mercoledì 29 marzo 2017

L'ukulele e le donne: le prime ricerche

La Storia dell’Ukulele è di grande fascino, perché ha a che fare con grandi emigrazioni, rivoluzioni economiche, persone di ogni ceto sociale, dal popolo alla nobiltà, viaggi impervi attraverso gli oceani. E’ il fascino di un piccolo grande strumento che dalla seconda metà del 1800, in spalla a migranti portoghesi approda alle Isole Hawaii, per conquistare, poi, il resto del mondo. Se i libri di Storia hanno sempre avuto gli uomini come protagonisti, negli ultimi decenni ha fatto breccia tra gli studiosi un approccio più realistico, che include il ruolo basilare delle donne nella società. L’avvio delle ricerche sulle origini dell’ukulele si deve all’antropologa americana, pioniera dell’etnomusicologia, Helen Heffron Roberts (1888-1985). Nell’estate del 1923 la Commissione Hawaiana degli Studi sul Folklore la incarica di documentare l’antica tradizione musicale locale. Nell’anno successivo la Roberts visita le isole di Maui, Oahu e Kauai, registrando centinaia di mele (canti, canzoni, poesie) e oli (canti tradizionali) su Cilindro Fonografico (supporto di registrazione audio inventato da Thomas Edison negli Stati Uniti alla fine dell’800), e raccogliendo il frutto del suo lavoro in un rapporto di 400 pagine. Ma una delle sue prime relazioni scritte ha poco a che fare con la musica tradizionale. Piuttosto sottolinea il fatto che l’ukulele non sia stato inventato dai nativi hawaiani, ma bensì introdotto alle Hawaii da immigrati portoghesi, dall’Isola di Madeira, nel 1879. Qui, a Madeira, ancor prima che l’emigrazione di massa avesse luogo, a metà del 1800 i musicisti già insegnavano il machete, antenato dell’ukulele, anche ai turisti, come ad esempio, all’Imperatrice austriaca Elisabetta di Baviera, tra il 1860 e il 1861.

1- Helene Taxis (1834 - 1891) sorella dell'Imperatrice


2- Imperatrice Elizabeth Amalie Eugenie - "Sissi" (1837 - 1898)


3- Lily Hunyady


4- Matilde Windischgratz


Imperatrice austriaca Elisabetta di Baviera, 
uno dei turisti più famosi di Madeira,fotografata con un machete e le sue dame di compagniadurante una visita 1860-1861 per l'isola. Foto di Photographia Museu "Vicentes", Funchal.


(fonti: “The Ukulele. A History”. By Jim Tranquada and John King)



Articolo scritto da:

Francesca Biagi

lunedì 27 marzo 2017

Ukulele e ragtime

Sono molto incuriosito dalla presenza, nel repertorio di molti ukulelisti, di brani ragtime o ad esso ispirati. Non ho una conoscenza approfondita di questo genere e mi domando quale può essere il legame fra ragtime ed ukulele.
Il termine ragtime indica uno dei generi musicali nati negli States alla fine dell'800 e confluito nel jazz dei primordi. Sono gli stessi decenni in cui nelle isole Hawaii dalla fusione di due strumenti popolari portoghesi, la braguinha e il rajao, nasce l'ukulele. Strumento che asseconda le esigenze di una musica fatta di melodie dolci e sinuose, così come la lingua hawaiana.


La parola "rag" significa brandello mentre "ragtime" può essere tradotto come tempo stracciato o spezzato quindi, usando il termine tecnico più appropriato, tempo sincopato. In pratica su una pulsazione molto sostenuta e a dir poco frenetica si inseriscono accenti spostati, come una corsa mozzafiato con balzi improvvisi su un tappeto di passi regolari.
Il ragtime è musica esclusivamente strumentale, di solito eseguita al pianoforte da virtuosi capaci di suonare con una velocità e una precisione meccaniche, tali da indurre l'ascoltatore a dubitare della presenza di un essere umano, immaginando piuttosto un pianoforte a rulli, una pianola, strumento in voga in quegli anni fino alla comparsa del mitico jukebox, ma questa è un'altra storia.
La gioia e l’energia che un ragtime sa sprigionare lo pone esattamente agli antipodi del blues, triste e dolente per eccellenza. Proprio come nel repertorio religioso la gioia è del Gospel e la tristezza dello Spiritual, il ragtime è facilmente riconoscibile per il suo carattere estroverso, allo stesso tempo misurato e contagioso.

Di certo anche l’ukulele ha una congeniale inclinazione verso espressioni gioiose e positive, anche se la musica hawaiana tradizionale ha spesso un carattere sognante e rilassato, una volta giunto negli States l’ukulele viene subito adottato per le sue ineguagliabili potenzialità ritmiche e il suo timbro frizzante e scherzoso, a volte perfino ironico. Forse la stessa ironia che permeava quegli spettacoli denominati “minstrel show” nei quali i bianchi parodiavano atteggiamenti e caratteri del nero afroamericano e che rappresentava una delle più divertenti forme di intrattenimento dell’epoca.
Insomma in terra di meticciato l’ukulele non ebbe difficoltà a trovare ospitalità. Negli States lo strumento meticcio più affine era senza dubbio il banjo, dove il tamburo africano si innesta nella struttura di un cordofono a 4 o 5 corde pizzicate, sul modello della chitarra europea. Usato per accompagnare il canto permette all’esecutore di mantenere lo streight time, il tempo regolare, pizzicando con il pollice le due corde più gravi in alternanza, come i passi di una marcia, “spezzando” il tempo con l’indice o il medio sulle corde più acute per essere rag. Non può passare inosservato come in questo modo nacque la tecnica fingerpicking che ben si presta ad essere usata sul banjo, sull’ukulele e sulla chitarra folk.

Da questo momento in poi molti canti verranno suonati in stile ragtime anche se provenienti da tradizioni musicali diverse: canti popolari neri e bianchi, antiche ballate irlandesi e scozzesi, inni religiosi. Tracce di tutto ciò sono disseminate nel repertorio ukulelistico sia grazie alla riproposta delle pagine ragtime più popolari di Scott Joplin, il più conosciuto, ma non mancano brani originali nati proprio sulle quattro corde dell'ukulele, penso a James Hill, Dan Scanlan e molti altri.


Ho scelto quindi di dedicare a questo tema una puntata della trasmissione INTORNO ALL' UKULELE in onda tutti i mercoledì alle 22.00 su Deejayfox Radio Station (www.deejayfoxradio.com , ascoltabile anche in podcast su www.intornoallukulele.it). Questo mio scritto vuole essere un primo contributo al blog Ukulele: che passione! e al notiziario LA PULCE impegnati a far conoscere ed amare il nostro strumento. Una prima forma di collaborazione con Claudia che ringrazio per l'ospitalità. 

Articolo scritto da:
Davide Donelli di
INTORNO ALL'UKULELE
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