mercoledì 8 novembre 2017

Paul Jonson’s ukulele

Capita che un ukulelista proveniente dalla Nuova Zelanda passi per Como… e che la comunity dell’ukulele in Italia faccia da tam tam cogliendo subito l’opportunità di ospitarlo per un workshop di ukulele! Così sono andate le cose… Tamara Stich di Ukulele Club Arpamagica Milano con l’entusiasmo e la determinazione che la contraddistinguono lancia l’idea di ospitare Paul Jonson a Oltremusica e naturalmente Oltremusica accetta! Mercoledi 1 Novembre 2017 è una di quelle date da segnare sul calendario per gli appassionati di ukulele: Paul Jonson, dalla Nuova Zelanda, raggiunge l’Associazione Culturale Oltremusica, Bulgarograsso Como.


Il fatto che sarebbe arrivato in camper ha affascinato subito tutti! Eh, quando ci ricapita! Anche in quest’occasione l’ukulele ha fatto da ponte tra due paesi molto distanti fra loro! Con il suo camper pieno di Ukulele e di suoni Blues, Boogie e Ragtime, Paul Jonson arriva nello chalet di Oltremusica, in uno spazio immerso nel verde, dove i tempi della natura si conseguono nei tempi della musica. Non poteva esserci una collaborazione migliore tra l’Associazione Oltremusica e il Club Ukulele Arpamagica di Milano, nell’invitare un musicista di tale grandezza, quale è Paul Jonson.


Ha una qualifica di più di cinquecento lezioni, workshop presso il New Zealand Ukulele Festival, Nuova Zelanda Ukulele Convention, Ukulele Blues & Boogie Workshops, Festival Ukulele di Melbourne e molti altri. Paul si è rivelato una persona molto solare e generosa che ha coinvolto i partecipanti in un workshop in cui si è potuto sperimentare il genere blues e boogie. Ora tutti a casa a studiare! Già perché ci ha lasciato i compiti, infatti ad ognuno di noi ha lasciato fotocopie del suo metodo. Lui ha il dono di far conoscere tecniche preziose per migliorare la progressione degli accordi sull’ukulele. Mostra la forma degli accordi ma, come dice lui, non gli interessa insegnare la teoria musicale ma preferisce formare i suoi “ukulelisti” con la tecnica della memoria muscolare, la capacità acquisita attraverso la ripetizione costante. Educare l’orecchio a scoprire e ad esprimere le proprie melodie. Due ore di musica, colorata da elementi divertenti dello stile Blues e Boogie e da texture musicali uniche. C’è davvero da divertirsi solo nell’ascoltare le melodie e gli strumming di Paul. La sua arte musicale si rispecchia nel suo volto. Paul è davvero una persona accogliente. La sua musica ci accompagna per tutta la giornata: dal nostro incontro verso le sedici del pomeriggio, continuiamo a ri-suonare insieme fino alla pizzata ed all’inevitabile jam session del dopo cena inoltrato, che si è arricchita grazie alla condivisione di brani italiani e neozelandesi.  Ancora una volta l’ukulele si è dimostrato un potente strumento che ha la capacità di unire le persone con grande gioia e semplicità.


Il tocco incantato sull’ukulele di Paul è difficile da scordare cosi come la sua disponibilità nell’insegnarci il suo mondo di suoni e la sua umiltà nel prestare attenzione al nostro di mondo sonoro.


Grazie a Paul Jonson di averci regalato un momento così tanto speciale. Grazie a Oltremusica che “presenta sempre percorsi infiniti che hanno come punto di partenza la musica e destinazione ogni possibile espressione d’arte”. Grazie al Club Ukulele Arpamagica Milano che ha sempre bellissime iniziative e regala sorrisi e allegria.


Al prossimo Workshop.

Aloha.




Articolo scritto da:
Arianna Proietto Passè




L’ukulele è per tutti

La storia dell’ukulele è caratterizzata da tre fasi nelle quali l’interesse verso lo strumento è cresciuto in modo improvviso ed esponenziale e ciò è avvenuto in concomitanza con eventi che ne hanno favorito la conoscenza e la diffusione.
Il primo boom risale al 1915 con l’Esposizione Internazionale Panama-Pacifico di San Francisco in cui gli hawaiani hanno per la prima volta mostrato al mondo, ma in particolare agli statunitensi la musica e le danze delle loro isole proponendo anche concerti e dimostrazioni dell’ukulele. 
Il secondo boom avvenne intorno al 1950 con il lancio radiofonico e televisivo dell’ukulele ad opera di Arthur Godfrey. La terza fase è di un’epoca più recente, gli anni 90, con il successo del disco Facing future di Israel Kamakawiwoole e in particolare della versione medley Over the rainbow / What a wonderful world.
Attualmente stiamo assistendo a una nuova ripresa di interesse verso il nostro strumento e questo ci stimola a porci una domanda: è ai nostri giorni l’ukulele uno strumento cosmopolita? In parte direi di si perché la sua estrema adattabilità ad eseguire generi e stili musicali diversi lo rende molto versatile ma non solo: sono molte le ragioni per cui l’ukulele sta diventando sempre più diffuso e quindi “cittadino del mondo”. Mi vengono in mente alcuni motivi e ma anche i pro e contro di questa diffusione.

1. L’ukulele è un oggetto strutturalmente piccolo, molto semplice, quindi maneggevole e immediato.

Questa affermazione non è del tutto vera perché  nessuno strumento musicale, quando suonato con perizia e abilità , è  semplice; è vero invece che l’approccio all’ukulele è facile, suonare le sole corde a vuoto dà già  un risultato apprezzabile.
A questo proposito non so dove ho letto che alle origini, quando nacque dalla fusione di due strumenti portoghesi chiamati rajao e braguinha,  la scelta di utilizzare l’accordatura del rajao (che tra l’altro aveva 5 corde e non 4) anziché quella della braguinha sia dipesa dalla maggior facilità a trovare con la mano sinistra le posizioni degli accordi  secondo concatenazioni armoniche proprie della musica tonale. L’accordatura della braguinha che appartiene alla famiglia del cavaquinho infatti è più consona al sistema modale. Questa tesi andrebbe approfondita ma è ovvio che l’accordatura sol do mi la sia più agevole di re sol si re.
Se avete qualche dubbio provate a fare un semplice giro di Do o di Sol con una braguinha o un cavaquinho brasiliano, più facile da trovare. Altrimenti sull’ukulele abbassate la prima corda di un tono raddoppiando il sol della quarta corda (sol do mi sol) mentre sulla chitarra abbassate il mi cantino a re (re sol si re) e provate a suonare, non ci vorrà molto per convincersene: a parità di sequenza armonica la disposizione delle corde sull’ukulele risulta più facile e agevole anche semplicemente perché spesso richiede l’uso di meno dita e per giunta in posizioni più ravvicinate e con la mano raccolta.
È  un discorso un po’ tecnico e specialistico ma è  essenziale per capire che l’ukulele è nato come semplificazione di altri strumenti popolari.


