una realtà difficile, crudele per certi aspetti, noi facciamo musica per chi ci ama, ci basta: scrivere, registrare, far ascoltare, suonare e basta così. Il successo arriverà se Dio lo vorrà. Se percorri la tua strada e la fai diventare importante, piena di prati e fiori ai bordi, prima o poi qualcun altro vorrà incrociarsi con questa strada, vorrà farne parte.

Pertanto, se ti ho suscitato anche un minimo di emozione o di interesse ti invito a cercarci e sostenerci, ascoltando e condividendo la nostra musica.

Ah…

Poi è successo che ho incontrato lui, piccolo com'è.

Ma questo ve lo racconto in un prossimo intervento… mi piaceva prima presentarmi; non posso parlare di me se prima non ci siamo stretti la mano.

Ringrazio lo staff de “La pulce – Ukulele in Italia” per aver dato l'opportunità ad uno come me di poter scrivere quattro cose riguardanti questa strana cosa che si chiama musica.



Articolo scritto da:
GABRIELE TUCCI
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