Detto ciò l’unico inconveniente per chi inizia a suonare l’ukulele potrebbe essere l’accordatura rientrante ma questo non rappresenta un problema finché non si inizia a cimentarsi sulle melodie. Essendo preferito dal principiante, spesso autodidatta, un approccio ritmico armonico per l’accompagnamento del canto, almeno nei primi mesi, dell’accordatura rientrante non se ne cura nessuno limitandosi a compiacersi per quella sonorità   interessante che l’accordatura rientrante produce. Altra cosa è eseguire melodie sfruttando la possibilità di avere sostanzialmente due corde che cantano in alto e in basso da pizzicare col pollice e con l’indice. Una volta scoperto il meccanismo si apre un nuovo mondo e ci si appassiona a trovare melodie caratterizzate da un effetto che gli antichi chiamavano campanelas. L’ effetto campanelas è quello proprio delle campane che, intonate ciascuna su un singolo suono, non ne smorzano la vibrazione sovrapponendosi alla successiva campana / suono creando questo caratteristico e affascinante effetto. Sugli strumenti con accordatura rientrante avviene la stessa cosa, grazie alla presenza di almeno due corde che a vuoto o tastate producono note consecutive. Di tutto ciò l’ukulele e molti altri strumenti (penso in primis al charango) sono debitori delle chitarre antiche: quella rinascimentale, a quattro coro doppi, e quella barocca a cinque cori doppi. 

2.Disponibilità e basso prezzo. Pro e contro

Si sa che se un prodotto ha un costo accessibile ci sono più possibilità che venga acquistato, ma da chi? Da chi è semplicemente o superficialmente incuriosito e non vuole spendere troppo per un interesse che potrebbe rivelarsi poco durevole, si sa, per un prodotto nuovo questo conta moltissimo. L’ukulele come oggetto interessante che suscita curiosità ha dalla sua il vantaggio di poter costare poco, anzi pochissimo.... perfino 25 euro!!!! Ma tutto ciò può rappresentare un’arma a doppio taglio: quando io compro una cosa a basso prezzo molto spesso mi si rompe in poco tempo, la sua qualità è inferiore e quindi mi può portare a ritenere di poco valore quello stesso oggetto. Insomma è solo un ukulele cosa vuoi ottenere di più, l’ukulele costa quanto vale, non lo vorrai mica paragonare ad altri strumenti! Ma gli altri strumenti per un principiante costano molto di più: un flauto traverso, un sax, una batteria eppure riscuotono interesse e il loro fascino è fuori discussione.
Dal boom degli anni 20  in poi negli Stati Uniti le più  grandi case produttrici iniziarono ad interessarsi all’ukulele, mettendolo in produzione anche su fasce di prezzo economiche: Martin per primo riuscì a venderne  moltissimi e nessuno strumento per banda riusciva a tener testa a questa esplosione di vendite. Erano gli anni 30 quando artisti del calibro di Ukulele Ike ovvero Cliff Edward riscuotevano un grandissimo successo accompagnandosi col proprio ukulele.


Tutto ciò avvenne regolarmente in corrispondenza alle cosiddette tre ondate in cui l’interesse verso il nostro ukulele crebbe a dismisura. Molti erano le cause di questo incremento di interesse e non è questa la sede per aprire il discorso. Ora ci preme notare come la vendita di strumenti a basso prezzo crebbe in modo esponenziale.
Negli anni ‘50 ad esempio comparvero addirittura ukulele di plastica: il Carnival, l’Islander uke, l’ Arthur Godfrey TV Pal e in questa produzione venne coinvolto Mario Maccaferri, un liutaio di primissimo piano.


3. Nuovi canali di informazione e apprendimento

Ultimo elemento che contribuisce a rendere l’ukulele uno strumento cosmopolita è certamente la facilità con cui è possibile acquisire tutorial metodi dischi stralci di live soprattutto attraverso la rete con video.
Come insegnante non posso evitare di sottolineare come l’apprendimento si basa sulla  relazione  allievo insegnante basato su confronti scambi che in genere avvengono di persona e non virtualmente  ma nel mondo dell’ukulele non sempre è avvenuto così:  Arthur Godfrey , sempre lui, faceva anche lezioni durante le sue trasmissioni e recentemente in modo del tutto fortuito mi sono imbattuto su YouTube in una registrazione audio di un tutorial a cura di una figura femminile fondamentale nella storia dell’ukulele, May Singhi Breen, la quale spiega come suonare. 


Oggi la divulgazione dell’ukulele tramite il web è diffusissima c’è l’imbarazzo della scelta nel seguire questo o quel personaggio: da Aldrine Guerrero col suo sito ukulele underground,  all’italiano Jontom con Youkulele.com, a molti altri personaggi che da ogni parte del mondo, anche senza uno specifico background si cimentano in video esemplificativi. Insomma, ce n’è per tutti i gusti perché è proprio vero: l’ukulele è per tutti!




Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL’UKULELE



L’ukulele e le principesse

La principessa Victoria Kaiulani, la bella erede ufficiale della regina, ha anche lei suonato l’ukulele. Quando il capitano inglese James C. Dewar ha tenuto una festa per l’alta società di Honolulu a bordo del suo yacht Nyanza il 25 gennaio 1889, la principessa, sua sorella Annie Cleghorn e una delle dame del giudice Hermann A. Widemann hanno composto un trio di ukulele, facendo così parte dell’intrattenimento serale. Cleghorn può essere vista tenendo un ukulele in una fotografia con Kaiulani e un’altra giovane donna non identificata scattata nel prato della tenuta dei Cleghorn, Ainahau, prima della partenza della tredicenne principessa Kaiulani per l’Inghilterra nel maggio del 1889.

Principessa Kaiulani (a destra, in kimono con ombrellone)
e una donna non identificata (a sinistra) posa con Annie Cleghorn (centro),
che tiene un taro patch (un ukulele), ca. 1884.
Kaiulani ha riferito di aver preso un ukulele con lei in Inghilterra.
Cortesia degli archivi statali delle Hawaii.

Un concorso del 1956, per trovare il più vecchio ukulele a Honolulu, ha identificato uno strumento costruito da Dias nel 1884 che presumibilmente accompagnava Kaiulani in Inghilterra. Elisabeth Kahanu, moglie del principe Jonah Kuhio Kalanianaole, lo ha anche lei suonato; un visitatore al loro bungalow Waikiki ha notato che oltre al pianoforte coa, “si trovavano anche i mandolini, le chitarre, gli ukuleli e i taropatches”. Dopo che il marito è stato eletto delegato territoriale al Congresso, è stato segnalato che “lo strumento nativo delle Hawaii, una varietà di chitarre che si presta facilmente alla musica popolare di Kanaka, viene spesso ascoltato nella sala del bel soggiorno in viale Massachusetts di proprietà dei Kalanianaole “.
(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)

Lucy feat Mevar - parte 1

Cari amici de “la Pulce”, raccolgo volentieri l’invito di Claudia per presentarvi il nostro progettino musicale ukadelico o ukuleleoso...che dir si voglia. Io sono Mauro Bonazza e con Lucia Agnelli alla voce portiamo in giro il duo “Lucy feat. Mevar”. La formula è molto semplice: una voce e un ukulele. L’idea nasce dalla mia voglia di fare musica “seriamente” con l’ukulele e dalla voglia di Lucia di cantare in un progetto acustico. Il nostro incontro risale al 2013, durante un tentativo, poi fallito, di formare un gruppo assieme ad altri musicisti. Due anni dopo, decidiamo di provare questa formula, per vedere se può funzionare. Facciamo qualche prova e iniziamo ad arrangiare brani celebri e non. Ci divertiamo ed iniziamo a pensare che la cosa potrebbe davvero funzionare. Non restava che iniziarea cercare un ingaggio per fare il nostro debutto. Cosa non semplice, visto che viviamo in una zona turistica (lidi di Comacchio) dove spadroneggiano balli di gruppo, tribute pappagallo band e altre cose tristi. Proporre un concerto basato solo su una voce e un piccolo strumento a 4 corde non era affatto facile.


L’occasione per il debutto ci venne data proprio da Claudia che, nell’estate del 2015, organizzò un piccolo meeting dell’ukulele, proprio dalle nostre parti. Quello che doveva essere l’open mic del meeting, divenne a tutti gli effetti il nostro primo concerto. Il ghiaccio era rotto e maturammo maggiore fiducia nel nostro progetto. In questi due anni ci siamo esibiti in bar, ristoranti, pub, ma anche in manifestazioni per beneficenza e rassegne musicali. Insomma, ci stiamo divertendo un sacco. Nel prossimo numero de “la Pulce”, vi parlerò del nostro repertorio e dei nostri progetti per il futuro.

Aloha a tutti!




Articolo scritto da:
Mauro Bonazza


Jesse Kalima

(1920-1980)
Inserito nel 2002
all’Ukulele Hall of Fame Museum

Jesse Kalima è nato a Honolulu nel 1920, in un momento in cui l’ukulele stava diventando famoso per la sua capacità di essere suonato come strumento solista. A soli quattordici anni, Kalima si affermò nella scena musicale pubblica e come la persona che accelerò lo sviluppo dell’ukulele suonato come strumento solista, quando vinse il campionato dilettantistico delle Hawaii suonando la marcia “Stars and Stripes Forever”. Il virtuoso delle Hawaii, Jesse Kalima, ha lasciato in dono una vita dedicata all’ukulele quando morì nel 1980. La Camera dei Rappresentanti delle Hawaii ha approvato una risoluzione della Camera nel 1981, onorando la sua memoria e le sue realizzazioni artistiche.

Grazie alla sua vittoria e il conseguente successo con la marcia “Stars and Stripes Forever”, fece diventare tale marcia per molti anni un obiettivo di giovani musicisti di ukulele che vogliono sviluppare le proprie abilità solistiche.


Kalima, musicista autodidatta, ha sviluppato tecniche innovative per il suo stile solista. Come risultato della sua ricerca di un suono più profondo, ha reso popolare l’ukulele tenore, nonché un’accordatura modificata in cui la prima corda è abbassata di un’ottava. E’ stato anche uno dei primi musicisti a suonare un ukulele amplificato.


Kalima è stato un musicista devoto, con frequenti incontri con la famiglia e gli amici sotto l’albero del banyan alla spiaggia di Kuhio ed anni di performance pubbliche.


Nel 1938 organizzò la Kalima Brothers band con tre membri della sua famiglia, che negli anni successivi diventò famosa come “A Thousand Pounds of Melody”.


Durante la Seconda Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra, i Kalimas hanno suonato negli spettacoli USO e nei club in tutte le isole. In quel momento, Kalima era il più grande musicista di ukulele.


Alcune registrazioni della band, come Dark Eyes, Gone With the Wind e Only Ashes Remain, sono diventati dei classici. Molti amici e familiari fanno parte della band negli anni, tra cui i figli di Kalima Jesse, Jr. e Dana.


Articolo tradotto dal sito dell’Ukulele Hall Of Fame Museum, nel quale articolo ringraziano la famiglia di Kalima per avergli fornito le foto:
http://www.ukulele.org/?Inductees:2002-2003:Jesse_Kalima







Barcellona Ukufest

14/15 OTTOBRE 2017
UKUMAGIA BARCELLONA
Il 14-15 Ottobre 2017 a Barcellona, al Centre Artesà Tradicionarius, si celebra il primo festival
dell'Ukulele.
Non si poteva chiedere di meglio in questi giorni a Barcellona: la città del surrealismo segnata dalle
continue veemenze politiche e socio-culturali, viene abbracciata dai magici suoni dell'Ukulele.
Ebbene si questo piccolo strumento hawaiano (che non è una piccola chitarra), è un oggetto
portentoso, che fa bene al cuore.


Tanti volti sorridenti si incontrano all'entrata del festival. Ma non c'è bisogno di aspettare l'inizio
dell'evento per respirare questa ondata di allegria perché già dal venerdì sera sul lungo mare di
Barceloneta le calde note dell'ukulele riscaldano l'aria di spensieratezza e gioia. Un bellissimo
FlashMob si crea sul lungo mare, fatto da tante voci che intonano canzoni come Amigo para
siempre, Rivers of Babylon, . Uno stare bene accomuna. La musica dell'ukulele fa stare bene. Mi
accorgo di quante persone si fermano ad ascoltare, incuriosite da cosa sta succedendo e da
quanto siano semplicemente belli questi suoni. Siamo in tanti. Ho già il piacere di conoscere gli
organizzatori del festival, nuovi amici musicisti spagnoli, e con grande piacere conosco ukulelisti
italiani da Roma, Alessandria e Milano.


Sabato mattina con la serenità d'animo ancora accolta dalla sera precedente, inizia il festival.
La prima cosa che mi colpisce del luogo dove si svolge l'evento è il suo essere “spoglio”: mi
aspetto di entrare in un festival ben organizzato con spazi ritagliati per accogliere stand appositi
sull'ukulele. Dalla vendita di gadget alla vendita degli ukulele stessi. Spazi ritagliati per suonare tutti
insieme. Mi aspetto all'entrata un bel cartellone con tutta la programmazione della giornata dei
WorkShop e dei concerti. Invece poco e niente. Un solo banchetto all'entrata del festival con tre
ukuleli messi in croce e qualche canzoniere, che viene smantellato alle dieci del sabato sera
quando in pratica era appena iniziata la serata. La zona bar bella grande con un bel palchetto per
gli show, ma con tanti tavolini dispersivi che limitano l'incontro con l'altro e creano tanti piccoli
gruppi di persone che suonano. Solo il sabato mattina ho notato un bel momento di unione nel
suonare insieme. Ottima l'idea di avere un canzoniere comune dell'Ukufest anche sufficientemente
ricco di canzoni carine. Ma sarebbe stato ancora più bello trovare canzonieri internazionali singoli
appoggiati sui tavoli, cosi chi avesse voluto proporre una canzone al di fuori di quelle dell'Ukufest,
sarebbe stato invogliato a farlo. I tablet, i touch screen personali non invitano di certo.


Rimango un po' perplessa quando scopro che i WorkShop si pagano dai 6 agli 8 euro dopo aver
pagato il biglietto giornaliero 15 euro e sono a numero chiuso. Mi ricordo diversi festival
internazionali dell'Ukulele , come quello di Vicenza, in Italia, dove ci sono stati workshop gratuiti
tenuti da musicisti di un certo calibro, a numero illimitato per questo organizzati all'aperto e
l'entrata al festival era gratis . Insomma non per scontrarmi con i 15 euro di entrata, ma in
questo festival si pagano anche i piccoli assaggi di dolci, pizzette e biscotti vegani. Ottimo prezzo
della birra media alla spina 2,20 euro. Interessante il WorkShop sul Wall of Sound dei
Secret Ukulele Band ma forse più singolare e intrigante suonare insieme ad un ottimo gruppo di
musicisti americani che il laboratorio stesso.


Lo spazio dove noto ci sia più un incontro di ukulelisti è lo spazio all'aperto davanti all'entrata del
festival. Così spazioso e..vuoto! Per prima cosa mi chiedo perché non hanno organizzato un
qualcosa in questo spazio cosi ampio, aperto, in più c'è un clima estivo in questi giorni a
Barcellona, il sole risplende e riscalda tanto che ci si dimentica il giubbotto. Io per prima passo la
maggior parte del tempo a suonare conoscendo persone seduta sui gradini. Il sabato sera ci si
siede sui gradini l'uno accanto all'altro con il proprio ukulele. Ritorna la magia della sera prima sul
lungo mare.
L'ukulele apre nuovi orizzonti, le sonorità offerte sono uniche. E' uno strumento che suona bene tutto dalla musica reggae a quella pop, rock, fino agli arrangiamenti funky. Aver la possibilità di
suonare all'aperto permette di poter incuriosire i semplici passanti che si trovano da quelle parti.
Chiunque si fermi anche per un secondo per prestare ascolto, lo vedi sorridere all'istante. Il suono
allegro e coinvolgente dell'ukulele è perfetto per i bambini: il potenziale pedagogico che si
nasconde dietro a questo strumento e davvero enorme. Molto bello e interessante il WorkShop
organizzato per i bimbi. Dal costruire gli ukulele con materiale riciclabile al provare a suonare i primi
accordi.
Tantissime buone idee che sicuramente troveranno una miglior organizzazione nei prossimi anni.
D'altronde è la prima volta dell'Ukufest!
Mi sarebbe piaciuto vivere il festival anche la domenica, mi sarebbe piaciuto seguire più
WorkShop ma il prezzo da pagare credo abbia limitato la volontà.


La Magia dell' UkuFest catalano la trasciniamo fino ad alta quota per chiudere a suon di note
questo fine settimana all'insegna dell'ukulele; insieme al gruppo di nuovi amici Kanikapila
Ukulele Band improvvisiamo un FlashMob sul volo di linea EZY2760 easyjet.


Aloha...al prossimo Ukulele Festival!




Articolo scritto da:
Arianna Proietto Passè


giovedì 7 settembre 2017

HOW ABOUT UKE? Wizards of the ukulele

In questa puntata di “Intorno all’ukulele” voglio parlarvi di un disco che reputo imperdibile fra quelli dedicati all’ukulele. Il titolo “How about uke?” può trarre in inganno in quanto omonimo del primo disco registrato dal grande Lyle Ritz nel lontano 1957. In questo caso gli artisti che compaiono nella raccolta di 13 tracce che ci accompagnano nell’ascolto sono ben quattro, definiti nel sottotitolo “maghi dell’ukulele”. E anche in questo caso riecheggia l’espressione “The wizard of the strings” con cui solitamente viene definito il mitico Roy Smeck. Curioso come nel mondo dell’ukulele vi siano queste ripetizioni!
I maghi di cui ci occupiamo sono tutti nativi delle isole Hawaii: Jesse Kalima, Eddie Kamae, Eddie Bush e Ohta San. Tutti appartenenti a diverse fasi della sia pur breve storia del nostro strumento, perciò ancora più piacevoli da ascoltare anche a random, abbandonando la successione scelta dalla Lehua Records nel 1974.



Il disco si apre con la trascinante “Liliu e” eseguita da Jesse Kalima (1920-1980) il primo ad usare l’amplificazione per il suo tenore e ad abbandonare l’accordatura rientrante in favore di quella lineare. Fra i primi anche ad introdurre la tecnica detta “Chord soloing” consistente nell’eseguire gli accordi ritmicamente ma in modo da far emergere anche la melodia. I quattro brani contenuti in questa raccolta sono fra i pochi che possiamo ascoltare di questo grande strumentista e sono caratterizzati dal suono potente dell’ukulele tenore, scelto pare anche perché adatto alle sue grandi dita, con una interessante base dal sapore jazzistico in cui emerge il contrabbasso, la batteria, le percussioni e la chitarra acustica.



Anche Eddie Bush, bancario di giorno e performer di notte, scomparso nel 2002, ci ha lasciato poche registrazioni a testimonianza della sua arte. Due sono le tracce presenti in questo disco: “Blue Hawaii” ed “Adventures in Paradise”, entrambe ci propongono una melodia eseguita in tremolo su una base basso – chitarra molto lenta e cadenzata. Il tutto per creare un’atmosfera sognante grazie anche all’uso di un riverbero che personalmente trovo eccessivo e, alla lunga, un po’ stucchevole.




Fra i cinque brani che testimoniano la grandezza di Eddie Kamae, il mio preferito è “Akaka falls” che, insieme all’imperdibile “Aloha oe”, ci offre un saggio della sua capacità di arrangiare melodie hawaiane con un tremolo espressivo, come se fosse un violino o addirittura la voce. Curioso il fatto che agli esordi Kamae preferì dedicarsi ad arrangiare temi latini, jazz, classici o folk, ritenuti più interessanti di quelli hawaiani, giudicati al contrario troppo semplici. Nel ’60, per nostra fortuna, cambiò opinione e formò i “Sons of Hawaii” col mitico Gabby Pahinui alla slack key guitar e lasciandoci dischi straordinari.



Ultimo dei quattro “wizards of the ukulele” è Herb Ohta che fin da bambino si segnalò per il suo straordinario talento e quando incontrò Eddie Kamae venne da lui consigliato e seguito per l’avvio della sua carriera. Nel ’64 iniziò a incidere dischi per la Hula Records assumendo il nome d’arte Ohta San. Di lui vi segnalo la bellissima “Pua maeole”.



Si tratta quindi di un album indispensabile per avere una veloce ma significativa panoramica su quattro fondamentali ukulelisti che, ciascuno con la propria personalità, hanno valorizzato l’ukulele e, come disse Eddie Bush, hanno dimostrato che “l’ukulele può essere usato come strumento principale e non solo come sottofondo o come elemento di novità”.
Potete ascoltare i brani di questo disco in una prossima puntata di INTORNO ALL’UKULELE su Deejayfox Radio Station o successivamente in podcast sul sito www.intornoallukulele.it








Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL’UKULELE

B52 ACOUSTIC PROJECT - Parte 2


A volte per quanto ci si possa provare non si riesce proprio a dare una spiegazione razionale alle cose che ci capitano. Il mio primo ukulele è stato un regalo di compleanno per i miei vent’anni. Per qualche anno l’ho tenuto in casa limitandomi a strimpellarlo ogni tanto. Poi un giorno il colpo di fulmine.

C’è qualcosa di magico in quelle quattro corde. Saranno le dimensioni, l’accordatura, l’aspetto. Spesso rischia di non essere nemmeno preso sul serio. Ma poi si sfiorano le sue corde e anche se ci si trova in mezzo al traffico di Milano sembra di sentire le onde dell’oceano. È una magia, quella dell’ukulele, che trasporta lontano.

Una magia che si è fatta in breve tempo largo anche nei B52, dove tra le mie amate Takamine acustiche si è fatto spazio uno splendido Luna Tattoo concert.

Abbiamo fatto debuttare l’ukulele in una serata di dicembre. Stavamo suonando in un’enoteca del nostro quartiere quando, sfoderato l’ukulele, abbiamo attaccato con un grande classico: I’m Yours, di Jason Mraz.

E come si dice in questi casi... buona la prima!

La voce di Letizia e le sonorità dell’ukulele si sposano perfettamente e da quel momento il nuovo arrivato non ha più mancato nemmeno una prova.

È da poco che l’ukulele è entrato nel nostro progetto; l’obiettivo è arricchire sempre di più il nostro repertorio con le sue quattro corde.

You can’t start a fire without a spark canta il Boss, Bruce Springsteen.

E tra I B52 e l’ukulele la scintilla è decisamente scattata!



Federico Lucrezi

Dai salotti ai college della West Coast

Nel 1896, a Portland, nell’Oregon, Mrs C.R. Templeton, la quale tre anni prima aveva visitato le Isole Hawaii, era solita intrattenere le signore dello Women’s Club, intonando “Aloha ‘Oe” con il suo ukulele. Sebbene molti musicisti professionisti fossero uomini, le signore della buona società avevano i loro spazi musicali nei salotti e nei club. A San Francisco, due anni dopo, un sestetto femminile si esibisce al California Club, intonando canzoni hawaiane, con due taropatches (un cugino, diciamo, dell’ukulele, strumento costituito da 5 corde) e quattro ukulele. 



Edward Holstein’s Chords of the Taro-Patch Guitar,
pubblicato a Honolulu nel 1894,
è statio il primo in una lunga serie di pubblicazioni
di libri didattici per ukulele.
L’immagine è una cortesia degli Archivi di Stato delle Hawaii

In estate, durante le crociere nel sud della California, Miss Daisy Cartwright di Oakland, intratteneva gli ospiti suonando canzoni hawaiane con il suo ukulele, accompagnando al canto Miss Harriett E. Howe di Los Angeles. La California è il primo contatto della musica hawaiana con la terraferma,  e in molti Club della West Coast l’ukulele si diffonde a macchia d’olio grazie alle giovani studentesse dei college e grazie al fatto che le donne erano le prime acquirenti degli spartiti per ukulele. In questo contesto il mercato musicale trova linfa vitale. Gli studi sociali sulla nascita e la diffusione della musica in America, rilevano come la decisione finale sull’acquisto di un grammofono spettasse alle donne. L’ukulele era considerato perfetto per il “gentil sesso”, per le dimensioni, il suono dolce, per le tonalità da soprano e la facilità con cui si suonava, poiché non richiedeva grandi doti tecniche. Nonostante questo pregiudizio (poichè non c’è strumento adatto all’uomo o alla donna, se non in termini di attitudini musicali, studio rigoroso e grande talento), si può dire che dai salotti della buona società e dagli ambienti universitari, insieme agli altri contesti sociali, si prepara il terreno per il grande trionfo dell’ukulele nel secolo successivo e nei Ruggenti Anni Venti.




(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)



Articolo scritto da:

Francesca Biagi
http://www.francesfollies.com/

mercoledì 6 settembre 2017

Ukulele social

Quest’anno Aquila Corde Armoniche e il Mercatino dell’ukulele a Festambiente di Vicenza si sono presentati come “L’Ukulele Social”: non solo musica, quindi!
Importantissima, infatti, la scelta di organizzare un simposio sulle funzioni dell’ukulele nelle problematiche del disagio sociale, psichico, nella crescita di bambini, giovani e adulti e infine nei gruppi giovanili organizzati.
Fra i presenti Mimmo Peruffo, fondatore e titolare di Aquila Corde Armoniche: la sua è stata un’introduzione brillante su quanto questo magnifico strumento abbracci l’idea della condivisione e dell’unione fra le persone.
I relatori, esclusivamente professionisti del settore,  hanno catturato la nostra attenzione raccontandoci le loro esperienze, regalandoci aneddoti, sorrisi e (perché no!) anche non poche riflessioni.
E’ stato un giorno importante per l’ukulele...e anche per noi! Ecco qui di seguito un piccolo servizio fotografico:


















Articolo scritto da:
Alessandra Hoxhaj

sabato 24 giugno 2017

B52 Acoustic Project - parte 1 -

È iniziato tutto un po’ per caso e spesso le cose che non ti aspetti sono proprio quelle che in punta di piedi finiscono per entrarti dentro di più. Le più belle.
Così nascono i B52, Federico e Letizia. Come quando ti trovi con un amico per bere una birra al giovedì sera. Solo che al posto della birra noi avevamo una chitarra (la mia) e una splendida voce (la sua).
È iniziato tutto un po’ per caso, dicevamo, per strimpellare qualche canzone e divertirci.


 Ho sempre ammirato immensamente gente come Bob Dylan: una chitarra acustica, quattro accordi. Pura magia. Penso che l’emozione più grande stia proprio nella semplicità. E quindi una chitarra, un’armonica e una voce che sa emozionare. Non serve altro.
Poi come spesso accade una cosa tira l’altra e abbiamo provato a “fare sul serio” ed esibirci in qualche locale, perché l’unica cosa più bella di imbracciare una chitarra, suonare e cantare è avere la possibilità di farlo per qualcuno che ti ascolta e magari canta con te.
Abbiamo definito il nostro repertorio, scelto brani che rispettassero l’unico requisito di piacerci. Questo è tutto ciò che vogliamo: suonare qualcosa che ci piace, renderlo nostro e proporlo a chi ha voglia di ascoltarci.
Ci trovate su Facebook e Youtube, siamo i B52 Acoustic Project.
Ah già, il nome! Il B52 è un piccolo cocktail, lo conoscete? Il liquore al caffè, la crema Bayleys e il Grand Marnier non si mischiano e gli conferiscono la caratteristica figura a strati. L’abbiamo scelto perché ci assomiglia parecchio.


Apparentemente il nostro repertorio è così: tanti pezzi di diversi, generi che poco c’entrano l’uno con l’altro. Ma come il B52 se si accende la fiamma e lo si serve il risultato è ottimo. La nostra fiamma? La passione per la musica, la semplicità e la voglia, prima di tutto, di divertirci.
Voce, chitarra, armonica. E ultimamente anche un piccolo nuovo amico a quattro corde che è entrato nel nostro progetto, ma questa è un’altra storia...



Articolo scritto da:
Federico Lucrezi 

venerdì 23 giugno 2017

SPRING PARTY

Lo scorso 26 marzo presso l’Associazione Culturale Oltremusica di Bulgarograsso Como si è svolta la prima edizione di UKULELE SPRING PARTY, un evento che quest’anno ha visto la partecipazione di alcuni dei nomi più conosciuti del mondo dell’ukulele.
Ospite d’onore Paul Moore:


 stimatissimo musicista di fama internazionale e fondatore del progetto di pace Ukuleles for peace che in Israele coinvolge bambini arabo mussulmani ed ebrei in un’unica orchestra di ukulele dimostrando che la pace e la coesistenza è possibile; chiunque suoni l’ukulele non può non conoscere Paul e il suo meraviglioso progetto unico al mondo!
L’evento ha visto poi la partecipazione di Lorenzo Vignando in arte Ukulollo, in Italia tra i pionieri del fenomeno musicale ukulele. Ogni volta che Lorenzo si esibisce è l’occasione per conoscere oltre ai suoi brani inediti anche altri musicisti, infattici ha abituato ad ascoltare la sua musica attraverso esibizioni in duetto con artisti italiani e stranieri. Così è stato anche durante Ukulele Spring Party dove si è esibito in coppia dapprima con Paul Moore e a seguire con Felicity una giovane musicista emergente che oltre a suonare il piano e il flauto ha conquistato i presenti per la sua dolcissima voce.




Ospiti graditissimi e molto attesi il gruppo Naftalinas che non hanno deluso le aspettative. Sembra siano arrivati dal mare e sbarcati non si sa come sul lago di Como… Il loro fortissimo carisma ha trasmesso quello che secondo chi li conosce è il vero senso della musica con ukulele: autoironia, semplicità, gioia di stare insieme e voglia di non prendersi troppo seriamente.
Per l’occasione sono arrivate persone da tutto il nord Italia e dopo un efficace workshop di Ukulollo


si è dato il via a libere esibizioni dei partecipanti. Le Due nel Cappello, duo composto da Sara Magon e Clara Zucchetti, in qualità di padrone di casa con la loro esibizione hanno dato il via ai concerti serali che si sono conclusi con la tradizionale jam session improvvisata con tutti i presenti.


Oltremusica ha la propria sede all’interno di un agriturismo e quindi il luogo ideale per festeggiare l’arrivo della primavera, quindi chi ha partecipato ha espresso il desiderio che Ukulele Spring Party diventi un appuntamento fisso e che si arricchisca della presenza di altri ospiti.


Questa prima edizione nasce dall’idea di festeggiare insieme agli amici ukulelisti un anno ricco di impegni che ha visto Elisabetta Zulian, Sara Magon e Clara Zucchetti promuovere la musica con ukulele con grande determinazione sia nelle scuole che in ambito sociale, ad esempio con il progetto di Scampia. Un anno in cui è stato promosso con diverse iniziative il metodo “Iniziamo presto con l’ukulele” da loro scritto dopo anni di esperienza e pensato per insegnare ukulele ai bambini.



È risaputo che Oltremusica creda fortemente nelle potenzialità dell’ukulele ma è con eventi come questo che esprime la convinzione e la consapevolezza che l’energia investita nei propri progetti si nutra anche dello scambio con le persone della comunity dell’ukulele che ha il potere di


riuscire a mantenere viva la voglia di vivere la musica sempre con gioia e ironia!



Articolo scritto da:
Beth Zulian
di Oltremusica







giovedì 22 giugno 2017

ALOHA' OE

La città di Honolulu, capitale del regno Il Regno delle Hawaii, fondato nel 1795, si avvia a diventare una metropoli occidentale, in puro American-style, all’inizio del 1820, quando i primi missionari protestanti americani vi mettono piede. A differenza degli esploratori del secolo precedente, che descrivevano questi luoghi come un paradiso di edenica innocenza, abitato da un popolo gioioso, i missionari giudicarono i nativi come ignoranti, pigri, dediti ai loro rituali pagani, dunque dissoluti e immorali. Nel momento in cui le Hawaii assumono un ruolo centrale del commercio mondiale, la cultura musicale europea e americana influenzano la musica e le tradizioni hawaiane, e viceversa.

Il re David Kalakaua e la regina Liliuokalani,
visti qui come una principessa in un ritratto del 1887 a Londra,
hanno giocato un ruolo fondamentale
nella formazione e nella diffusione di un nuovo tipo di musica
 che ha mescolato il mele hawaiano
con forme musicali occidentali.
Cortesia degli Archivi di Stato delle Hawaii.


Qui giocano un ruolo centrale gli esponenti della famiglia Reale di Honolulu, come il Re Kalakaua, ed in particolare sua sorella la Regina Lili’uokalani, nata Lydia Kamaka’ eha (1838-1917).
La Regina si forma alla Royal School dove studia canto, pianoforte, chitarra, ed ha una reputazione di eccellente musicista e compositrice. A lei si deve il celebre e nostalgico “Aloha Oe”, che, tra le molteplici sue composizioni, è diventato l’Inno nazionale hawaiano. La Regina ed il fratello contribuiscono alla diffusione dell’ukulele sostenendo il “revival” della tradizione hawaiana, per resistere al predominio della cultura occidentale. L’evoluzione del machete, antenato portoghese dell’ukulele, contribuisce a veicolare la cultura e le tradizioni dei nativi. Si diffondono canti a tema politico come il “Hula Kui”, poesie con doppi sensi, messaggi in codice, allusioni e metafore. La composizione di Luli’uokalani “Kaulana Napua Ohawaii”, del 1893, (Famous Are The Flowers), ad esempio, celebra il rifiuto dei membri della Royal Hawaian Band di sottoscrivere il giuramento di fedeltà al governo americano. La Regina sarà arrestata nel 1895, pubblicherà diversi mele sui giornali, con messaggi controrivoluzionari in codice, per comunicare con i suoi pari, ma sarà poi deposta e costretta ad abdicare. Nel 1898, le Hawaii saranno annesse agli Stati Uniti d’America.



(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)




Articolo scritto da:
Francesca Biagi
http://www.francesfollies.com/

mercoledì 21 giugno 2017

UKULELE NEI FILM

Non mancano nella storia del cinema pellicole in cui compare l’ukulele: penso a Marlyn Monroe in A qualcuno piace caldo, a Stanlio e Ollio in “I figli del deserto” ma anche ai film degli anni 30 in cui sono rimasti immortalati i virtuosismi di Roy Smeck.
La nascita dell’ukulele e l’invenzione della pellicola cinematografica sono quasi contemporanee, rispettivamente risalgono al 1879 e al 1885, e la prima proiezione di una pellicola grazie all’invenzione dei fratelli Lumière è del 1895. Già da questa coincidenza pare ci sia tracciato in qualche modo un percorso in comune fra il nostro strumento e la settima arte: basti pensare che negli anni 20 e 30 entrambi erano molto di moda, almeno negli Stati Uniti. Ai nostri giorni la presenza dell’ukulele nei film contribuisce non poco a far conoscere la sua musica ad un pubblico sempre più ampio.
Sulla base di queste semplici premesse vorrei passare in rassegna canzoni e film di mia conoscenza per vedere in rapida carrellata in quali modi l’ukulele è presente nel cinema. Gli appunti che vi presento sono la traccia su cui ho costruito la scaletta di una puntata di INTORNO ALL’UKULELE, trasmissione radiofonica in onda il mercoledì sera alle 22.00 su Deejayfox radio station (www.deejayfoxradio.com ) ascoltabile anche in podcast su www.intornoallukulele.it .

1.L’ukulele di Gaetano Cappa usato negli arrangiamenti strumentali per il film muto “Le strane avventure di Pim-Popò”
Lo strano viaggio di Pim-Popò è un film avventuroso per ragazzi del periodo del cinema muto, diretto da Dante Cappelli e Giovanni Casaleggio nel 1922. Recentemente Gaetano Cappa ne ha scritto e arrangiato una partitura musicale per ukulele, xilofono, ottavino, toy piano e glockenspiel. Il risultato è molto interessante e originale e si integra perfettamente con le immagini datate di questo film, basta scegliere a caso alcune tracce di questa colonna sonora per averne immediatamente una dimostrazione pratica convincente. A chiudere in modo appropriato scorre sui titoli di coda la canzone Arriva Pim-Popò scritta da Cappa con Pacifico e cantata da Petra Magoni.

2. L’ukulele con cui Ollio si accompagna cantando Honolulu baby ne “I figli del deserto” del 1933
Stanlio e Ollio si fanno prescrivere da un falso medico un viaggio di salute alle Hawaii mentre invece, ad insaputa delle mogli, se ne vanno a Chicago al congresso dell’associazione Figli del deserto. Ma nel frattempo mentre loro si divertono a Chicago anche sulle note di Honolulu baby, la nave sulla quale avrebbero dovuto viaggiare naufraga e le mogli preoccupate per la loro sorte si recano al porto per avere informazioni più precise.  Stanlio e Ollio tornano a casa cantando il ritornello di “Honolulu baby” con ukulele e ghirlande di fiori al collo, ma la bugia sarà presto scoperta.

3. L’ukulele della cantante e ukulelista Zucchero /Marylin Monroe in “A qualcuno piace caldo” del 1959
Siamo a Chicago nel 1929 e  Zucchero, simpatica suonatrice di ukulele alcolizzata e dagli amori sfortunati, fa subito amicizia con il sassofonista Joe e il contrabbassista Jerry interpretati da Jack Lemon e Tony Curtis, due musicisti squattrinati che vivono suonando in varie orchestre. Essendo stati involontariamente testimoni scomodi di un crimine, si nascondono travestendosi da donne nelle fila dell’orchestra femminile in cui lavora Zucchero.
L ‘ukulele in braccio a Marylin Monroe non viene realmente suonato e il brano che canta e balla nella corsia del treno, attorniata dalle altre musiciste dell’orchestra, è “Running wild”.

4. L’ukulele di Lyle Ritz in “Tonight you belong to me” nel film “The jerk”
Il brano viene cantato da Steve Martin e Bernadette Peters  ne “Lo straccione”, un film del 1979 diretto da Carl Reiner.

Navin è il figlio adottivo di due genitori di colore che da povero diventa ricchissimo, facendo la fortuna dei suoi genitori, salvo ritornare poi uno straccione.
Questa registrazione segna il ritorno del grande Lyle Ritz all’ukulele, dopo molti anzi troppi anni di assenza dal mondo dell’ukulele. Ricordiamo che a Lyle Ritz “Intorno all’ukulele” ha dedicato una puntata ascoltabile in podcast (11 maggio 2017).

5. L’ukulele di Jack Shimabukuro nel film Hula girl
Joban, 1965: la miniera che per generazioni ha dato da vivere alla gente del posto deve chiudere. Per risolvere il problema della disoccupazione, si decide di aprire un centro turistico hawaiano e servono ballerine di hula. Verrà chiamata da Tokyo una ballerina professionista per insegnare alle ragazze del villaggio, ma i contrasti con la vita di provincia non tardano ad arrivare.
Shimabukuro ha curato la colonna sonora di questo film giapponese del regista coreano Sang il Lee. Il brano che prende il titolo dal film è molto bello ed ha una melodia che si sviluppa sulle posizioni alte della tastiera.

6. Lava, la canzone d’amore dei vulcani Uku e Lele nel cortometraggio della Pixar
Lava è un cortometraggio d’animazione musicale del 2014, distribuito dalla Pixar e diretto da James Ford Murphy che è anche autore della omonima canzone.
Si tratta di una storia d’amore ambientata milioni di anni fa fra due vulcani Uku e Lele, i cui nomi uniti formano la parola “ukulele”.

Milioni di anni fa viveva in mezzo al mar
Un vulcano che era solo più che mai
Da lassù osservava le altre cose immaginava
qualcuno che amasse anche lui.
Così dal suo cratere ogni giorno risuonava
un canto di speranza per l’eternità.
Uku, in cerca del vero amore, passa il tempo cantando una canzone d’amore al “vulcano dei suoi sogni”, Lele che da secoli dal fondo del mare lo ascolta cantare, convinta che la canzone sia dedicata a lei .
La cosa che io sogno di più
È che qui con me ci sia anche tu
Io so che nel mondo per me c’è un amore
Che magma con tutto il suo cuore.

Nella versione inglese la parola “lava” sostituisce “love” mentre in quella italiana è stata usata la parola “magma” che in qualche modo, anche se meno musicale, sta per “m’ama”.



Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL’UKULELE

sabato 22 aprile 2017

Piccola nuova intervista ad Ukulollo

Son passati anni dall'ultima intervista che ti ho fatto. È cambiato, e se sì come, il tuo modo di fare musica?

Ciao Claudia, che piacere risentirti! L'intervista che mi facesti anni fa coincideva con l'uscita del mio primo album "Completely Unbroken" sono passati 4 album da allora! Nel mio modo di fare musica molto è cambiato e molto è rimasto uguale. E' rimasto uguale il mio principio di base di mettere l'ukulele e le voci al centro e scegliere solo strumenti acustici per colorare la mia musica, stratificandoli in un genere che principalmente è new wave all'ukulele, con divagazioni sulla world music, la dance, la classica, il funky e tanto altro.
Negli album successivi a completely Unbroken, nel quale ho suonato e mixato personalmente quasi tutto, ho potuto lavorare con tanti straordinari musicisti che mi hanno arricchito in termini compositivi espressivi ed umani. Anche tecnicamente sono cambiato. Oggi suono l'ukulele in modo diverso, utilizzando l'indice della mano destra sul manico in modo che ritmo, arpeggio e melodia si fondono, e molto spesso riesco a far suonare un ukulele come se fossero due! 
Credo che scrivendo così tante canzoni originali (più di 50) anche la struttura e 
l'arrangiamento siano diventati più solidi ed efficaci, anche se questo non dovrei essere io a dirlo! Inoltre sono molto contento dell'evoluzione del mio modo di cantare e della qualità del suono che sono riuscito ad ottenere in studio, grazie al mio eccezionale ingegnere del suono Luca Contini. Sono tantissime le persone che mi hanno aiutato a crescere coi loro insegnamenti o anche solo suonando con me e non riuscirei qui a citarli tutti, ma non posso assolutamente non ringraziare il Maestro Girolamo Deraco che mi ha illuminato sulla composizione e l'arrangiamento, il grande Paul Moore che mi ha insegnato a stare sul palco. Gennaro Scarpato e Matteo Cammisa, due percussionisti che hanno arricchito il mio suono con la loro fantasia e precisione, tutte le voci femminili che mi hanno aiutato ad ampliare lo spettro delle sensazioni evocate dalla mia musica, da Sara Bertolucci a Victoria Vox a Irene Greco, e il grande Luca Silvestri che con il suo lavoro al basso ha inspessito le frequenze delle ultime canzoni con un gusto straordinario!



Dall'ultima volta, vedi cambiamenti nella diffusione e conoscenza dell'ukulele in Italia? Se sì, in meglio o peggio? E perché secondo te?

Sì e in meglio! Sempre più persone lo conoscono, l'instancabile lavoro del Mercatino dell'ukulele di Vicenza, dell'Associazione Oltremusica di Como, e di tanti altri appassionati sta portando finalmente i propri frutti! Sempre più scuole stanno capendo che l'ukulele è uno straordinario veicolo di insegnamento per la musica per i bimbi che saranno i musicisti di domani, e sempre più ragazzi e adulti si stanno immergendo nella colorata avventura musicale che nasce del nostro piccolo l'ukulele 



Cosa manca in Italia, secondo te, per far capire definitivamente alla gente che l'ukulele è uno strumento vero e non un giocattolo?

Forse manca solo un po' di tempo. La radio e la televisione non lo divulgano affatto, ma se ci pensiamo bene questi media non divulgano proprio niente ormai da anni e stanno perdendo di credibilità di giorno in giorno. Internet e la musica dal vivo sono da sempre i principali canali di diffusione dell'ukulele, e entrambi stanno crescendo qualitativamente e quantitativamente. Prova a pensare a come rispondeva la gente quando gli parlavi di ukulele 10 anni fa, forse un 1 % degli italiani lo conosceva. Ora credo che il numero sia almeno decuplicato, il che secondo me è un ottimo risultato.



Ci racconti, "ukulelosamente" parlando, cosa hai fatto negli ultimi anni?

Ho girato tutto il mondo proponendo la mia musica e ho creato il progetto Ukulollo Cinemagic, che fonde musica, video e teatro ed è pensato espressamente per i cinema, dove la gente viene inondata dalla musica dal vivo e dalle immagini sul grande schermo. E' un'idea che mi ha dato grandissime soddisfazioni, dove il pubblico è attento e coinvolto. Dopo aver assistito allo spettacolo non credo che la gente pensi più che l'ukulele sia solo un giocattolo! 
Poi ho realizzato un mio sogno di bambino, impersonando un eroe in stile giapponese nel mio ultimo video "We Don't Need a DJ".



Infine, grazie per la tua disponibilità, quali sono i tuoi progetti futuri con l'ukulele?

Grazie a te! Nel prossimo futuro ci sono bellissimi festival! A Luglio sarò a Vicenza e a Praga, poi un tour di un mese negli USA ad agosto, poi a Berlino e, non so se si può dire, si può dire? mah, io lo dico!: al primo festival dell'ukulele di Canton in Cina, organizzato dalla nostra italianissima Aquila Corde.
Se volete rimanere aggiornati sul mio lavoro, ascoltare la mia musica o vedere i miei video, vi aspetto su www.ukulollo.com

mercoledì 12 aprile 2017

I Fuoridaglischemi - Parte 2

Nell'articolo precedente ci siamo presentati e vi ho parlato di me come un sognatore alla "Cutugno" con L'ukulele in mano.

Eh già, uno strumento così piccolo che lo metti ovunque... lo porti ovunque.

Devo un grazie a mio fratello Leonardo per avermi fatto innamorare dell'ukulele.

Qualche anno fa si è sposato e fra le tappe del suo viaggio di nozze c'era... HONOLULU.

Città in cui l'ukulele (come lo conosciamo oggi) è nato.

Al suo ritorno in Italia, mio fratello, portò un sacco di souvenir ai familiari. Molti ricevettero le classiche calamite da frigo e solo io mi beccai qualcosa di diverso... un ukulele! È li che nasceva, e se vai alle Hawaii non puoi non tornartene con un Ukulele!


Bellissimo. Mi luccicarono gli occhi e non vedevo l'ora di iniziarlo a suonare. Era di plastica, più da soprammobile. Sulla piccolissima cassa armonica raffigurava le Hawaii.

Un perfetto regalo con il quale strimpellare qualcosa.

Con l'arrivo del Natale me ne feci regalare, poi, uno dalla mia ragazza. Uno vero. Uno con cui suonare nei Fuoridaglischemi.

I suoni acuti dell'ukulele hanno acceso i miei giorni più gravi e ho deciso che se non avevo mai suonato uno strumento prima, beh, questo sarebbe stato il primo.

Ho cominciato a prendere lezioni private e con molta pazienza ho tirato fuori le prime canzoni che a breve registrerò in studio con i Fuoridaglischemi.

Questo strumento in Italia, è sempre rimasto sconosciuto o quasi. Quando lo si vede in TV, la maggior parte delle volte si pensa che sia solo una semplice chitarrina.

È molto di più: è un suono di pace e spensieratezza, un urlo calmo, un piccolo grande compagno.

Appartiene alla categoria di quegli strumenti rari, alternativi. Non lo suona mai nessuno come dovrebbe, perché si predilige la chitarra o il piano che sono definiti gli strumenti da accompagnamento musicale per antonomasia.

Io amo le cose diverse, gli do voce: è per questo che ho colto questo regalo come ispirazione per nuovi suoni, nuove canzoni.


Articolo scritto da:
Gabriele Tucci
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